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Roma-Mourinho, è già aria di crisi: il confronto con Fonseca è impietoso

Jose Mourinho Roma

Mourinho ha iniziato peggio di Fonseca, sia come numeri che come idee di gioco: lo Special One è davvero la scelta giusta per la panchina giallorossa?

Il colpo dell’estate nella Capitale risponde al nome di José Mourinho. L’allenatore portoghese ha firmato un contratto con la Roma fino al 2024.

Il club ha letteralmente cacciato Paulo Fonseca, in via ufficiosa addirittura prima della fine della scorsa stagione. Il motivo della scelta è presto detto: tornare grandi. E con lo Special One è possibile per davvero.

Tra l’entusiasmo e l’ottimismo generale, Mourinho ha fin da subito mostrato i denti – sia in campo che in conferenza stampa. Ma dopo 12 gare di campionato, la situazione non è quella che ci si aspettava mesi fa: il gioco è vivace (forse troppo), ma i risultati scarseggiano ad arrivare.

A questo punto della stagione, con una rosa addirittura inferiore sia dal punto di vista tecnico che numerico, mister Fonseca aveva fatto decisamente meglio del suo connazionale.

Mourinho è la scelta giusta per la Roma?

 

Mourinho vs Fonseca: i primi numeri

Dopo 12 gare di campionato, Mourinho è in netta difficoltà. In Serie A, la Roma ha solo 19 punti in classifica: 6 vittorie, 1 pareggio e 5 sconfitte. Alcune delle quali molto dolorose come il derby con la Lazio e, soprattutto, l’ultima arrivata domenica scorsa a Venezia contro la neopromossa. 21 gol fatti e addirittura 15 subiti. Ergo: 6^ posto in classifica, distante 13 punti dalla vetta.

Decisamente migliore invece era la situazione con Fonseca in panchina a questo punto della stagione. 24 punti e 4^ posto in classifica, grazie anche ai 27 gol fatti. Gioco spumeggiante, con nuove idee tattiche ed una mentalità offensiva insolita per il campionato italiano.

Ma non è tutto. Anche in campo europeo la situazione era ben diversa.

Mourinho oggi milita nella “umile” Conference League – non per demeriti suoi, sia chiaro – ma nonostante ciò non riesce a far vivere sonni tranquilli ai tifosi giallorossi. In girone con squadre del calibro di Bodo Glimt, Zorya e CSKA Sofia, la Roma è tutt’altro che certa di passare. Per rosa, soldi e status, il club giallorosso è il favorito – insieme al Tottenham – alla vittoria finale della coppa, ma al momento anche qui le attese non sono rispettate. I giallorossi hanno perso malissimo in Norvegia, ed ora si ritrovano al 2^ posto con ancora tutto in bilico a 2 giornate dalla fine.

Tutt’altro contesto invece l’anno scorso con Fonseca. La Roma militava in Europa League, dove ha dominato il suo girone di qualificazione chiudendo davanti allo Young Boys – formazione abituata a giocare anche la Champions League. Poi l’incredibile scalata verso la semifinale: i giallorossi hanno infatti eliminato meritatamente Shakhtar Donetsk e Ajax, due squadre a dir poco blasonate e abituate ai palcoscenici europei. I ragazzi di Fonseca si sono dovuti arrendere nella doppia sfida solo al grande Manchester United.

Ma al di là dei risultati, mister Fonseca aveva ridato la giusta verve al movimento giallorosso. È rimasto nella Capitale per soli 2 anni, ma il suo progetto era un qualcosa di nuovo a Roma. Già una volta era passato di qui un allenatore del genere, al quale venne data addirittura la metà del tempo: il suo nome era Luis Enrique, e tutti sappiamo poi come andò a finire.

Fonseca stava costruendo qualcosa di molto importante. Dopo aver abbandonato il suo 4-2-3-1 per un più funzionale 3-4-2-1, la Roma ha cominciato a girare e a far tremare gli avversari. E tutto questo senza un certo Nicolò Zaniolo, infortunato nella seconda parte di stagione.

Inutile dire quindi che, nonostante siamo ancora all’inizio, l’aria cominci a farsi pesante in una pizza calda come quella di Roma. Mourinho ha sicuramente le spalle larghe per reggere queste ed altre pressioni, ma forse la scelta del club è stata un po’ troppo affrettata. Almeno a giudicare da questi primi numeri.

 

Mou, non giocare a fare Fonseca

Il calcio non è solo una questione di statistiche, gol fatti e subiti, vittorie. Il calcio è fatto anche di idee di gioco, principi tattici, filosofie. E in questo, Mourinho non potrebbe esser più diverso da Fonseca.

Partiamo da un presupposto: Mourinho ha vinto tutto in carriera, e chi vince ha sempre ragione. O quasi sempre.

Già, perché in questi anni il calcio sta cambiando. O meglio, il calcio cambia in continuazione, ma nell’ultimo periodo si sta andando sempre più verso un’idea di gioco moderna, veloce, offensiva. Diametralmente opposta allo Special One, che piaccia o no.

Lo stile predicato da Mou, al di là dei top team allenati, si è sempre basato principalmente sull’aspetto difensivo: aggressività, recupero palla e ripartenza in contropiede. Non di certo un gioco spumeggiante, soprattutto nelle sue ultime due esperienze in Inghilterra con Manchester United e Tottenham.

Arrivato a Roma però lo Special One ha deciso di cambiare. Ha capito che il calcio si è evoluto, ed allora ha cominciato a farlo anche lui, cercando di stare al passo. Al momento, con scarsi risultati. Forse al “prescelto” non è ben chiaro il concetto di possesso palla, pressing alto, visione di gioco ed assenza di ruoli fissi. Insomma, inutile girarci intorno: Mourinho non è Guardiola. E probabilmente non lo sarà mai.

Discorso diverso invece per Fonseca, che ha sì sempre proposto un gioco volto prima ad offendere che a difendere, ma con intelligenza ed equilibrio.

L’impressione è quella che il buon vecchio Mou si sia snaturato un po’ troppo, scegliendo di perseguire – male – la strada tracciata dal suo predecessore. Il Mourinho che siamo abituati a vedere in Italia è molto diverso da questo: gli occhi della tigre ci sono, ma manca qualcosa. E quel qualcosa forse, per una volta, viene proprio dal campo, e non dalle sale stampa.

Il tecnico portoghese ha portato grande voglia di rivalsa, ma forse non è ancora pronto per proporre certe idee di gioco. Sembra che Mou stia scherzando col fuoco, e prima o poi si rimane bruciati – vedasi le trasferte a Bodo e a Venezia, dove in due partite ne ha presi addirittura 9.

La colpa? Secondo Mou, degli arbitri. E degli infortuni. E della società, che non ha fatto un buon mercato.

Non è chiaro dove possa arrivare questa squadra con questo allenatore, ma una cosa è certa: questa non è la strada giusta. Lo dimostrano sia il gioco proposto – a dir poco confusionario – che i risultati, estremamente altalenanti.

No Mou, così non va. Forse è meglio fare un passo indietro, da parte sua o della società. Ammettere le proprie colpe ogni tanto non è una cattiva idea.

Se giochi a fare Fonseca, perderai contro Fonseca.


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