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Serie A, protocollo anti Covid: quando si rinvia la partita e il ruolo delle Asl

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La Serie A vara il nuovo protocollo anti Covid-19: con un minimo di 13 giocatori negativi (di cui almeno un portiere), le squadre dovranno scendere in campo

La confusione è tanta e, purtroppo, la colpa è un po' di tutti. In ogni caso, la strada che la Lega Serie A vuole percorrere sembra abbastanza chiara: di fermare il campionato non se ne parla, salvo situazioni di emergenze ingestibili.

Ecco quindi che in giornata la Lega ha appena varato un nuovo protocollo sanitario anti Covid-19, proprio con l'obiettivo di limitare al massimo i dubbi e fare chiarezza.

Cosa dice il protocollo anti Covid

Per tutelare la sicurezza e la salute dei calciatori, degli staff, degli arbitri e degli addetti ai lavori, queste sono le nuove disposizioni in caso di positività per la stagione sportiva 2021/2022:

1 – In caso di uno o più positivi al virus all'interno della stessa società, le partite si disputeranno regolarmente se la squadra in questione avrà un minimo di 13 giocatori negativi (di cui almeno 1 portiere) tra quelli iscritti alla Prima Squadra e quelli della Primavera (se nati entro il 31 dicembre 2003);

2 – Se il club non disporrà di almeno 13 giocatori negativi, sarà la Lega a decidere il da farsi;

3 – Se una squadra con almeno 13 giocatori disponibili (di cui almeno 1 portiere) non scenderà in campo, la Lega sanzionerà la sconfitta a tavolino per 3-0;

4 – Ciascuna società dovrà inviare alla Lega i moduli che dimostrino la positività dei giocatori entro la mezzanotte del giorno precedente al giorno di gara.

 

Perché le Asl bloccano alcune trasferte

Purtroppo però non è così semplice: mancano accordi e protocolli univoci tra Lega ed Aziende Sanitarie Locali.

Nonostante il protocollo sanitario appena emanato, le Asl locali detengono ancora un grande potere: questi enti, infatti, valutano in maniera autonoma gli eventuali fattori di rischio, e decidono di conseguenza. Le regole dell'Asl sono decisamente meno chiare: non ci sono numeri precisi circa giocatori positivi o negativi, ma solo indicazioni di base sui rischi sanitari. Ergo, se l'Asl teme che la situazione possa diventare pericolosa, ferma la squadra e le impedisce di partire e di scendere in campo. Le Asl decidono in maniera indipendente dalla Lega, nonostante essa abbia appena varato l'ennesimo protocollo non fraintendibile.

E' ad esempio il caso del Torino oggi, che non è potuto scendere in campo contro l'Atalanta per giocare la 20^ giornata di Serie A. L'elevato numero di positivi in squadra (più i contatti stretti) hanno portato l'Asl piemontese a fermare i granata ed impedire loro la trasferta a Bergamo, nonostante la Dea stesse regolarmente aspettando sul campo i propri avversari.

Stessa cosa è successa l'anno scorso con il Napoli: l'Asl campana ha infatti vietato la trasferta a Torino contro la Juventus, ma secondo il nuovo protocollo la squadra partenopea sarebbe dovuta assolutamente scendere in campo visti i ben più di 13 giocatori negativi a disposizione del tecnico.

Nella speranza che questo protocollo aiuti a far chiarezza e a proseguire il campionato, di sicuro bisogna anche capire dove e come possono muoversi le Asl: senza il loro via libera le squadre non possono presentarsi in campo, ma se non lo fanno rischiano la sconfitta a tavolino.

Serve unità d'intenti. Ora più che mai.

 

Leggi anche: Serie A, le regole per andare allo stadio


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