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La storia di Pep Guardiola, il miglior allenatore di sempre

Ha vinto tutto ed ha rivoluzionato il calcio con Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City: è lui il miglior allenatore nella storia del calcio?

La domanda che molti si pongono parlando di allenatori è: “Pep Guardiola è il miglior allenatore della nostra epoca? O addirittura di sempre?”

Guardando i numeri, la risposta è “”.

Guardando il resto, anche.

 

Rivoluzioni in panchina: tiki taka e falso 9

La sua carriera da allenatore inizia il giorno dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

È l’estate del 2007, e Pep decide di sposare fin da subito il progetto del Barcellona. Lo spagnolo conosce già molto bene la filosofia catalana, avendo militato in prima squadra per 10 anni da calciatore – alcuni dei quali agli ordini di Cruijff e, come se non bastasse, con la fascia da capitano al braccio.

Guardiola inizia quindi ad allenare il Barcellona B, a stretto contatto con i grandi campioni allenati in quel momento da Frank Rijkaard. Pep vede letteralmente crescere talenti indiscussi del calcio catalano, spagnolo e mondiale.

Qui inizia la sua magia.

Dopo appena un anno, ecco che arriva il suo momento. E tutto cambia. Per sempre.

Il presidente Laporta si stufa del tecnico olandese e sceglie – dopo mille ripensamenti – l’allenatore della Primavera. Leggenda narra che Pep, una volta arrivati al dunque, abbia detto al numero 1 blaugrana guardandolo dritto negli occhi: “Lei non ha le palle per affidarmi la prima squadra!”.

Detto, fatto.

L’1 luglio 2008 Pep Guardiola diventa ufficialmente l’allenatore della prima squadra del Barcellona. Di colpo, dopo appena una stagione in panchina, si trova ad allenare quotidianamente campioni del calibro di Messi, Xavi, Iniesta, Eto’o, Henry, Puyol, Marquez, Victor Valdes. A cui poi se ne aggiungeranno tanti, tantissimi altri.

Fin da subito il nuovo mister mostra qualcosa di mai visto prima. O quasi.

Non è un segreto che i più importanti principi tattici di Pep derivino dal calcio olandese e da quella “rivoluzione silenziosa” condotta da Johan Cruijff, che a sua volta aveva portato avanti – e “leggermente” amplificato – le idee di gioco del suo allenatore ai tempi dell’Ajax, Rinus Michels.

Dopo pochi mesi di Guardiola sulla panchina blaugrana, tutto il mondo del calcio ha in testa un nuovo concetto: il suo nome è “tiki taka”.

Ma che cos’è realmente il tiki taka? L’espressione prende ovviamente il nome dalla ripetuta sequenza di passaggi rapidi, precisi e vicini dei giocatori di maggior qualità di quella squadra imbattibile. Ma non è tutto. Questa definizione è estremamente riduttiva.

Per stessa ammissione del protagonista, il tiki taka è pressing alto, superiorità numerica in zona palla, assenza di ruoli fissi, attacco dello spazio.

Già, lo spazio: probabilmente, il miglior amico del Guardiola allenatore.

Più volte avrai sentito dire dal tecnico la frase “il nostro centravanti è lo spazio”. Pep infatti non è solo il pioniere del tiki taka, ma anche del cosiddetto “falso 9”: l’attaccante, in genere piccolo di statura, che viene dietro a giocare con i compagni e che si muove su tutto il fronte offensivo senza dar riferimenti ai difensori avversari. Alias, Lionel Messi.

La Pulce avrebbe sicuramente vinto tanto, probabilmente tutto nella sua carriera, anche senza Guardiola. Ma forse, non 10 Liga. Forse, non 6 Palloni d’Oro. Forse, non 4 Champions League.

 

Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City

Nonostante ciò, l’inizio di Guardiola al Barcellona è tutt’altro che da ricordare. All’esordio in campionato arriva infatti una sconfitta senza segnare in casa del Numancia, e alla seconda un brutto pareggio casalingo contro il Racing Santander. E già c’erano i primi “mal di pancia” in Catalogna.

Ma ci vuole calma. Pazienza. Fiducia. E coraggio.

