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Inter, la crescita di Simone Inzaghi: ha già fatto meglio di Conte

Edin Dzeko Inter

Il nuovo allenatore nerazzurro ha portato il club ad un livello superiore: primo in classifica in Serie A e qualificato agli ottavi di Champions League

Dopo la strepitosa vittoria dello scorso anno, l’Inter ha a sorpresa cambiato allenatore. Le difficoltà economiche hanno costretto il club a lasciar andare il condottiero che in sole due stagioni aveva portato il club a quella vittoria dello scudetto che mancava da 10 anni: il suo nome, ovviamente, è Antonio Conte.

Oggi l’ex ct della nazionale è tornato ad allenare in Inghilterra, più precisamente di nuovo a Londra, stavolta però sponda Tottenham. L’Inter ha quindi dovuto trovare in fretta e furia un sostituto che fosse all’altezza. Il profilo giusto è stato individuato in Simone Inzaghi, che tanto bene aveva fatto per anni alla Lazio.

I cambiamenti però non sono arrivati solo in panchina. Sempre per questioni legate al bilancio, il club nerazzurro ha dovuto vendere anche i suoi pezzi più pregiati: vale a dire Lukaku ed Hakimi, che hanno firmato per lidi ben più prestigiosi – rispettivamente Chelsea e Paris Saint Germain. A loro poi si è aggiunta la vicenda Eriksen, che ha così privato l’Inter anche del suo centrocampista di maggior talento.

Ecco quindi che mister Inzaghi è sbarcato al Milano con una squadra decisamente diversa rispetto a quella che aveva vinto la Serie A pochi mesi prima. I dirigenti si sono però mossi per tempo, offrendo al nuovo allenatore sostituti di tutto rispetto: Dzeko, Correa, Calhanoglu e Dumfries.

Ed è con questi giocatori, uniti ai restanti titolari, che Simone Inzaghi ha portato l’Inter, ad oggi, ad un livello superiore rispetto a quanto fatto da Antonio Conte.

 

I numeri danno ragione a Inzaghi: primato, Europa e Supercoppa

Non bastano mai, ma per aprire questo confronto si può cominciare dai numeri.

Qualsiasi statistica si guardi, ad oggi, Simone Inzaghi ha fatto meglio di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter.

In campionato, alla 21^ giornata della stagione 2020/21, Conte era 2^ in classifica dietro al Milan 1^. I nerazzurri avevano totalizzato 47 punti in 21 partite, ma i rossoneri erano in testa a +2 e la Juventus al 3^ posto in ritardo sull’Inter di sole 2 lunghezze. Ciò significa classifica molto più corta e incerta ad inizio girone di ritorno.

Inzaghi invece vanta oggi il primato in solitaria. Dopo 21 gare, l’Inter è infatti davanti a tutti con ben 50 punti conquistati con pieno merito. Al 2^ posto c’è sempre il Milan a -2, ma con una partita in più: i nerazzurri devono infatti ancora recuperare il match di Bologna, quindi sono potenzialmente a +5 sulla seconda della classe. Addirittura, la Vecchia Signora è a -9 (con una gara in più).

Bene anche in Coppa Italia, dove l’Inter si ritrova ai quarti di finale esattamente come un anno fa.

Se però Inzaghi può oggi contare grazie a Conte su una squadra fatta di giocatori vincenti e già diventati campioni una volta, lo stesso discorso non si può fare sul tema Champions League. È proprio in campo europeo, infatti, che si è vista la più grande differenza tra i due allenatori in questa prima parte di stagione.

L’anno scorso, infatti, l’Inter è andata fuori ai gironi, classificandosi addirittura per ultima dietro Real Madrid, Borussia Monchengladbach e Shakhtar Donetsk. Per i nerazzurri di Conte solo 6 punti in altrettante partite e, di conseguenza, niente discesa nemmeno in Europa League.

Tutto un altro mondo invece con Inzaghi, che è riuscito a riportare l’Inter agli ottavi di finale di Champions League dopo 9 anni. Il girone era molto simile: oltre a Real Madrid (che ha vinto il raggruppamento) e lo Shakhtar Donetsk (che è arrivato ultimo), i nerazzurri si sono giocati fino all’ultimo il passaggio del turno con il sorprendente Sheriff. Con 10 punti conquistati, però, è stata proprio la formazione di Inzaghi a chiudere al 2^ posto, pescando così il Liverpool all’urna di Nyon. Sarà una grandissima sfida europea contro i Reds: erano anni che a San Siro non ne vedeva una del genere!

