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Calcio e coronavirus: cosa succede se non riprende la Serie A

Cristiano Ronaldo Juventus delusione
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Chi vince lo scudetto, chi si qualifica per l’Europa, chi retrocede in Serie B? Le conseguenze causate da un ipotetico stop al campionato

L’emergenza sanitaria che sta fronteggiando l’intero pianeta ha completamente sconvolto l’ordine precostituito delle cose, in ogni ambito. Non è stato di certo risparmiato il mondo del calcio, costretto prima a chiudere le porte dei suoi stadi, poi a rinviare l’Europeo 2020 e fermare le competizioni nazionali e internazionali a tempo indeterminato. A quasi due mesi dal decreto che ha costretto tutti gli italiani nelle proprie case, le domande riguardo il modo migliore per accompagnare alla conclusione la stagione sportiva in corso si sono andate sommando, senza però trovare nella maggior parte dei casi risposte certe. Il campionato verrà ripreso? Si assegnerà il titolo a tavolino? E chi retrocederà? E se i tempi si dilatassero, come funzionerebbe con i giocatori in scadenza il 30 giugno prossimo?

Abbiamo cercato di fare un poco di ordine. Non tanto dando soluzioni che non sono effettivamente ancora state trovate, quanto raccogliendo le possibili opzioni percorribili dal calcio italiano in questa fase tanto complicata.

La Serie A si fermerà definitivamente?

È la prima domanda che tutti ci poniamo, ma alla quale ancora non abbiamo risposte. Abbiamo pareri, che non chiariscono però la traiettoria in divenire. Vincenzo Spadafora, ministro per le politiche giovanili e lo sport, ha consigliato ai presidenti dei club di Serie A di iniziare a pensare alla nuova stagione. Gabriele Gravina, presidente FIGC, ha risposto che sotto il suo mandato non si firmerà mai per il blocco dei campionati, definito “la morte del calcio italiano”. I club, dal canto loro, vorrebbero concludere la stagione e sarebbero disposti ad alzare bandiera bianca solo nel caso in cui sia il Governo a prendere la decisione finale, così da fornir loro un motivo di causa maggiore a cui appellarsi nei contenziosi legali che scaturirebbero da tale scenario (parliamo per esempio di diritti televisivi, tagli agli stipendi e bonus legati al numero di presenze).

Un’eventuale ripresa del campionato sarebbe indubbiamente importante dal punto di vista economico. Lo stesso Gravina ha ammesso che, con la chiusura totale, il sistema calcio perderebbe tra i 700 e gli 800 milioni di euro (ridotti a 300 nel caso di gare a porte chiuse). E stiamo parlando di una delle dieci “aziende” più remunerative di tutto il paese. D’altro canto, pensare di poter “domare” la crisi sanitaria bruciando i tempi per tornare a godere il prima possibile del campionato è da considerarsi quantomeno un azzardo, se non addirittura un’incoscienza.

Se dunque anche da noi si decidesse di porre la parola fine alla Serie A, quali sarebbero i suoi verdetti? Ci si comporterà come in Olanda, dove il titolo non è stato assegnato, oppure come in Francia, dove il PSG è da poco stato eletto campione 2019/20?

Chi vincerebbe la Serie A 2019/20?

Anche da questo punto di vista, ancora non c’è totale chiarezza. La prima ipotesi poteva esser quella di premiare per la nona volta consecutiva la Juventus, capolista dopo 26 giornate con un punto di vantaggio sulla Lazio seconda. Ipotesi che, almeno ufficiosamente, sarebbe però già stata scartata da Gravina. Il presidente FIGC ha infatti dichiarato di aver sentito in merito Andrea Agnelli, il quale si sarebbe detto contrario all’assegnazione a tavolino dello scudetto. Il presidente bianconero avrebbe inoltre apposto la propria firma a una lettera della UEFA nella quale si chiede alle singole Federazioni di non riconoscere classifiche “mozzate”, cosa che rafforzerebbe dunque la sua posizione.

