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Da Baggio a Vlahovic, passando per Chiesa: gli affari sull’asse Fiorentina-Juventus

Diversi i giocatori che negli anni hanno lasciato la Viola per i bianconeri: su tutti il Divin Codino, ma anche Bernardeschi, Chiesa e Felipe Melo

È una storia già vista e rivista, ma ogni volta sembra far sempre più male. Ancora una volta, il figliol prodigo lascia casa, dove è nato, cresciuto e diventato grande. Ma il calciomercato è anche questo: il Dio danaro non perdona, ed ecco di nuovo puntuale la sua sentenza.

La Fiorentina vende ancora, un po’ perché ne ha – sempre – bisogno e un po’ perché non è in grado di resistere a certe cifre. Ci può stare direbbe un tifoso neutrale, ma non un sostenitore viola. Il motivo è molto semplice: dall’altra parte del tavolo, come fosse un crudele scherzo del destino, c’è sempre e comunque la Juventus.

Hai un big e non sei una grande del calcio europeo: cederlo per monetizzare è una scelta logica. Ma non ai tuoi acerrimi rivali. Non di nuovo. Non dopo il 1990.

Questo però è proprio ciò che sta accadendo, come un film già visto, sull’asse di mercato Firenze-Torino. Dopo settimane di trattative intense, infatti, la Fiorentina sta per cedere a titolo definitivo il suo campione, Dusan Vlahovic, alla Juventus. Si parla di cifre enormi – intorno ai 70 milioni di euro – ma il colpo è durissimo per il popolo Viola: per l’ennesima volta, un suo grande talento sta per firmare con la Vecchia Signora.

Calciomercato, Vlahovic alla Juventus: cosa cambia al fantacalcio

 

La cessione più dolorosa: Roby Baggio alla Juventus

Tutto è cominciato nella primavera del 1990, all’alba delle Notti Magiche. E non ce ne voglia il buon Sergio Cervato, la prima bandiera fiorentina a cedere alle avances bianconere dopo oltre 10 stagioni di umili servigi: erano gli anni ’50, era un altro calcio.

La bomba atomica che ha ribaltato mezza Firenze è decisamente un’altra. Come detto, lo scenario è quello della stagione 1989/90. Sull’orlo della crisi economica, il club toscano ha bisogno di soldi, ma ha un asso nella manica a dir poco unico: può vantare in rosa il giocatore del momento, uno dei più forti dell’epoca e, probabilmente, il più grande calciatore italiano della storia: si tratta ovviamente di Roberto Baggio.

Dopo 5 stagioni in maglia Viola, però, il numero 10 ambisce a qualcosa di più. Ama Firenze con tutto il suo cuore, ma deve anche fare i conti con gli obiettivi e le ambizioni internazionali di un calciatore di quel calibro. In più, come detto, la società ha bisogno di soldi.

E alla porta chi c’è? Esatto, proprio la Juventus di Gianni Agnelli.

E pensare che il Divin Codino era già stato venduto al Milan: Galliani aveva fatto tutto alla perfezione, trovando celermente l’accordo economico con l’agente del ragazzo, Antonio Caliendo. L’Avvocato però scopre tutto in extremis, e con una mossa delle sue ribalta completamente la situazione. Berlusconi si fa indietro “da gentiluomo”, e Caliendo strappa un contratto a dir poco clamoroso per l’epoca: triennale da 2 miliardi e 800 milioni di lire all’anno. Non riesce a rifiutare neanche il conte Pontello, per il quale 20 miliardi di lire sono letteralmente oro colato.

Tutto abbastanza normale, se non fosse che in aprile Baggio aveva dichiarato amore eterno alla Fiorentina. Oltretutto, il tempismo dell’annuncio ufficiale non è dei migliori: il 17 maggio 1990, subito dopo la semifinale di ritorno di Coppa Uefa, proprio tra Fiorentina e Juventus.

La città insorge: contestazioni in strada e tifosi ebbri di rabbia contro la società. Urla, sassi e fuoco: è una vera e propria guerriglia che viene placata solo dall’intervento della polizia. Ma ormai è fatta. Nessuno può più farci nulla: Roberto Baggio è un nuovo giocatore della Juventus, con cui vincerà praticamente tutto in 5 anni – compreso il Pallone d’Oro nel 1993.

