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Playoff Mondiali, Italia-Portogallo: una delle due non andrà a Qatar 2022

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Azzurri e lusitani dovranno passare per i playoff: una delle vincitrici delle ultime due edizioni degli Europei non andrà al Mondiale in Qatar

Comincia a delinearsi il quadro definitivo che comporrà la fase finale dei prossimi Campionati del Mondo, che si disputeranno in Qatar tra il 21 novembre ed il 18 dicembre 2022.

Tuttavia, ancora non sappiamo purtroppo se tra le 32 squadre partecipanti ci sarà anche l’Italia di Mancini, che rischia clamorosamente di restare a casa dopo l’impresa compiuta quest’estate agli Europei. Gli azzurri infatti non sono riusciti a vincere il proprio girone – sorpassati dalla Svizzera – e dovranno quindi passare dall’incubo playoff, proprio come 4 anni fa con la Svezia – che ci ha impedito di andare in Russia.

Stesso discorso però per una corazzata come il Portogallo, autore se possibile di un tonfo ancor più rumoroso. Nonostante sia ricca di fenomeni (a cui si aggiunge mister 5 Palloni d’Oro Cristiano Ronaldo), la selezione lusitana non ha avuto la meglio sulla Serbia di Tadic, che invece è già certa di andare in Qatar. Proprio come noi, dunque, anche il Portogallo dovrà passare dai playoff.

E qui il destino ci ha giocato davvero un brutto scherzo. Già, perché se c’era una squadra da evitare al sorteggio era proprio quella di CR7. E invece, se dovessimo superare la Macedonia del Nord e se il Portogallo dovesse fare lo stesso con la Turchia, ci giocheremo il pass per il Qatar direttamente a Lisbona.

Ciò significa una cosa ben precisa: solo una tra le ultime due vincitrici delle ultime due edizioni degli Europei (Italia nel 2020 e Portogallo nel 2016 in Francia) andrà al Mondiale. L’altra, rimarrà a casa.

 

Italia-Portogallo: precedenti, statistiche e curiosità

Italia e Portogallo si sono affrontate in totale fra tutte le competizioni nella loro storia 27 volte: 18 vittorie degli azzurri, 3 pareggi e 6 successi dei lusitani. Considerando solo le gare giocate in Portogallo, però, il bilancio è ben diverso: 6 trionfi a 5 a favore degli ospiti.

La rivalità tra le due squadre inizia nel lontano 1925: la prima sfida fu un’amichevole giocatasi in Portogallo, e ad avere la meglio furono i padroni di casa per 1-0. Poi altre partite amichevoli per diversi anni (tutte vinte dagli azzurri tranne una nel 1928) fino ad arrivare ai primi match ufficiali. Siamo nel 1957, quando le due selezioni nazionali si sfidano per la prima volta per le qualificazioni mondiali: all’andata vinsero i lusitani 3-0, mentre al ritorno furono gli azzurri a trionfare col medesimo risultato.

Il primo pareggio della storia risale al 1967, quando il match all’Olimpico di Roma terminò 1-1: alla rete su rigore del grande Eusebio rispose Cappellini.

Quindi altre partite non ufficiali, fino ad arrivare alle prime qualificazioni europee nel 1987. In quel periodo, l’Italia aveva una grande squadra costruita sulle basi di quella formazione che trionfò a Madrid nel 1982. Gli azzurri ebbero infatti la meglio sia nella gara d’andata in trasferta a febbraio (0-1) che in quella di ritorno in casa a dicembre (3-0).

Dopo il pareggio 0-0 in amichevole nel maggio 1992, l’Italia registrò un filotto di 6 vittorie consecutive. Prima la doppia sfida nel girone di qualificazioni ai Mondiali di Usa ’94 – dove anche lì, con una selezione di campioni, arrivammo fino alla finale di Pasadena contro il Brasile – poi le molteplici amichevoli dei primi anni 2000. Proprio in questi anni arrivò l’ultimo successo ufficiale azzurro: erano le qualificazioni europee nel novembre 1993.

In quel periodo il Portogallo aveva alcuni talenti, ma la sua filosofia non era ancora sufficientemente concreta e organizzata per giocare alla pari con i giocatori del nostro campionato: la Serie A, infatti, in quel periodo, era la miglior lega al mondo!

L’ultima vittoria dell’Italia contro il Portogallo è datata 6 febbraio 2008: in amichevole, la squadra di Donadoni batté i portoghesi per 3-1 grazie alle reti di Toni, Cannavaro e Quagliarella. Da lì in poi, la situazione si capovolse.

