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Inter-Gosens: la storia dei calciatori tedeschi nerazzurri

Robin Gosens Atalanta

Nonostante una situazione di calma apparente, l'Inter ha battuto un importante colpo di calciomercato anche nella sessione di gennaio. I nerazzurri, infatti, si sono assicurati le prestazioni di Robin Gosens dell'Atalanta, che nella giornata odierna dovrebbe sostenere le visite mediche e firmare il suo nuovo contratto. L'ormai ex numero 8 bergamasco, pertanto, andrà a rafforzare la fascia sinistra dell'undici di Simone Inzaghi. Un rinforzo sicuramente importante per la compagine meneghina, che va a proseguire la tradizione di calciatori tedeschi che hanno vestito questa maglia. In particolare, Gosens ha ben otto predecessori, la maggior parte dei quali è concentrata tra gli anni '80 e '90.

Da Szymaniak a Podolski: gli otto tedeschi dell'Inter prima di Gosens

Come accennato, Robin Gosens sarà il nono calciatore tedesco a vestire la maglia dell'Inter. Il club nerazzurro può vantare una buona tradizione da questo punto di vista, in quanto, soprattutto a fine anni '80, ha annoverato nella propria rosa grossi calibri quali Lothar Matthaus e Andreas Brehme, vincitori dello Scudetto dei record con Giovanni Trapattoni, ma anche Karl-Heinz Rumenigge prima e Jurgen Klinsmann dopo. A questi si aggiungono due grandi rimpianti come Hansi Muller e Matthias Sammer e coloro i quali hanno aperto e chiuso il filotto prima di Gosens: Horst Szymaniak e Lucas Podolski.

1. Horst Szymaniak

Nato a Erkenschwick, nella Germania nord-occidentale, il 29 agosto 1934, Horst Szymaniak è stato il primo calciatore tedesco a vestire la maglia dell'Inter, nonché il terzo della storia a trasferirsi in Serie A. Dopo aver vissuto due ottime stagioni col Catania proprio nel massimo campionato, il roccioso centrocampista ha avuto l'occasione di far parte della rosa di Helenio Herrera, fresca di vittoria dello Scudetto del 1963. Per lui, in una stagione, 11 presenze totali, di cui 6 in campionato e 5 in Coppa dei Campioni. Szymaniak, a fine stagione, riesce ad alzare proprio quest'ultimo trofeo, dando un importante contributo in più di una circostanza. Il tutto prima di vivere un'altra esperienza italiana, al Varese, e di chiudere la carriera tra la patria e l'America.

2. Hansi Muller

Per vedere nuovamente un calciatore tedesco in casa Inter passano quasi vent'anni, nel 1982, a due anni di distanza dalla riapertura delle frontiere in Serie A agli stranieri. Nel caso specifico, il club nerazzurro si assicura le prestazioni di Hansi Muller, anch'egli centrocampista come il proprio predecessore, campione d'Europa con la Germania nel 1980 nonché vice-campione del mondo del Mondiale di Spagna vinto dall'Italia. Nonostante le ottime qualità dimostrate allo Stoccarda, a Milano fa più fatica del dovuto, soffrendo soprattutto il difficile rapporto col compagno Evaristo Beccalossi, col quale dire che il rapporto non fosse idilliaco sarebbe un eufemismo. Ado ogni modo, riesce a collezionare 67 presenze tra le varie competizioni, condite da 13 reti.

3. Karl-Heinz Rumenigge

Di tutt'altra caratura il successore di Muller, che sbarca all'Inter nel 1984. I nerazzurri, infatti, riescono a portare in Serie A il due volte Pallone d'Oro Karl-Heinz Rumenigge, il quale, dopo aver vinto tutto con la maglia del Bayern Monaco, decide di vivere una nuova avventura lontano dai confini nazionali. Nell'esperienza meneghina l'attaccante originario di Lippstadt offre, nell'arco di tre stagioni, un saggio di tutte le proprie potenzialità, su tutte la grande esplosività sotto porta, che riesce a centrare in 42 occasioni sulle 107 presenze complessive. Il rimpianto più grande, tuttavia, suo e dei tifosi, è quello di non essere riuscito alzare nessun trofeo con la maglia dell'Inter. Cosa che invece vedrà fare, da avversario e spettatore, nel 2010, quando i nerazzurri vincono la Champions League proprio contro il Bayern Monaco, di cui è presidente onorario.

