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Italia, oggi è l’11 luglio: da Spagna ’82 ad Euro 2020, fino alla delusione mondiale odierna

Paolo Rossi nazionale Italia

L’11 luglio del 1982 l’Italia ha vinto i Mondiali, e si è ripetuta lo stesso giorno di solo un anno fa salendo sul tetto d’Europa: questa la situazione azzurra attuale 40 anni dopo

Ci sono giorni che non possono essere come gli altri. Ci sono giorni che, per ovvie ragioni, sono indimenticabili. Date che rimarranno per sempre nel cuore degli appassionati di calcio, nel bene o nel male. Uno di questi è sicuramente la data di oggi, l’11 luglio.

Questa giornata così speciale per noi italiani non ci ha regalato una sola gioia, ma ben due. Grandissime. I tifosi azzurri sono abituati a soffrire, a piangere e a cadere, ma sappiamo molto bene anche come si esulta, come si gioisce e come si vince. La storia ce lo dimostra, la storia è con noi.

Proprio l’11 luglio del 1982 infatti, 40 anni fa esatti, la nazionale italiana di calcio guidata dal mitico Enzo Bearzot ha vinto la terza Coppa del Mondo della sua storia, superando al Santiago Bernabeu di Madrid, la capitale della Spagna, la grande Germania. Un successo a dir poco clamoroso, eroico, magico.

Non è tutto però, perché il destino aveva in serbo ancora qualcos’altro per i nostri colori. Sempre l’11 luglio, ma di un anno fa, il 2021, l’Italia tornava sul tetto d’Europa, vincendo per la seconda volta nella sua storia i Campionati Europei – i primi nella loro nuova formula itinerante. Battuta ai calci di rigore l’Inghilterra a casa sua, nel mistico teatro di Wembley, a Londra.

Ovviamente, però, non può sempre esser tutto rose e fiori, specie quando si parla di Italia. Dopo la vittoria di un anno fa, la squadra di Mancini ha toppato clamorosamente, non qualificandosi per la seconda volta consecutiva – dopo la delusione di 5 anni prima con Ventura – ai prossimi Mondiali, che si giocheranno tra novembre e dicembre 2022 in Qatar.

Come detto dunque, o si piange o si gioisce. C’è un tempo per tutto. Ma noi siamo l’Italia, e qualsiasi cosa accadrà ci rialzeremo sempre. Magari proprio un prossimo 11 luglio. Ancora una volta, tutti insieme.

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11 luglio 1982: il terzo Mondiale nel nome di “Pablito” Rossi

Il terzo Mondiale nella storia dell’Italia è un qualcosa di unico. Come poi lo sono un po’ tutti i grandi successi, ma questo forse un po’ di più. Per l’atmosfera magica, per le squadre affrontate, per il gruppo davvero speciale. Quella cavalcata ha indubbiamente segnato una generazione, che ancora oggi ricorda in maniera indelebile dov’era e con chi durante le partite decisive.

Sotto la guida del professor Enzo Bearzot, il Mondiale dell’Italia inizia con qualche difficoltà. Nel primo girone eliminatorio siamo sorteggiati con Polonia, Camerun e Perù: decisamente non tre corazzate. Clamorosamente però, sempre nella città di Vigo, gli azzurri non vincono neanche una partita: 3 pareggi per l’Italia, che chiude il girone a stento al secondo posto in classifica con soli 3 punti conquistati sul campo e sole 2 reti realizzate in 3 partite – Bruno Conti e Ciccio Graziani.

Poi però inizia il Mondiale di Paolo Rossi. E allora anche quello dell’Italia.

I risultati del primo girone portano la squadra di Bearzot a doversela vedere ora nel gironcino, al Camp Nou di Barcellona, con niente meno che l’Argentina di Maradona ed il Brasile di Zico. Peggio ovviamente non poteva andare.

Alla prima partita, però, ci liberiamo meritatamente dell’Albiceleste: 2-1 siglato Tardelli e Cabrini. Ci giochiamo quindi tutto nella seconda ed ultima partita, quella contro il Brasile favorito per la vittoria finale. I verdeoro sono una squadra formidabile, ma il piccoletto della Juventus ha ben altri piani quel pomeriggio. Inutili le reti Socrates e Falcao, l’Italia trionfa per 3-2 grazie alla fantastica tripletta di Paolo Rossi – da allora, soprannominato “Pablito”.