Una posizione che attirerebbe con tutta probabilità il plauso dell’opinione pubblica e che avrebbe delle motivazioni più che logiche. Intanto, sarebbe coerente con la politica tenuta negli ultimi anni riguardo gli scudetti revocati del 2005 e 2006, l’ultimo dei quali assegnato a tavolino all’Inter. In secondo luogo, dichiarare di non voler accettare titoli non meritati effettivamente sul campo potrebbe anche aiutare la Juve a combattere quella corrente di pensiero che – negli ultimi anni – l’ha posizionata nella categoria dei risultatisti, in contrapposizione con il Napoli dello stesso Maurizio Sarri, definito giochista e alle volte persino campione morale in stagioni in cui è arrivato invece solamente secondo dietro ai bianconeri di Allegri. Sarebbe un vero e proprio statement juventino: quando si porta il tricolore sulla maglia, è perché lo si è meritato con i fatti. Il tutto, senza interrompere ufficialmente la striscia di otto scudetti consecutivi vinti nelle ultime stagioni.

L’unica altra opzione, in caso di stop, sarebbe dunque la non assegnazione del titolo, proprio come già accaduto per esempio in Eredivisie. Assurdo pensare che la Lega possa, dopo aver incassato il cortese “no, grazie” della Juventus, andare a bussare alla porta della Lazio seconda in classifica. Un vero peccato per la squadra di Inzaghi, che in questa stagione ha superato davvero ogni aspettativa possibile.

Chi si qualificherebbe per le Coppe Europee?

Eh già, perché se è vero che il titolo può non essere assegnato, lo è altrettanto che invece qualcuno in Europa debba andarci. Per indicazione della UEFA stessa. Le opzioni di cui si parla sono due: congelare la classifica attuale, ignorando la differenza di gare disputate dalle varie squadre, oppure stilare una nuova classifica utilizzando la media punti per partita come parametro chiave.

Per le qualificate alla Champions League, in ognuno dei due casi, non ci sarebbero dubbi. Alla fase a gironi della maggiore competizione europea per club 2020/21 andrebbero Juventus (63 punti – 2,43 per partita), Lazio (62 – 2,38), Inter (54 – 2,16) e Atalanta (48 – 1,92).

Diverso il discorso per l’Europa League, almeno per l’ultimo piazzamento disponibile. Al quinto e sesto posto in classifica ci sarebbero infatti in entrambi i casi Roma (45 – 1,73) e Napoli (39 – 1,5), sicure quindi di prender parte alla prossima edizione del torneo. Ma ora viene il bello.

Secondo il regolamento, l’ultimo posto verrebbe assegnato alla vincitrice della Coppa Italia. La competizione è però giunta solo alle semifinali, alle quali sono approdate Juventus, Inter, Napoli e Milan e, supponendo che non sarà conclusa, si sceglierebbe dunque con tutta probabilità di favorire la settima classificata in Serie A (come nel caso in cui a vincere la Coppa fosse un club già qualificato). Stavolta, però, la media punti farebbe la differenza.

Se si dovesse decidere infatti di ricorrere a quel parametro, come ha fatto anche la Ligue 1, il Milan settimo (36 – 1,38) verrebbe scavalcato sia dal Verona che dal Parma (35 – 1,4), entrambe con una giornata da recuperare rispetto ai rossoneri. A quel punto, sarebbero allora gli scaligeri a occupare l’ultimo slot utile per le prossime competizioni europee, potendosi fregiare sia della vittoria nell’unico scontro diretto con i ducali, sia di una migliore differenza reti.

Una possibilità di cui si è parlato, ma che sembrerebbe davvero molto improbabile, sarebbe addirittura quella di un intervento della FIGC nel ritenere il Milan, in quanto semifinalista di Coppa Italia, più meritevole delle dirette concorrenti di un posto in Europa. Come detto, sembra uno scenario davvero poco plausibile.

Chi retrocede? E chi sale dalla Serie B?