Ai giocatori c’è voluta qualche settimana per assorbire appieno il metodo Pep. Ma una volta fatto, non ce n’è più stato per nessuno. Il 4-3-3 è diventato il suo marchio di fabbrica, mentre per gli altri un incubo. Anche per lo stesso Real Madrid, che nonostante un mercato Galacticos non sapeva più che pesci pigliare. Quando giocava quel Barcellona, il campo sembrava essere un mattatoio. Gli avversari non si chiedevano più se avrebbero perso, ma quanti gol avrebbero preso. Se poi la cornice era il Camp Nou, c’era chi arrivava già col pallottoliere.

Alla sua prima stagione da allenatore della prima squadra, Guardiola vince il Triplete: Liga, Coppa del Re e Champions League – battendo in finale a Roma il Manchester United campione in carica di Cristiano Ronaldo e Sir Alex Ferguson.

Squadra fortissima e bellissima da vedere. Il suo Barcellona era una vera e propria macchina da guerra. L’11 titolare della stagione 2010/11 – quella del bis in Champions League, sempre contro lo sfortunato United – è entrato di diritto nella top 3 delle squadre più forti della storia.

Pep ha vinto tutto con il Barcellona, estremizzando lo stile di gioco catalano e rivoluzionando il calcio europeo. Sono 247 partite sulla panchina del Barcellona fra tutte le competizioni: 179 vittorie (179!), 47 pareggi e 21 sconfitte, oltre a 638 gol fatti – vale a dire più di 3,5 reti a gara. Impressionante!

Dopo 4 anni di trionfi e record, ha quindi deciso di lasciare. Dopo essersi preso un anno sabbatico, nel 2013 il tecnico spagnolo ha firmato per il Bayern Monaco, fresco vincitore della Champions League.

La Germania è diversa”, “Lì non ci sono Messi, Xavi e Iniesta”, “Il calcio tedesco non è adatto alle sue idee”. Questi erano i titoli dei giornali quando Pep stava per sbarcare in Baviera. Accuse “legittime”, ma estremamente sciocche e ingenue.

La prima cosa che fa è un colpo di mercato sensazionale. Quando Beckenbauer gli dice che possono prendere un solo big, senza titubare Guardiola indica “lui” per il suo nuovo Bayern Monaco: quel “lui” risponde al nome di Thiago Alcantara, prodotto del Barcellona. Non Xavi, Iniesta o Busquets, ma il figlio Mazinho.

Con lui al centro del progetto – e del centrocampo – la formazione di Pep vola!

In porta Neuer – che grazie al nuovo allenatore fa letteralmente il libero – Lahm a centrocampo, Robben e Ribery sugli esterni, e davanti Robert Lewandowski, che grazie a lui diventerà uno degli attaccanti più forti del mondo.

Alla faccia del falso 9…

In Germania Pep non riesce a rivincere la Champions League, ma in compenso si consola con 3 Meisterschale in altrettante stagioni. Guardiola ce l’ha fatta! Ha rivoluzionato anche il freddo calcio tedesco.

I più restii faticano ancora ad ammetterlo, ma il mondiale vinto dalla Germania in Brasile nel 2014 è figlio proprio del Bayern Monaco di Pep Guardiola.

E la storia continua nell’estate del 2016 con il Manchester City. Al di là dei numeri e dei trofei vinti in queste 5 stagioni, basti pensare che da quando c’è lui a Manchester la squadra principale non sono più i Red Devils.

Anche in Inghilterra, campionati e coppe nazionali sono cominciati ad arrivare fin da subito. I Citizens hanno da anni un gioco consolidato ed estremamente bello da vedere, fatto di movimento continuo e qualità eccellente.

E guarda caso, ora anche la nazionale inglese inizia a vincere e a far divertire. Ad Euro 2020, per poco non torna a casa con la coppa.

A suon di vittorie e gol, Pep ha anche portato il Manchester City alla sua prima finale di Champions League della sua storia. Non è riuscito a vincere, ma c’è ancora tempo. In questo o in un altro capitolo della sua carriera.

Ma ormai poco cambia.

I numeri sono dalla sua parte. Il gioco, i giocatori e i colleghi, pure.


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