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Playoff mondiali, come arriva l’Italia al momento decisivo

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Gli azzurri si preparano alla sfida con la Macedonia del Nord, nella speranza di giocarsi anche la finale contro la vincente di Portogallo-Turchia

Ci si è interrogati tanto negli ultimi mesi su come l’Italia, ed il movimento calcistico italiano in generale, sarebbero arrivati a questo appuntamento. La risposta però ormai conta poco: come stiamo, stiamo. Il momento decisivo è arrivato. Siamo giunti ad un punto di non ritorno: tra pochi giorni sapremo se la nostra Nazionale ci porterà in Paradiso o, per la seconda volta consecutiva, all’Inferno.

Giovedì 24 marzo alle ore 20.45 l’Italia ospiterà la Macedonia del Nord allo Stadio Renzo Barbera di Palermo. La gara è secca, ad eliminazione diretta: chi vince accede alla finale playoff, chi perde se ne torna a casa senza il Mondiale. Con una vittoria sui macedoni, gli azzurri affronteranno all’ultimo atto la vincente tra Portogallo e Turchia martedì 29 marzo – comunque vada, in trasferta.

Ma adesso basta parlare, ora tutti si aspettano i fatti: ne abbiamo bisogno. L’Italia c’è. È pronta. Deve esserlo. Contro la Macedonia del Nord, gli azzurri scenderanno in campo per quello che deve essere assolutamente solo il primo step. Il primo atto.

Nella speranza di superare con merito questo primo ostacolo, poi ci aspetterà probabilmente un avversario di tutt’altra caratura ed esperienza: il Portogallo di Cristiano Ronaldo e compagnia, favorito sulla Turchia di Calhanoglu e Demiral.

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La situazione fisica dell’Italia: infortuni e assenze importanti

Senza troppi giri di parole, l’Italia non è al top della forma fisica. Anche gli avversari hanno delle assenze importanti (squalificato Elmas nella Macedonia, infortunati Ruben Neves e Ruben Dias nel Portogallo), ma in queste situazioni si tende a guardare in casa propria.

Già da mesi si sa del grave infortunio al ginocchio di Federico Chiesa, stella della Juventus e protagonista indiscusso della vittoria dell’Europeo. A lui però, nelle ultime settimane, si sono aggiunti ulteriori ragazzi con problemi fisici.

Sempre per quanto riguarda la maglia bianconera, il ct Mancini deve fare i conti con gli acciacchi dei non più giovanissimi Bonucci e Chiellini. Il numero 19 non riesce ad allenarsi con continuità, ma per qualità e leadership è stato convocato lo stesso dal tecnico: probabilmente sarà a disposizione solo per un’eventuale finale. Discorso simile per il capitano azzurro, che è appena tornato in campo con la Vecchia Signora raggiugendo una leggenda come Scirea per numero di presenze con la maglia della Juventus (552). Il numero 3 è a disposizione fin da subito, ma va usato con cautela.

I problemi in difesa però non finiscono qui. All’assenza di Spinazzola, che non è ancora rientrato in campo con la Roma dopo il grave infortunio subìto proprio all’Europeo, si è aggiunta anche quella dell’altro terzino titolare: distorsione al ginocchio per Di Lorenzo, che non ha potuto dunque rispondere alla convocazione del mister. Al suo posto, chiamato in extremis De Sciglio.

Come se non bastasse, ci si è messo anche il Covid-19. Da giorni Manuel Locatelli è positivo e in isolamento: Allegri infatti non ha potuto utilizzarlo nella sfida casalinga contro la Salernitana. Vista la sua importanza a centrocampo, però, il ct Mancini lo ha incluso ugualmente nei lista dei 33: dovesse recuperare in tempo, sarà sicuramente convocato per la prima o – si spera – per la seconda partita.

