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Perché sempre più squadre giocano con la difesa a 3?

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Sono sempre di più ormai le squadre che giocano con la difesa a 3, in Serie A ma anche nel resto d'Europa. Proviamo a capire il perché

Sono diversi i moduli diventati, nel corso degli anni, iconici nel panorama del calcio mondiale, non solo europeo. Nella maggior parte di questi la squadra in questione gioca con uno schieramento che prevede quattro difensori, come per esempio nel 4-4-2 o ancora nel 4-3-3. Negli ultimi anni però questa tendenza verso moduli con quattro difensori sta piano piano venendo sovvertita da una sorta di mini rivoluzione. Sono sempre di più e sempre più importanti infatti le squadre che hanno deciso di puntare forte su di un modulo con la difesa a tre, con il più gettonato in assoluto che è diventato il 3-5-2, ormai diffuso quanto i due elencati poche righe più sopra. Ma scopriamo perché ha avuto luogo questa mini rivoluzione e soprattutto perché sempre più allenatori schierano le loro formazioni con tre difensori anziché quattro.

Difesa a tre: i primi ad utilizzarla

Il primo allenatore a puntare forte sulla difesa a tre ad alti livelli fu Nevio Scala, che con il suo Parma tra il 1992 e il 1995 riuscì addirittura a salire sul tetto d'Europa (vincendo Coppa Uefa, Coppa delle Coppe e Supercoppa), utilizzando proprio il 3-5-2 come modulo. Il tecnico che però fece rivalutare il modulo con tre difensori anche dall'opinione pubblica fu Antonio Conte con la Juventus. Arrivato in bianconero dopo due settimi posti della Vecchia Signora, Conte impose subito il 3-5-2 come nuovo modulo e costruì la squadra attorno al modulo. Al primo anno subito scudetto da imbattuto, il resto è storia, con il 3-5-2 che è ormai diventato il marchio di fabbrica del tecnico pugliese, come si è visto anche nelle varie esperienze successive: Italia, Chelsea ed Inter.

A proposito di Inter, i nerazzurri sono però stati protagonisti di uno dei principali fallimenti proprio del 3-5-2. Quando nel 2011 Moratti scelse Gasperini come sostituto di José Mourinho, il tecnico piemontese provò a rivoluzionare tutto portando il suo modulo preferito, il 3-5-2 per l'appunto. L'esperimento non andò però poi così tanto bene e l'avventura si concluse con l'esonero di Gian Piero Gasperini. Gasperini ha però ottenuto la sua rivincita, impressionando tutti con la sua Atalanta che interpreta alla perfezione il modulo, avendo anche giocatori cresciuti con esso e comprati apposta per interpretarlo. Adesso il 3-5-2, come detto anche nell'introduzione, è tra i moduli più diffusi. Ad utilizzarlo sono molte squadre e molte anche di quelle che lottano per vincere la Champions League.

Difesa a tre: i vantaggi

Partiamo dai vantaggi che può portare la difesa a tre in fase difensiva. Giocando solamente con tre difensori, in questo modo i tecnici possono schierare tre difensori centrali puri al posto di due, assicurandosi non solo più copertura ma – nella maggior parte dei casi – anche tre buoni colpitori di testa nelle situazione di cross, calci d'angolo o punizioni avversarie. Giocando con il 3-5-2 inoltre quando ad attaccare è la squadra avversaria gli esterni, giocando a tutto campo, scalano a dare una mano in fase difensiva, in questo modo gli esterni dell'altra squadra possono venire sistematicamente raddoppiati e saranno costretti a spostarsi verso il centro, dove in soccorso arrivano poi anche i tre centrocampisti.

Vediamo adesso quali possono essere i vantaggi di una difesa a tre in fase offensiva. Come detto nel paragrafo precedente, prendendo come modulo di riferimento il tanto rinomato 3-5-2, i due esterni giocano a tutto campo e sono quindi due esterni di spinta. Nella maggior parte dei casi, oltre ad essere dotati di una discreta velocità, sono anche degli ottimi dribblatori e sono in grado di mettere dei buoni cross in mezzo all'area di rigore. In fase di spinta inoltre, giocando con due mezzali, con i due esterni che tengono larga la difesa si possono venire a creare delle situazioni offensive interessanti. Con due mezzali in grado di inserirsi con i tempi giusti per le difese avversarie diventa infatti un incubo.

Se prendiamo come esempio la prima Juventus di Conte si può notare benissimo questa cosa. Un centrocampista con ottime qualità e tempi di inserimento come Arturo Vidal fu capace di segnare diversi gol con situazioni di questo tipo, nello specifico 7 il primo anno, 10 il secondo e addirittura 11 il terzo. In quella Juventus inoltre tra i tre difensori c'era Bonucci che era in grado di impostare con qualità. Quando la squadra avversaria schermava il regista, all'epoca Andrea Pirlo, i bianconeri con questo modulo erano in grado di liberare Bonucci per impostare da dietro, a volte anche con l'aiuto del portiere. I due esterni di quella Juve erano Lichtsteiner e Asamoah, due in grado di garantire una buona spinta in fase offensiva ma anche una buona copertura in fase difensiva.

Difesa a tre: i limiti

Nonostante sia una delle difese più utilizzate al momento, nelle grandi competizioni europee, ed in particolare in Champions League, le squadre che giocano con la difesa a tre difficilmente riescono a portarsi a casa la coppa dalle grandi orecchie. Sono più di 11 anni infatti che a trionfare, sia in Champions League che in Europa League, sono squadre che si schierano con una difesa a quattro. Anche se non ci sono vere e proprie motivazioni per così dire ufficiali, la spiegazione potrebbe ruotare intorno al centrocampo. A detta di molti esperti è proprio in mezzo al campo che si vincono le partite.

Il centrocampo deve infatti fare da collante tra la difesa e l'attacco, dando una mano sia ad un reparto che all'altro in base alla situazione di gioco. Nonostante nel 3-5-2 i centrocampisti sembrerebbero essere cinque, in realtà alla fine dei conti sono 3, che devono però lavorare almeno per quattro. La maggior parte delle volte le squadre schierate con questo modulo vanno infatti in difficoltà contro squadre solide a centrocampo e che molto spesso si schierano con moduli come il 4-4-2, il 4-3-3 o il 4-2-3-1. Nelle partite importanti, se non eseguito alla perfezione, il 3-5-2 rischia dunque di diventare un suicidio per le squadre, che potrebbero ritrovarsi costrette ad inseguire gli avversari in mezzo al campo, perdendo lucidità e non vedendo quasi mai la palla.


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