Come se non bastasse, a gennaio l’Inter di Inzaghi ha già conquistato il primo trofeo stagionale. L’anno scorso Conte non ne ebbe l’occasione, ma un conto è partecipare e un conto è vincere: si tratta della finale di Supercoppa Italiana vinta – dominando – contro la Juventus, detentrice della Coppa Italia. I nerazzurri hanno avuto la meglio all’ultimo secondo dei tempi supplementari grazie ad Alexis Sanchez!

 

Questa Inter è bellissima: gioco, entusiasmo e partecipazione

I numeri però in un confronto non sono tutto: contano anche le prestazioni e le modalità con cui vengono portati a casa certi risultati.

La grande differenza sta infatti nel gioco di questa Inter. Il modulo di base è lo stesso rispetto all’anno scorso, il 3-5-2, ma l’interpretazione non c’entra proprio nulla. Nell’idea di calcio dell’ex allenatore biancoceleste, tutti i giocatori devono stare in movimento e scambiarsi la palla con velocità e qualità. Non sarà il tiki-taka di Guardiola, ma un gioco del genere non si vedeva da tempo in Serie A – forse dal Napoli di Sarri.

Handanovic è letteralmente una saracinesca: in campionato infatti l’Inter ha incassato appena 16 gol in 21 partite giocate. Nelle ultime 8 partite di Serie A, i nerazzurri hanno subito 1 solo gol: in casa nella vittoria contro la Lazio. Merito ovviamente anche della difesa, che ha trovato nel terzetto formato da Skriniar, De Vrij e Bastoni una vera e propria certezza. La crescita maggiore in questi mesi l’ha avuta senza dubbio il numero 95, che svolge praticamente un triplo ruolo grazie alla delicatezza del suo mancino e alla facilità di corsa che si ritrova: braccetto di sinistra stretto in difesa, terzino di spinta largo e alto sulla fascia, mezzala di sostegno a Brozovic in fase di palleggio.

Ecco, Brozovic, il metronomo di questa squadra. Il mediano croato si abbassa spesso all’altezza dei difensori centrali per impostare con qualità e visione di gioco: tutte le squadre provano di andarlo a prendere alto, ma nessuna ci riesce realmente. Anche perché il costante supporto delle due mezzali è di qualità e quantità. Barella e Calhanoglu sono un concentrato di agonismo e talento, corsa e tecnica, gol e assist. L’italiano è inamovibile, il turco invece ha sostituito alla grande Eriksen nella posizione di mezzala sinistra/finto trequartista. E il ragazzo si diverte, eccome. In estate tantissimi lo hanno criticato per la sua scelta di lasciare il Milan a favore dei rivali, ma ad oggi ha avuto ragione lui.

Gli esterni invece sono letteralmente delle ali di centrocampo, non dei terzini. Soprattutto Perisic, che sulla sinistra è una spina costante nelle difese avversarie. Veloce ed estremamente atletico, l’esterno croato è diventato un giocatore completo. Arriva sul fondo con una facilità disarmante, e poi per lui mettere un cross è un gioco da ragazzi. Discorso simile per Dumfries, che non sarà Hakimi ma sta facendo davvero bene sulla destra.

E quindi gli attaccanti. Lautaro Martinez è la solita certezza, quel bomber in grado di fare tutto in qualsiasi momento: senza ombra di dubbio, uno dei migliori giocatori della nostra Serie A. Si pensava potesse patire la partenza del compagno Lukaku: tutt’altro. L’argentino ne ha forse beneficiato, così come tutta la squadra a livello di gioco. Già, perché il suo nuovo collega di reparto risponde al nome di Edin Dzeko, un 9 fantastico in grado di rendere perfetto ciò che è già bello. È quel centravanti alla Benzema o Higuain che ti fa girare tutto il sistema: viene a prendere palla basso, la protegge, la gira con qualità indifferentemente a destra o a sinistra, e poi la va a riprendere nel cuore dell’area di rigore. Il bosniaco è una manna dal cielo per Inzaghi!

E infine le alternative che ci sono in panchina. Su tutte, l’eroe della Supercoppa: il Nino Maravilla. Sia chiaro: il numero 7 cileno non c’entra nulla con la parola “riserva”, lui ha tutto per fare il titolare di questa squadra. Solo che si gioca in 11 e il mister deve fare delle scelte. Sanchez è un giocatore unico nel suo genere per qualità, velocità, dribbling e tanto altro. E lo si vede ad ogni palla che tocca.

E poi gli altri, che fanno sempre bene quando vengono chiamati in causa: da Vidal a Correa, da Darmian a Dimarco, da D’Ambrosio a Gagliardini. Alcuni di loro sarebbero titolarissimi in almeno 15 squadre di Serie A. Tutti che si divertono, che si sentono partecipi e che hanno voglia di aiutare in qualche modo. L’atmosfera in casa Inter in questo momento è a dir poco fantastica, anche e soprattutto per merito di Simone Inzaghi.


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