Dei giocatori che erano presenti a Wembley la scorsa estate, mancherà anche Federico Bernardeschi, che fu estremamente decisivo dal dischetto: l’esterno della Juventus è infatti appena rientrato da un lungo infortunio, e Mancini ha preferito dar spazio a giocatori più in forma come Zaccagni e Politano.

Di contro, tornano Nicolò Zaniolo e Stefano Sensi. I due centrocampisti avevano infatti dovuto rinunciare alla competizione per un infortunio: oggi però si sono ripresi e stanno giocando con continuità, e quindi saranno a disposizione del ct. Il giocatore della Roma può fare sia la mezzala che l’esterno d’attacco, mentre invece il neo-acquisto della Sampdoria – in prestito dall’Inter – può ricoprire con qualità e personalità tutti i ruoli del centrocampo.

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La situazione mentale dell’Italia: siamo pronti

Se dal punto di vista fisico potevamo stare meglio, l’Italia è di certo pronta dal punto di vista mentale. Tutti, dai più esperti ai più giovani, sanno dell’importanza di questa partita: per alcuni di loro potrebbe essere l’ultima occasione di disputare un Mondiale. Inoltre, vista la delusione agli spareggi a fine 2017, gli azzurri sanno che non possono sbagliare di nuovo: un paese intero, dopo tutto quello è accaduto in questi ultimi 2 anni, ha un bisogno quasi vitale di vedere la Nazionale italiana di calcio ai Campionati del Mondo.

A fine novembre, quando l’Italia pareggia senza reti in Irlanda del Nord perdendo così il primato in classifica a favore della Svizzera, la situazione era a dir poco incandescente. Gran parte del pubblico italiano si è riversato contro i giocatori e contro mister Mancini, senza se e senza ma. D’altronde si sa, in Italia la memoria è corta: solo altrettanti 4 mesi prima, infatti, gli azzurri diventavano Campioni d’Europa per la seconda volta nella storia, battendo ai calci di rigore l’Inghilterra a Wembley.

Nel frattempo però è passato del tempo. Il campionato di Serie A è arrivato alla sua fase conclusiva e gli animi si sono un po’ calmati nei confronti della nostra nazionale. La Federazione ha anche concesso a Mancini qualche giorno di raduno per compattare il gruppo.

Il raduno di qualche settimana fa ha sicuramente aiutato i ragazzi, cementando il gruppo e facilitando le scelte di Mancini. In quell’occasione, infatti, il ct ha fatto le sue ultime valutazioni, guardando e parlando con i singoli giocatori: da quei giorni è emersa la lista dei 33 che saranno a disposizione del tecnico, il quale dovrà poi sceglierne 23 da portare con sé contro la Macedonia del Nord e poi – salvo imprevisti – contro la vincente di Portogallo-Turchia.

Ruolo molto importante lo giocherà l’ambiente. Perché si sa, il nostro paese è così. Un giorno vinci i Campionati Europei meritatamente e allora sei la squadra più forte del pianeta; il giorno dopo invece arrivi secondo nel tuo girone dietro la Svizzera e diventi automaticamente una squadra scarsa. Di certo fallire la qualificazione ai Mondiali per la seconda edizione consecutiva – dopo quella in Russia nel 2018 – sarebbe un disastro, economico e non, ma non si può dimenticare quanto fatto da questi ragazzi la scorsa estate.

Mancini ha compiuto un lavoro straordinario, ed ora non lo si può attaccare al muro solo perché rischia di non farci andare al Mondiale. Sarebbe una brutta batosta, certo, ma guai a incolpare il nostro tecnico circa le sue scelte o il nostro gioco: proprio questi, infatti, sono stati gli aspetti che ci hanno permesso di sollevare la coppa ad inizio luglio sotto il cielo di Wembley, davanti agli inglesi.

L’Italia c’è. È pronta, ha voglia di rifarsi e di dimostrare la sua forza e la sua storia. Metterà di sicuro in campo la sua qualità, le sue idee di gioco, la sua personalità e – qualsiasi cosa accada – tutto il suo cuore.


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