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Barcellona, è tempo di una nuova era: come si gioca senza Messi?

Lionel Messi Barcellona

L’argentino ha lasciato Barcellona per il PSG: cosa si inventerà adesso Koeman per far funzionare la squadra orfana del suo numero 10?

Come gioca il Barcellona senza Leo Messi? La risposta sembra scontata.
Male. Molto male.

Dopo una vita in maglia blaugrana, il fenomeno argentino ha dovuto lasciare il club per problemi economici dello stesso. Il numero 10 è quindi approdato a Parigi alla corte degli sceicchi, lasciando il Barcellona orfano del suo miglior giocatore e capitano.

Inutile dire quindi che ora la situazione in Catalogna è cambiata. L’addio della Pulce ha provocato un vero e proprio terremoto in casa Barça, a cui Koeman e Laporta stanno cercando di mettere qualche pezza. Ma è praticamente impossibile.

Senza Messi, il Barcellona sembra esser tornato all’era pre-Rijkaard, quel periodo storico in cui i campioni andavano e venivano, il club era solo una squadra di “transizione” e, soprattutto, a vincere era quasi sempre il Real Madrid.

La soluzione non esiste. Semplicemente, perché nessuno può rimpiazzare mister 6 palloni d’oro. Urge quindi rendersi conto del suo addio il prima possibile, ed iniziare a rifondare.

Il Barcellona spettacolare e fatto di marziani, il Barcellona del tiki-taka che ci ha fatto innamorare tutti, è morto.

Fino al prossimo ciclo.

 

Senza Messi mancano 672 gol e 301 assist

Partiamo dai numeri, che in genere forniscono una buona visione generale – anche se non completa – del contesto.

A partire dalla stagione 2004/05, quella del suo esordio in prima squadra, Messi ha collezionato record su record. Sia individuali che di squadra. Manco a dirlo, è il calciatore che ha giocato, segnato e vinto più di tutti con la maglia del Barcellona.

Ha mosso i primi passi insieme ad attaccanti del calibro di Ronaldinho ed Eto’o, passando per Henry e Ibrahimovic, fino a Neymar e Suarez. Senza dimenticare David Villa, con cui qualcosina ha vinto. Sia in Spagna che in Europa.

In 778 presenze fra tutte le competizioni con la casacca blaugrana, la Pulce ha realizzato 672 gol e 301 assist. Fra gli innumerevoli premi individuali, spiccano ovviamente i 6 palloni d’oro conquistati. Nessuno come lui.

Fra i trofei collettivi, invece, Messi vanta ben 10 Liga. Vedila così: nei suoi precedenti 105 anni di storia, il Barcellona ha vinto 16 volte il campionato, mentre in 17 anni di Messi ha sollevato il titolo in ben 10 occasioni. Roba da pazzi! A questi si aggiungono anche, nelle 17 stagioni di Leo, 7 Coppe del Re, 8 Supercoppe Spagnole, 4 Champions League, 3 Supercoppe Europee e 3 Mondiali per Club. Per un totale di 35 trofei, che rendono Messi il calciatore più decorato nella storia del Barcellona.

Ma non si tratta solo di numeri.

Messi è Messi, e chissà quanto tempo passerà prima di rivedere uno come lui. Ma non a Barcellona. Non in Spagna. Nel mondo.

Leo è stato per quasi due decenni il simbolo del Barcellona. Arrivato nella cantera da adolescente, è diventato fenomeno. Numero 10. Campione. Capitano. Leggenda. Ha avuto la fortuna di vivere in pieno la generazione d’oro blaugrana: con Xavi e Iniesta alle sue spalle, ha dato vita ad una delle formazioni più forti nella storia del calcio – il Barça di Pep Guardiola.

Insomma, la perdita di Messi è senza precedenti. La sua assenza è incolmabile. Mister Koeman ha senza dubbio per le mani un grosso fardello, ma ha l’esperienza e la personalità giusta per cercare di risollevare la situazione. Per quanto possibile.