L’Italia vince quindi alla grande il proprio gruppo, qualificandosi per le semifinali. Qui ritrova la Polonia di Boniek, dopo aver pareggiato per 0-0 all’esordio nel torneo. Forti delle due vittorie precedenti contro le sudamericane, però, la formazione di Bearzot sta troppo bene, sia da un punto di vista mentale che fisico. Gli azzurri regolano infatti facilmente i polacchi per 2-0. Le reti? Manco a dirlo, doppietta di Pablito.

E quindi la finalissima contro la Germania Ovest, proprio in data 11 luglio 1982 allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid.

I tedeschi hanno una squadra completa, ma in quell’estate l’Italia era davvero invincibile. Avremmo anche avuto la possibilità di passare in vantaggio nei primissimi minuti del match, ma Cabrini sbaglia un calcio di rigore tirando fuori. I ragazzi di Bearzot però non si fanno scalfire neanche da questo.

Succede tutto nel secondo tempo. Ad aprire i giochi è ovviamente Paolo Rossi, poi il raddoppio di Tardelli – da cui la celebre esultanza – e infine ci pensa Altobelli in contropiede a chiudere i giochi. È 3-0 e la Germania Ovest è in ginocchio, come ben sottolinea festante il nostro presidente della Repubblica Sandro Pertini, presente in tribuna. Inutile la rete nel finale dal dischetto di Breitner.

3-1 ai tedeschi e l’Italia è sul tetto del mondo. Terzo Mondiale per gli azzurri, che tornano a casa da Spagna 1982 con la bellissima Coppa del Mondo.

 

11 luglio 2021: torniamo grandi con l’Europeo di Mancini

Questa invece è una vittoria forse ancor più inaspettata, vista la situazione attuale del movimento calcistico italiano.

Dopo il fallimento nel 2017 di Gianpiero Ventura, a riprendere in mano una formazione ormai sottoterra è Roberto Mancini. Il percorso per il nuovo ct è stato lungo e tortuoso, ma ne è valsa la pena. Tra qualificazioni e Nations League, tra raduni ed amichevoli, Covid-19 permettendo, si arriva quindi agli Europei del 2021, originariamente in programma per l’estate del 2020 ma poi spostati proprio per la diffusione del virus.

Nel caso dell’Italia, ciò significa un anno in più per prepararsi, per entrare in sintonia e per conoscere nuovi giocatori. Il ct Mancini ha quindi tutto il tempo per fare le sue scelte e, come se avesse già previsto tutto, per arrivare più che pronto alla competizione europea.

Dopo Russia 2018, la Francia è ovviamente la grande favorita. Ma ci sono anche altre nazionali ben davanti all’Italia sulla carta: dal Belgio alla Spagna, dall’Inghilterra al Portogallo, fino alla solita Germania.

Senza guardare in faccia nessuno, però, la nazionale di Mancini inizia il torneo con orgoglio, coraggio e passione – sentimenti tipici di noi italiani. Senza mai fermarsi, né guardarsi indietro. E alla fine ce l’ha fatta.

Tutto è cominciato allo Stadio Olimpico di Roma, che per le prime 3 partite ha fatto da cornice al girone dell’Italia – sorteggiata come testa di serie. Gli azzurri non hanno dato scampo a nessuna delle prime 3 formazioni incontrate: secco 3-0 alla Turchia e poi alla Svizzera. Per non farsi mancare nulla e per conquistare matematicamente il primo posto in classifica, poi, l’Italia ha giocato per davvero anche l’ultimo match del girone: con tante seconde scelte in campo, gli azzurri hanno vinto 1-0 contro il Galles grazie alla rete di Pessina nel primo tempo.

