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Che fine ha fatto?

Che fine ha fatto Chicco Macheda? Il pupillo di Ferguson rinato al Panathinaikos

“Che fine ha fatto?”. Ce lo chiediamo di un amico che non si fa più sentire dopo che ha copiato i compiti di latino per tutto il liceo, del pantalone dell'abito della laurea che tua madre ha messo in un posto sicuro e che probabilmente verrà ritrovato dai tuoi nipoti, di quella ricevuta di pagamento della multa che è “sempre stata lì” ma ora che ci è arrivata la mora per non averla pagata sembra essere stata ingoiata dall'etere. Ce lo chiediamo anche per quei calciatori che sembrano destinati a prendere a pallate tutti per un'era calcistica ma che dopo pochi attimi di gloria si dissolvono come neve al sole.

Che fine ha fatto è proprio il nome che abbiamo voluto dare a questa rubrica. Per ricordare insieme quei talenti che hanno abbacinato tutti agli esordi e che ora sono dispersi in qualche campo di periferia o come direbbe qualcuno: “hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro al bar“.

Dopo avervi narrato le vicende di Hachim Mastour  svincolato e poi accasatosi in Serie B marocchina in quella che sembra la discesa di un piano inclinato senza fine, oggi vogliamo parlarvi di chi ha toccato il fondo ed è riuscito pian piano a risalire. Federico Macheda, nato a Roma il 22 agosto del 1991; segni particolari: primo gol in carriera da professionista segnato all'esordio con la maglia del Manchester United di Sir Alex Feguson. Prima di ripercorrere i primi passi della carriera di Macheda, soffermiamoci sulla fotografia del gol appena citato. Premier League, annata 2008/2009 il Manchester United si sta giocando il titolo contro il Liverpool. I Red Devils sono sotto nel punteggio contro l'Aston Villa ad Old Trafford, il tabellone dice 1-2. Ferguson al minuto 61 getta nella mischia un diciassettenne di nazionalità italiana con il 41 sulla maglia, sostituendo un impalpabile Nani. Prima Cristiano Ronaldo pareggia, siglando la doppietta personale, poi al 91′ proprio il ragazzo con il 41 fa esplodere la gioia dell'Old Trafford: 3-2. Una rete da predestinato.

La storia calcistica di Federico Macheda inizia nel 2001 nelle giovanili della Lazio che è anche la sua squadra del cuore. Il ragazzo è promettente e fa vedere tutte le sue capacità fin dai primi passi sul prato verde. Così trascorre le sue prime annate a Roma sognando la maglia che era stata del suo idolo, Boksic. I biancocelesti però, complici anche alcune regole italiane che impediscono di far firmare un contratto da professionista prima dei 16 anni, non riescono a trattenere il talento di Chicco. Le sirene inglesi irretiscono il ragazzo e quando lo United bussa alla sua porta, non si fa scappare l'occasione della vita. Così dopo essersi affermato in primavera sotto la guida di Ole Gunnar Solskjaer, viene convocato in prima squadra. Così arriviamo al gol raccontato pocanzi, un gol che avrebbe dovuto lanciarlo verso una carriera ben diversa.

Dopo la gara contro l'Aston Villa e la prima convocazione in Champions League, è decisivo anche contro il Sunderland dove da subentrato segna il gol dell'1-2 regalando ancora i tre punti ai rossi di Manchester. Un altro gol da predestinato. Ferguson se lo gode e iniziano a sprecarsi i paragoni, uno su tutti quelli con il suo compagno di squadra, Cristiano Ronaldo, arrivato anche lui minorenne in Inghilterra e che per primo si espone, esaltandolo come suo erede. Spesso però come già abbiamo raccontato nel precedente capitolo di questa rubrica, il destino gioca brutti scherzi e i gol da predestinato sono solo delle trappole dalle quali i più non riescono più a liberarsi. Serve testa, voglia, dedizione e capacità di reagire agli eventi avversi. Dopo l'esordio, Macheda resta allo United per un altro anno e mezzo. Il confronto con i compagni di squadra molto più forti ed esperti di lui (parliamo di campioni del calibro di Rooney e Van Persie), fanno si che le sue apparizioni siano pochissime e i gol ancora meno. Così il Manchester United, gli dà la possibilità di crescere a casa, in Italia, in prestito alla Sampdoria per far sì che il ragazzo si affermi e diventi il trascinatore del futuro.

In blucerchiato nella testa di Macheda viene insinuato un tarlo: lui è un calciatore dello United e con la Sampdoria la salvezza può raggiungerla da solo, magari anche giocando su una gamba. Ma in una squadra di calcio un ragazzino talentuoso può fare la differenza se l'ambiente è sano, di certo non si può pretendere che risolva problematiche ben più profonde di quelle in campo. La sua avventura a Genova è disastrosa, solo una rete messa a segno in Coppa Italia e i gol da predestinato sono stati sostituiti da tanti dubbi sul proprio futuro. Da questo momento in poi la carriera di Chicco è un girovagare di prestiti tutt'altro che fortunati che iniziano con il QPR, passano per lo Stoccarda e terminano con il Birmingham dove il talento romano riesce ad affermarsi in metà stagione e realizza 10 gol in 18 presenze. Al termine dell'annata calcistica, dopo una girandola così lunga di prestiti Macheda capisce che il Machester United non vuole più puntare su di lui. Viene venduto al Cardiff City, dicendo addio al sogno iniziato con il primo contratto da professionista.

Federico però non molla mai del tutto e soprattutto non si lascia andare. In Galles fa una stagione dignitosa, ma nonostante questo viene comunque mandato in prestito ancora una volta. Poi se lo accaparra il Novara, ma l'aria italiana sembra fargli solo del male e non riesce a spiccare il volo neanche in Serie B. Il contratto con i piemontesi scade ed è qui che dopo tanto girovagare il nostro Ulisse trova la sua Itaca. E dove può trovarsi Itaca se non in Grecia?  Crede in lui il Panathinaikos che gli da speranza come il proverbiale verde di cui è tinta la sua maglia. È il 2018, sono passati 9 anni da quel gol all'Aston Villa e la storia di quello approdato sull'Egeo sembra quella di un altro calciatore. Oggi, 4 anni dopo la firma sul contratto, Macheda è un idolo dei tifosi greci e ha messo a segno 30 gol nelle 83 gare con la maglia del Pana.

La storia di Chicco Macheda ci lascia una serie di spunti su cui fare riflessione. Non sempre un ragazzo di 17 anni che fa meraviglie all'esordio diventerà il fenomeno del futuro. I ragazzi di talento vanno tutelati, accompagnati e supportati anche quando smettono di segnare gol da predestinati e iniziano ad avere delle difficoltà dettate dalle pressioni a cui sono sottoposti. Se pensi di diventare Cristiano Ronaldo e ti ritrovi ad essere “solo” Macheda, puoi buttare all'aria il tuo futuro o cercare di salvare il salvabile, ripartire ed continuare ad essere semplicemente quello che sei, possibilmente con i sorriso sulle labbra. Perché una volta toccato il fondo, si può solo risalire e questo Macheda lo sa bene.

 

 


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