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Serie A, ritorno in campo dal 20 giugno con il nuovo calendario

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Il vertice positivo tra Spadafora, FIGC e Lega ha permesso di fissare la data per la ripartenza della Serie A. Il 13 e il 14 giugno torna la Coppa Italia

Finalmente c’è una data ufficiale: il 20 giugno riparte la Serie A. Questo il risultato del vertice tra il ministro Spadafora e il mondo del calcio italiano, durato meno di un’ora. Lo scoglio più difficile era stato superato verso l’ora di pranzo, con il via libera del Comitato tecnico-scientifico al protocollo.

Ricevuto l’ok dal premier Conte, quindi, il Ministro dello Sport ha potuto finalmente dare l’annuncio tanto atteso: L’Italia sta ripartendo ed è giusto che lo faccia anche il calcio. Ci sono le condizioni per ripartire il 20 giugno, un segnale importante per tutto il Paese”. Ma è stato chiaro sulle soluzioni in caso di nuovi problemi dal punto di vista sanitario: La FIGC ha spiegato che esiste un piano B e un piano C: playoff e playout oppure la cristallizzazione della classifica. Come si dovrà fare è una decisione che spetta a loro, non a me”.

La notizia della ripartenza è stata recepita positivamente da parte di quasi tutti gli addetti ai lavori, dal presidente della FIGC Gabriele Gravina a Paolo del Pino che è a capo della Lega Serie A, passando anche per Damiano Tommasi. Il presidente AIC, però, ha voluto chiarire il punto di vista dei giocatori: “Se i calciatori evidenziano criticità, per esempio quella degli orari delle partite, che affronteremo con tutto il mondo del calcio, non è perché non vogliamo giocare”. Si spinge per disputare le partite nelle fasce serali – 19.30 e 21.45 – in modo da far fronte al caldo estivo, mentre non convince la fascia delle 17.15.

Il protocollo da seguire per la ripartenza della Serie A

Scetticismo e rabbia

C’è però chi non ha gradito le soluzioni proposte dalla FIGC nel caso in cui il campionato fosse costretto a fermarsi nuovamente. Enrico Preziosi, presidente del Genoa, ha sollevato alcuni dubbi: “Altro che playoff, è un problema serio. Io sono sempre stato per giocare, ma in caso di nuovo stop non trovo il senso di far giocare dieci squadre e di fermare le altre dieci. Bisogna regolamentare, non esistono giocatori di legno e giocatori di sangue”. Anche sulla cristallizzazione della classifica, poi, è da chiarire se in caso di “piano C” lo scudetto sarà assegnato o meno.

La rabbia, invece, è quella relativa alle date della Coppa Italia, discusse contestualmente alla ripartenza della Serie A. La decisione di riaprire le danze con la semifinale tra Juventus e Milan il 13 giugno e Napoli-Inter il giorno successivo ha infastidito i club, in particolare quello nerazzurro. In vista della finale fissata per il 17 giugno, che costringerebbe le squadre coinvolte ad uno sforzo considerevole da concentrare in pochi giorni, si è pensato ad introdurre il correttivo di far disputare le semifinali senza supplementari, con immediato ricorso alla lotteria dei rigori in caso di parità. La Lega è al lavoro, ma in ogni caso se l’Inter dovesse arrivare in finale – ribaltando il risultato di 1 a 0 a favore del Napoli, maturato all’andata – è già stato stabilito che la prima gara di campionato dei nerazzurri verrà spostata da sabato 20 a domenica 21.

Il nuovo calendario

Dall’assemblea di Lega tra i club di Serie A, infatti, è stato stabilito che sabato 20 giugno il campionato ripartirà con le quattro partite del 25° turno ancora da disputare:

  • Atalanta-Sassuolo (possibile anticipo a venerdì 19 giugno)
  • Torino-Parma
  • Verona-Cagliari
  • Inter-Sampdoria (match che, come visto, può slittare a domenica 21 giugno)

Una volta disputate le suddette partite, si procederà con la 27^ giornata di campionato – che si svolgerà tra martedì 23 e mercoledì 24 giugno – per poi scendere in campo ogni tre giorni fino ad arrivare al 38° turno di A, che dovrebbe chiudersi il 2 agosto nel pieno rispetto di quanto stabilito dall’UEFA. In sostanza, un tour de force da 124 partite in 44 giorni che metterà a dura prova i beniamini di tifosi e fantallenatori.

La speranza è che il campionato possa giungere alla sua naturale conclusione senza nuovi stop, anche perché ciò significherebbe un continuo miglioramento dei dati desumibili dalla curva epidemiologica. Resta il problema della quarantena di squadra, su cui il Cts non ha voluto sentire ragioni, ma l’augurio è che non ci sarà motivo di farvi ricorso. Tre mesi senza calcio e senza fantacalcio sono stati duri da sopportare, adesso è il momento di ripartire.


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