Da regolamento, ogni anno l’elenco di squadre partecipanti alla Serie A rinnova tre dei suoi venti elementi. Questo è dunque il numero di club che retrocedono in B, come anche di quelli che salgono nella massima categoria. Con il blocco del campionato, però, tutto sarebbe di nuovo in discussione.

In questo caso, visti i punteggi delle squadre sul fondo della classifica, la media punti non sarebbe un fattore determinante. Brescia e Spal sono infatti piuttosto lontane dal resto del gruppo, mentre al terzultimo posto sono appaiate Lecce e Genoa, a quota 25. Qui il dubbio principale: quante saranno le squadre a retrocedere?

Sembrano scemare le possibilità di un congelamento delle attuali venti anche per la stagione 2020/21, che avrebbe ingiustamente punito le migliori della cadetteria, primo su tutti il Benevento che ha addirittura venti punti di vantaggio sul Crotone secondo. Poche anche le chanches, pur ancora vive, per una Serie A 2020/21 a 22 squadre, con la promozione delle prime due di B e nessuna retrocessione.

Si seguirà il regolamento, dunque? Saranno tre le squadre retrocesse e altrettante quelle promosse? Beh, non è così semplice. Innanzitutto perché il Lecce rimarrebbe coinvolto in questa situazione pur essendo a tutti gli effetti ancora in corsa per la salvezza, ma ancor più perché di regola dalla Serie B arrivano due squadre per promozione diretta, mentre la terza esce dai playoff. Che in questo momento stiamo presumendo non si possano disputare.

Si trova dunque in una posizione ambigua il Frosinone, terzo in campionato, che oscilla tra la possibilità di godere di un enorme favore, quello d’esser promosso senza dover passare per gli spareggi, e quella che invece sarebbe vista come un’enorme ingiustizia, ovvero l’eventualità nella quale la staffetta venga compiuta solamente da due squadre. Ne gioverebbe invece il Lecce, che scamperebbe la retrocessione al contrario di Spal e Brescia.

Ma la decisione, anche in questo caso, è ancora tutta da prendere.

Ai giocatori sarebbero tagliati gli stipendi?

Se il campionato dovesse esser definitivamente interrotto, in linea puramente teorica, i calciatori andrebbero a percepire quattro mensilità per un periodo di tempo nel quale non sarebbero praticamente mai scesi in campo. E parliamo di linea teorica perché, in effetti, in questo senso abbiamo già assistito a delle prime decisioni.

Alcune squadre, come Juventus e Roma, hanno infatti già pattuito degli accordi speciali con le rispettive rose, che si sono impegnate a rinunciare ai loro stipendi per i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno (anche se nel caso dei bianconeri è previsto un “rimborso” nella prossima stagione). Quasi un mese fa, inoltre, la Lega Serie A ha fatto sapere di voler coinvolgere in questa strategia tutte e venti le rose di A, chiamate a decurtarsi quindi un terzo del proprio stipendio annuale. Che scenderebbe a un sesto nel caso di ripresa della competizione.

L’AIC, però, ha definito in tutta risposta “vergognosa e irricevibile” la proposta della Lega, aggiungendo ancor più incertezza in questa situazione già oltremodo polverosa. Da considerare, comunque, che l’accordo sarebbe stato proposto anche per le società di Serie B, dove gli stipendi non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli di Cristiano Ronaldo o Dzeko.

La classifica dei giocatori di calcio più pagati al mondo

Come funzionerebbe con i contratti in scadenza e con i prestiti?

Nel caso in cui si decida di fermare in via definitiva la competizione, con tutta probabilità le naturali scadenze di contratti e prestiti sarebbero rispettate. Il problema si porrebbe invece nel caso in cui si riesca a strutturare un piano per la ripresa del campionato o anche soltanto le coppe europee (è qualcosa di cui effettivamente si parla), che probabilmente andrebbe a superare la data del 30 giugno nella quale scadono tali accordi. In quel caso, probabilmente si cercherà di posticipare la data fino alla conclusione della stagione sportiva, anche se dalla FIFA avrebbero fatto sapere che tale rinnovo non potrebbe avvenire in maniera automatica.