Il 1990 è un anno spartiacque per queste due squadre. Da lì in poi, l’odio reciproco – soprattutto da Firenze nei confronti della Torino bianconera – diventerà a tratti ingestibile. Una rivalità ormai divenuta storica, viscerale, segnata proprio da quel trasferimento tanto doloroso quanto inevitabile.

 

Gli altri addii: da Bernardeschi a Chiesa, passando per Felipe Melo

Ma non c’è solo Roby Baggio. O meglio, di Divin Codino ovviamente ce n’è solo uno al mondo purtroppo, ma nel corso degli anni ci sono stati altri talenti che, convinti da soldi e blasone, hanno emulato il suo percorso.

Tra i più celebri e recenti, Federico Bernardeschi e Federico Chiesa. Il primo a lasciare Firenze con grande clamore dopo Baggio fu proprio Berna, che nell’estate del 2017 scelse la Vecchia Signora.

Ad aggravare la sua posizione, però, ci furono alcune dichiarazioni piccanti che, unite ad un’intera storia nel settore giovanile della Viola, hanno reso per lui il trasferimento quasi un incubo. Il classe 1994, infatti, aveva giurato amore eterno alla Fiorentina sui social. Evidentemente mentendo.

I tifosi però non dimenticano, tantomeno il web. E quando divenne ufficiale il suo passaggio alla Juventus di Massimiliano Allegri, il popolo toscano insorse nuovamente, maledicendo la proprietà ed insultando il suo ormai ex numero 10.

Situazione molto simile con l’altro Federico, che però di cognome fa Chiesa, quindi figlio d’arte. Proprio per via del passato del papà Enrico, se possibile, l’addio fu ancora più sofferto e pesante – sia da parte del ragazzo che dei sostenitori.

Nell’estate del 2020 però il numero 25 viola ha scelto anche lui la Juventus, vinto dal desiderio di vestire la maglia più titolata d’Italia e di giocarsi da protagonista la Champions League. È ancora presto per dire se la sua sia stata la scelta giusta, ma di certo è su un’ottima strada. Visto anche quanto fatto contestualmente in nazionale.

Se infatti il percorso in bianconero di Bernardeschi è segnato da clamorosi alti e bassi, quello di Chiesa sembra al momento ben più luminoso – infortunio al ginocchio escluso. Miglior giocatore lo scorso anno con Pirlo in una squadra ben diversa da quella che aveva vinto 9 scudetti di fila, il meglio di sé lo ha però dato qualche mese dopo con la maglia dell’Italia. Il ct Roberto Mancini ha puntato forte su di lui e il classe 1997, malgrado la sua ancora povera esperienza in campo internazionale, ha risposto presente. Eccome. Da protagonista, infatti, l’esterno bianconero è stato determinante nella vittoria dell’Europeo. “La Chiesa al centro del villaggio”!

Il nuovo numero 22 della Vecchia Signora non sarà Baggio, ma neanche Felipe Melo. Il centrocampista brasiliano è infatti un'altra pedina che la Fiorentina è stata “costretta” a cedere alla Juve. Era l’estate del 2009, e la Viola dei Della Valle non ha saputo resistere all’offerta di 25 milioni di euro dei bianconeri. La grande plusvalenza nell’affare e l’esperienza non proprio positiva del numero 4 a Torino hanno però placato gli animi in quel caso: un conto è per un italiano lasciare Firenze per la Juve dopo anni in maglia viola ed averle giurato amore eterno, tutt’altro invece è dire addio alla Fiorentina per un giocatore straniero che ha appena disputato due buone stagioni.

Ma non tutti sono uguali. C’è infatti chi, nel corso della storia, è riuscito a dire “no” alla Juventus. Tra i più, si ricorda ovviamente il nome di Giancarlo Antognoni tra gli anni ’70 e ‘80. Agnelli provò in tutti i modi di portalo a Torino, ma il numero 10 rifiutò più volte: leggenda e leader del club, il centrocampista rimase alla Fiorentina per ben 15 stagioni, senza mai “piegarsi” alla grande Juve.

Chissà cosa succederà con Vlahovic, anche se l’affare sembra ormai fatto – salvo imprevisti. Dovesse davvero firmare per la Juventus nel mercato di gennaio, sarà interessante vedere se riuscirà a rispettare le grandissime aspettative che ci sono su di lui, nonostante sia solo un classe 2000. Anche lui non sarà un futuro Pallone d’Oro probabilmente, ma alla Juve basterebbe che l’attaccante serbo riuscisse a ripetere quando fatto in questa prima parte di stagione con Italiano.


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