 

Rivoluzione generazionale: Pedri e Ansu Fati sono il futuro

Una cosa non è mai mancata al Barcellona nella sua storia, indipendentemente dalle epoche vincenti o meno: la cantera. Il vivaio blaugrana è sempre stato uno dei migliori al mondo. E ce lo dimostrano ogni anno.

Da qui sono usciti talenti del calibro di Messi, Puyol, Piquè, Xavi, Iniesta, Sergio Busquets, Fabregas, Pedro. E chi più ne ha più ne metta. Con l’imponente crisi economica del club, quindi, Koeman non può far altro che aggrapparsi ai giovanissimi talenti catalani: la cantera del Barça, ad oggi, è la sua arma migliore! Per non dire l’unica.

Oltre a Messi, infatti, il club ha dovuto cedere negli ultimi anni tantissimi altri grandi talenti, sempre per i motivi già citati: tutto è cominciato con Neymar – ceduto al Psg nell’estate del 2017 – poi Dani Alves e Mascherano, fino a Luis Suarez nell’estate 2020. Senza dimenticare la cessione di Griezmann, tornato all’Atletico Madrid nell’ultima sessione di mercato.

A Koeman è quindi rimasto “ben poco” con cui lavorare.

Il reparto messo peggio probabilmente è la difesa, dove la colonna Piquè si ritrova ad insegnare ad un gruppo di “ragazzini”. Oltre a Jordi Alba e Sergi Roberto, infatti, non c’è più nessuno della vecchia guardia: da Araujo a Lenglet, da Eric Garcia a Mingueza, da Umtiti a Dest. Il talento è tanto, ma molti di questi giocatori sono ancora troppo acerbi per calcare i più grandi palcoscenici.

In attacco, invece, in estate è arrivato Memphis Depay: all’olandese spetta prendere per mano questa squadra, in attesa del ritorno dall’infortunio del “Kun” Aguero – che comunque non sarà mai probabilmente quello del Manchester City. È tornato Coutinho, ma il brasiliano ha quasi sempre deluso in Spagna: vedremo se saprà riscattarsi almeno quest’anno.

E poi c’è lui: Anssumane Fati Vieira. Più semplicemente, Ansu Fati. Classe 2002, è letteralmente un fenomeno. Da lui ci si aspetta tantissimo. Appena rientrato dall’infortunio, il Barcellona ha pensato bene di mettergli ancora più pressione dandogli la maglia numero 10.

Poi c’è il centrocampo. E qui c’è da divertirsi. Storicamente, il reparto migliore dei catalani. Simbolo della cultura calcistica spagnola – e olandese – il centrocampo è un vero e proprio inno al calcio. Qualità, visione, classe. Qui c’è tutto.

La guida è ovviamente capitan Busquets, un professore del ruolo. Attorno a lui gravitano una serie di ragazzini da mani nei capelli. Su tutti Frenkie De Jong. L’olandese è arrivato l’anno scorso dall’Ajax, ed è uno dei talenti più puri del panorama calcistico europeo. Ha sofferto anche lui la parabola discendente del Barcellona, ma la sua classe è indiscussa.

Poi c’è Pedri: anche lui 2002, insieme ad Ansu Fati rappresenta il futuro di questa squadra. Alla prima stagione da professionista, è già titolarissimo del Barcellona e della Nazionale Spagnola. Non è da meno però Gavi, altro centrocampista catalano di un talento fuori dal comune. Gioca come se avesse 30 anni, ma non è neanche maggiorenne: è un classe 2004, e domenica sera era in campo da titolare nella finale di Nations League tra Spagna e Francia.

Lo dico piano, perché il paragone è enorme, ma questi due assomigliano molto a Xavi e Iniesta.

Insomma, la qualità non manca a questo Barcellona. Ma l’assenza di Messi peserà. Eccome.


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