Cambieranno le date delle sessioni di calciomercato?

Anche in questo caso, il problema si porrebbe più nel caso in cui la stagione dovesse riprendere e protrarsi dunque oltre il mese di giugno. La FIFA aveva inizialmente parlato della possibilità di istituire una finestra unica di calciomercato che andasse da luglio a gennaio, salvo poi correggersi e affidare alle singole federazioni, in caso, la delimitazione temporale delle sessioni, cosicché si evitino pericolose sovrapposizioni con il campionato in corso. In ogni caso, la finestra unica sembrerebbe perdere quota di giorno in giorno. Ma ancora non si ha un’idea chiara di come effettivamente si andrebbe a porre rimedio a questo delicato tema.

Cosa può cambiare sul calciomercato?

Le voci su un possibile calo dei valori di mercato è effettivamente confermato dai principali enti del settore. L’osservatorio calcistico del CIES, per esempio, ha stimato che, dopo la crisi provocata dal Coronavirus, le valutazioni delle rose dei migliori cinque campionati europei caleranno di circa il 28%, causando perdite di 9,3 miliardi in totale.

Leggermente più ottimista Transfermarkt, che ha già visto un decremento dei vari valori del proprio database di circa il 20% (10% per i nati dopo il ’98). Secondo queste mutazioni di valori economici, la Serie A perderebbe oltre un miliardo del proprio valore, che equivale al suo 18,75%.

Un bene per la vostra squadra, che potrà finalmente acquistare i propri obiettivi a prezzi lievemente scontati? Beh, insomma. C’è da considerare che a questo punto anche le uscite porteranno meno soldi alle casse dei club, già fortemente indeboliti dalla crisi che stiamo vivendo e dall’incertezza sul pagamento dell’ultima tranche dei diritti televisivi da parte di Sky e DAZN.

Cosa succede con i diritti tv?

Nel contratto firmato dalla Serie A con i broadcaster, non è presente una clausola che permetta a questi ultimi di evitare l’esborso dell’ultima rata annuale per i diritti televisivi in caso di causa maggiore come questo. Per questo motivo, i club di Serie A esigerebbero di esser pagati quanto pattuito, senza fare sconti o speciali dilazioni. Anche perché i diritti tv, in Italia, costituiscono la fetta maggiore di ricavi per le singole società, che risanerebbero solo parzialmente la perdita di un eventuale mancato pagamento con la riduzione degli stipendi dei loro calciatori.

Dal canto proprio, broadcaster come Sky e DAZN non sarebbero comprensibilmente propensi a sborsare quantità davvero ingenti di denaro per assicurarsi dei diritti televisivi su partite che non si disputeranno mai. Per questo motivo, la discussione è ancora completamente aperta e, almeno nel caso in cui effettivamente la Serie A sia chiamata allo stop definitivo, sentiremo sicuramente parlare di questa diatriba per un bel po’.

Come funzionerebbe con gli abbonamenti?

L’eventuale arresto del campionato andrebbe a sollevare anche un’altra questione, ovvero quella degli abbonamenti stagionali, acquistati a un prezzo che comprendeva anche ovviamente le gare che a quel punto non sarebbero più disputate. Metà delle società di Serie A, infatti, non prevedono il rimborso del costo del singolo biglietto neanche nel caso in cui il possessore dell’abbonamento sia impossibilitato da cause maggiori ad assistere al’incontro. Parliamo di Atalanta, Brescia, Genoa, Inter, Juventus, Lecce, Roma, Sampdoria, Spal e Udinese.

Il Codacons ha però già annunciato da tempo la propria intenzione di dipanare ogni dubbio al riguardo e di garantire che, nel caso di stop, gli abbonati non vedano dissolversi completamente il proprio investimento economico. Le opzioni per il rimborso, in ogni caso, sarebbero due: l’effettiva restituzione dell’importo calcolato per le restanti gare oppure un equivalente sconto sull’abbonamento della stagione successiva. Ovviamente, la seconda opzione farebbe molto più comodo ai club.


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