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Mondiali 2022 in Qatar: per la prima volta nella storia non si gioca in estate

La 22^ edizione della Coppa del Mondo si giocherà dal 21 novembre al 18 dicembre 2022 per evitare le elevate temperature

Il 2 dicembre 2010, a Zurigo, la FIFA ha deciso ufficialmente che la 22^ edizione dei Mondiali di calcio si sarebbe disputata in Qatar. Prima volta nella storia che un paese del Medio Oriente ospita la competizione, il Qatar ha superato egregiamente le candidature di Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Australia.

Qualificata di diritto come paese ospitante, la nazionale del Qatar è alla sua prima partecipazione in assoluto alla competizione. Suddivisi in 5 città diverse (quasi tutte nell’area metropolitana di Doha), ecco gli 8 stadi che ospiteranno le partite della fase finale della Coppa del Mondo:

  • Lusail Iconic Stadium (86.250 persone), dove si giocherà la finale;
  • Al-Bayt Stadium (60.000);
  • Khalifa International Stadium (48.000);
  • Al Janoub Stadium (45.120);
  • Stadio Ras Abu Aboud (45.000);
  • Education City Stadium (45.000);
  • Ahmed bin Ali Stadium (44.740)
  • Al Thumama Stadium (40.000).

Ultima edizione con 32 squadre partecipanti (dalla prossima saranno 48), per la prima volta nella storia la Coppa del Mondo non si giocherà in estate. Le nazionali scenderanno infatti in campo dal 21 novembre al 18 dicembre 2022, cioè nel periodo autunnale dell’Emisfero Boreale.

 

Qatar 2022 si gioca alla fine dell’autunno

Non era mai successo. È una novità assoluta per noi europei, abituati alle calde serate estive a tifare i propri beniamini. Le “Notti Magiche” di Italia ’90, la finale col Brasile di Usa ’94, la vittoria con la Francia a Germania 2006: tensione, passione e temperature alle stelle.

Così non sarà però, da un punto di vista climatico, in Qatar. La FIFA ha infatti deciso di disputare la 22^ edizione della Coppa del Mondo sì in Medio Oriente, ma in un periodo dell’anno decisamente migliore per i protagonisti in campo.

Sappiamo tutti quanto le condizioni metereologiche possano incidere su una partita, almeno tanto quanto quelle del terreno di gioco. Il caldo torrido non aiuta i giocatori, che tra sole cocente e cooling-break non riescono mai ad esprimersi al meglio. Il Medio Oriente fa parte dell’Emisfero Boreale proprio come l’Italia, quindi segue il nostro stesso ciclo delle stagioni, ma il Qatar si trova nella zona tropicale: ergo, le temperature medie sono decisamente più alte rispetto alle nostre nello stesso periodo.

Scendere in campo a giugno e luglio con una media di 40 °C all’ombra non era assolutamente consigliabile. Ecco quindi che la FIFA ha optato per una soluzione da questo punto di vista molto intelligente: spostare l’intera fase finale del torneo ad autunno inoltrato, così da massimizzare lo spettacolo. Ne beneficeranno sicuramente tutti.

I Mondiali in Qatar andranno dunque in scena dal 21 novembre (cerimonia d’apertura) al 18 dicembre 2022 (giorno della finale). In questo periodo dell’anno, le temperature medie si aggirano intorno ai 25 °C: condizioni perfette per i giocatori in campo e per i tifosi allo stadio.

Per alcuni si tratta di una novità intrigante, per altri invece è una “caduta di stile”. I Mondiali a basse temperature per noi italiani ci impediscono infatti di ritrovarci a casa di amici per goderci le partite degli azzurri tutti insieme all’aria aperta (basti pensare che la finale si giocherà ad una sola settimana dal giorno di Natale).

Non sarà quindi la stessa cosa, ma si tratta pur sempre della Coppa del Mondo – il più importante evento calcistico per squadre nazionali. Ed esige il meglio.

Il cambiamento avanza, che ci piaccia o no. Ma probabilmente, in questo caso e visti alcuni precedenti, è la cosa giusta da fare.

 

I precedenti storici: vietato ripetere la finale di Usa ‘94

La FIFA sembra aver capito che la salute dei giocatori, il divertimento del pubblico e lo spettacolo generale vengono prima di tutto. Oltre a spostare le partite in un periodo decisamente più fresco, infatti, ha ottenuto importanti garanzie da parte del paese ospitante: tutti gli stadi avranno impianti di raffreddamento ad emissioni zero grazie all'utilizzo di tecnologie solari, con l’obiettivo di impedire che la temperatura superi i 27 °C.

Il clima, in uno sport all’aperto come il calcio, è un nemico ostile: a volte, il caldo torrido e l’assenza di vento possono influire di più che il gelo e la neve. La prerogativa è semplice: garantire a tutti le migliori condizioni possibili, sia in campo che sugli spalti.

In alcune occasioni in passato, pur giocandosi nell’Emisfero Australe, il clima era comunque tollerabile: Uruguay 1930, Brasile 1950, Cile 1978, Sudafrica 2010, Brasile 2014.

Discorso diverso per Usa ’94. La FIFA infatti si è guardata bene dal non commettere lo stesso errore dei Mondiali disputati negli Stati Uniti nell’estate del 1994. Se li ricorda bene l’Italia, fermatasi ad un calcio di rigore dalla vittoria finale.

Dopo una cavalcata trionfale, infatti, la squadra di Arrigo Sacchi arriva all’ultimo atto contro uno dei Brasile più battibili di sempre. C’è un problema però: oltre ai problemi fisici di Baggio e Baresi, gli azzurri devono anche fare i conti con le condizioni climatiche a dir poco avverse.

È il 17 luglio 1994, sono le ore 12.30, e al Rose Bowl di Pasadena (California) le due formazioni tentano di darsi battaglia per la coppa. È un’estate caldissima a Los Angeles: ci sono 36 °C ed un’umidità del 70%. Per motivi televisivi, però, i giocatori sono costretti a scendere in campo ad orari improponibili. La partita è infatti “spenta” (per quanto possa esserlo una finale di Coppa del Mondo tra Italia e Brasile): termina 0-0 e si va ai calci di rigore, dove poi sappiamo tutti cosa accadde.

Errore madornale delle organizzazioni internazionali, che pensarono prima ai diritti televisivi, al marketing e ai soldi, invece che alle squadre, ai tifosi e allo spettacolo. Errore che, per fortuna, non si ripeterà a Qatar 2022.


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