Il Portogallo è cresciuto molto, costruendo attorno a Ronaldo una squadra fenomenale. Noi invece, dopo la vittoria del Mondiale in Germania abbiamo dovuto rifondare e siamo andati in contro ad una delusione dopo l’altra.

Dopo la vittoria 0-1 del Portogallo nel giugno 2015, infatti, gli iberici si sono ripetuti nella Nations League: a settembre 2018 i portoghesi hanno vinto 1-0, in quella che ad oggi è l’ultimo match giocato in trasferta dai nostri ragazzi. Quella fu una delle primissime gare dell’Italia di Roberto Mancini.

L’ultima partita fra Italia e Portogallo è invece il ritorno di quello stesso girone di Nations League: a San Siro, nel novembre 2018, finì 0-0.

 

Italia e Portogallo, talento e storia: il rischio è massimo

Sia Italia che Portogallo sono due paesi che si nutrono di calcio. In ogni angolo di queste due terre, è possibile trovare un bambino per strada che calcia un pallone.

Ciascuno di quei bambini ama il gioco del calcio. Tutti loro hanno un sogno, ma solo pochissimi eletti riescono poi davvero a realizzarlo. Tanti di quei bambini hanno talento, e una volta su 100.000 capita che ne nasca uno con qualcosa di diverso. Uno in grado di diventare un calciatore professionista e magari di vestire un giorno la maglia della propria nazionale.

È sicuramente il caso dei giocatori che oggi rappresentano le selezioni di Italia e Portogallo, due culture calcistiche per certi versi così simili e per altri invece così distanti.

L’Italia è una delle nazioni più storiche del calcio mondiale. E quindi anche più vincenti. Gli azzurri hanno infatti vinto ben 4 Mondiali nella loro storia (1934, 1938, 1982 e 2006), a cui si aggiungono anche 2 Europei (1968 e 2020).

L’Italia ha sempre avuto grande tradizione, con principi di gioco ben precisi: difesa, cuore e gol in contropiede. Ultimamente però qualcosa è cambiato. Da quando è arrivato mister Mancini, l’Italia non sembra più l’Italia – dal punto di vista della filosofia di gioco.

Con lui come ct, gli azzurri sono diventati una bella squadra da vedere, in grado di vincere e convincere, e soprattutto di divertire e divertirsi. L’Italia ora predilige il possesso palla, il pressing alto e la ricerca degli spazi: non più solo difesa arcigna e ripartenze veloci, ma anche gioco propositivo e coraggio nell’uno contro uno. Questo va un po’ contro quello che abbiamo sempre fatto, ma sta pagando eccome. Ed è una bellezza!

L’Italia ha infatti vinto, sotto gli occhi increduli di molti (non del “Mancio”), gli Europei itineranti disputatisi quest’estate. E con grande merito!

Non abbiamo più il campione, la stella mondiale in grado di decidere la partita da solo. E quindi abbiamo fatto di necessità virtù. La nostra star è il gruppo, il collettivo, la squadra.

Chi è invece ricco di giocatori individuali dallo smisurato talento è il Portogallo.

Nazionale storica ma decisamente meno vincente rispetto a quella azzurra, vanta per tradizione decine e decine di giocatori dalla classe cristallina. Per eccellenza, la squadra più ricca di mezze punte ed esterni d’Europa: ergo, ogni anno nasce un potenziale 7, 10 o 11 in grado di fare la storia di questo paese!

Chi ha senza dubbio contribuito ad alimentare il movimento calcistico portoghese è Cristiano Ronaldo, vincitore per 5 volte del Pallone d’Oro.

Prima e dopo la finale dell’Europeo persa nel 2004 contro la Grecia, il Portogallo ha attraversato anni bui. Nonostante campioni come Figo e Rui Costa, in un Mondiale il Portogallo ha raggiunto al massimo il 4^ posto nel 2006, mentre in tutte le altre edizioni non ha mai superato i quarti di finale!

Discorso diverso invece per gli Europei. Prima della favola azzurra di quest’estate, infatti, è stata proprio la selezione lusitana a trionfare nel 2016 in Francia, superando la nazionale di casa in finale ai tempi supplementari.

Da lì in poi, il movimento calcistico portoghese è tornato a sbocciare, regalando al calcio mondiale giovani di un talento incredibile. La rosa che ha disposizione Fernando Santos è infatti da mani nei capelli, ma oggi questo non basta più. Nel calcio moderno, non sempre vince il più forte; avere i giocatori più bravi aiuta, ma a trionfare è il collettivo. E noi, in questo, possiamo ancora dire la nostra. Per davvero.


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