4. Lothar Matthaus

Al quarto tentativo, nel 1988, il club nerazzurro riesce a far centro in Germania, riuscendo a portare a Milano quello che, ad oggi, è il calciatore tedesco più vincente della storia dell'Inter: Lothar Matthaus. Così come il proprio predecessore, anche il forte centrocampista giunge in Serie A dopo aver vinto tanto con il Bayern Monaco, dove torna in seguito, ma in questo caso riesce ad incidere, e non poco, anche all'ombra della Madonnina. Al primo colpo, infatti, come accennato, centra la vittoria dello Scudetto agli ordini di Giovanni Trapattoni, e in quattro stagioni totalizza 153 presenze e 53 gol, portando nella bacheca meneghina anche una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa. Il tutto, in contemporanea con un Pallone d'Oro e il Mondiale di Italia 1990 con la Germania. Semplici numeri e statistiche che rendono solo in parte l'idea di un leader carismatico dentro e fuori dal campo, capace di trascinare i propri compagni soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà.

5. Andreas Brehme

Nella succitata vittoria del terzo Mondiale della storia della Germania c'è la firma, di rigore, di un altro nerazzurro, che ha vissuto l'esperienza interista nello stesso lasso di tempo di Matthaus. Nella fattispecie si parla di Andreas Brehme, terzino sinistro di grande spinta e abilità in entrambe le fasi (proprio come il neo-acquisto Gosens), anch'egli proveniente dal Bayern Monaco. Pur avendo lo stesso palmares del compagno di squadra, diverse, come è intuibile, sono le statistiche personali: 155 presenze e 12 reti tra le varie competizioni. Inutile sottolineare come anche Brehme abbia lasciato un bel ricordo nella Milano nerazzurra.

6. Jurgen Klinsmann

Nell'estate della vittoria del succitato tredicesimo Scudetto, arriva all'Inter il terzo tedesco della rosa di Giovanni Trapattoni: Jurgen Klinsmann. In particolare l'attaccante proveniente dallo Stoccarda va a rafforzare un reparto rimasto orfano di Ramon Diaz, uno dei principali artefici del successo della stagione precedente. La permanenza nerazzurra, così come per i connazionali, si protrae fino al 1992, e anche lui contribuisce alla vittoria della Supercoppa Italiana e della Coppa Uefa: il bottino personale è di 123 presenze e 40 gol. In seguito veste, in Italia, anche la divisa della Sampdoria, oltreché quelle di Monaco, Tottenham, Bayern Monaco e OC Blue Star, in America.

7. Matthias Sammer

Altro grande rimpianto in casa nerazzurra e senza dubbio Matthias Sammer, che arriva a Milano contestualmente all'addio dei suoi tre connazionali predecessori, nel 1992. Il tutto dopo che il cartellino era stato acquistato un anno prima, ma il tesseramento non si era reso possibile perché i tre slot previsti per gli stranieri erano occupati. Ad ogni modo la presenza del centrale tedesco è quasi impalpabile, viste le sole 12 presenze, condite comunque da 4 reti. Dopo sei mesi decide di tornare in patria, al Borussia Dortmund, dove vince Champions League e Pallone d'Oro, lasciando l'amaro in bocca a chi non ha pienamente creduto in lui e ai tifosi che non hanno potuto apprezzarne a pieno le qualità.

8. Lucas Podolski

Poco da dire sull'ex Bayern Monaco e Arsenal, capace di realizzare tanti gol e vincere tanto a livello nazionale sia in patria che in Inghilterra. Dopo aver raggiunto l'apice con trionfo al Mondiale di Brasile 2014, nel gennaio 2015 un'Inter in piena fase di stallo sotto tutti i punti di vista si affida ai colpi di Podolski. Il rientrante allenatore nerazzurro Roberto Mancini punta tanto sull'esperienza dell'ex enfant prodige del Colonia, ma le aspettative vengono disattese, vista la tanta incostanza e un solo gol, seppur decisivo contro l'Udinese, in 16 apparizioni. Ora è il turno di Gosens, campione dal valore indiscusso come molti dei suoi predecessori. Tuttavia, come sempre, sarà il campo a decretare che tipo di ricordo lascerà a Milano, appena avrà recuperato dal proprio infortunio.


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