Quindi la fase ad eliminazione diretta, a cui l’Italia accede appunto da vincitrice del proprio girone. L’avversario è abbordabile: l’Austria di David Alaba e Marko Arnautovic. Un po’ a sorpresa, però, è questa una squadra che ci hanno messo più in difficoltà. Abbiamo rischiato davvero tanto nella ripresa, soffrendo la loro fisicità e le loro ripartenze, tanto da chiudere 0-0 e arrivare ai tempi supplementari. Qui però, prima Chiesa e poi Pessina ci hanno regalato il passaggio del turno per 2-1.

Ai quarti una vera e propria corazzata: il Belgio. L’Italia però ha messo in campo le sue doti, attuando semplicemente meglio il piano partita. Prima Barella e poi il fantomatico “tiro a giro” di Insigne: è 2-0 Italia. Sul finale di primo tempo Lukaku accorcia le distanze su rigore, ma noi teniamo alla grande ed eliminiamo l’allora squadra numero 1 del Ranking Fifa.

In semifinale, troviamo la Spagna. Piena zeppa di giovani giocatori di talento, per larga parte della gara non ce la fanno vedere. Non è un vero e proprio tiki-taka, ma un possesso palla intelligente ed efficace volto alla concretezza. I primi a passare in vantaggio, però, siamo ancora una volta noi grazie al gran destro a giro di Chiesa. Poco dopo però la pareggia Morata, e si vai ai calci di rigore: decisivo l’errore proprio dell’attaccante della Juventus, così come la rete del nostro rigorista Jorginho.

E infine la finalissima, come nei sogni più belli. A Wembley, l’Italia sfida l’Inghilterra padrona di casa. Neanche il tempo di finire di cantare l’inno nazionale, che gli inglesi sono già in vantaggio con Shaw. Noi però non molliamo, non è nel nostro DNA: nella ripresa la pareggia infatti Bonucci, che la porta ai tempi supplementari e infine, ancora una volta, ai calci di rigore. Qui sbagliano Rashford e Sancho, ma ad esser decisiva è la parata finale di Donnaruma su Saka.

L’Italia è Campione d’Europa per la seconda volta nella sua storia. Nessuno avrebbe mai potuto prevederlo. Nessuno se lo aspettava dopo l’assenza dal Mondiale in Russia. Nessuno, tranne ovviamente Roberto Mancini.

 

Delusione mondiale: seconda eliminazione consecutiva

E oggi?

In questo preciso momento, l’Italia non sta senza dubbio passando un periodo positivo. Il campionato di Serie A è finito con grande incertezza fino all’ultima giornata, ma i tifosi azzurri hanno ancora negli occhi quando accaduto a fine marzo 2022.

In maniera a dir poco sorprende e clamorosa, infatti, l’Italia è fuori dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Aveva già fatto malissimo nel novembre del 2017, quando a San Siro gli azzurri non sono riusciti ad avere la meglio sulla Svezia, che è quindi andata in Russia l’anno dopo.

Stavolta la delusione però è doppia, poiché l’Italia aveva tutte le carte in regola per fare davvero bene dopo la cavalcata trionfale dell’estate scorsa. La nazionale di Mancini però è arrivata seconda nel girone di qualificazione dopo la Svizzera, e poi non è riuscita a vincere il playoff: non è stata eliminata in finale dal Portogallo – altra sorpresa negativa – ma addirittura dalla Macedonia del Nord al primo turno.

È un fallimento incredibile, che ha portato molti a dubitare proprio del lavoro fatto dal ct. Lo stesso, come dichiarato, ha anche pensato di dimettersi. Ma il suo compito non è ancora stato ultimato. Mancini ha promesso un Mondiale, non “solo” un Europeo. Lo deve al popolo azzurro, ma lo deve anche e soprattutto a sé stesso. Lui che da giocatore con la nazionale non ha mai avuto uno splendido rapporto, vuole rifarsi dalla panchina.

È possibile di certo, ma questo non avverrà il prossimo inverno. Dal 21 novembre al 18 dicembre, le altre nazionali mondiali si daranno battaglia in Qatar per la prima Coppa del Mondo durante il periodo invernale. Ma l’Italia non ci sarà. Ciò significa che la nostra nazionale mancherà ad una competizione del genere per almeno 12 anni, quando sarà la volta dei Mondiali del 2026 che si disputeranno tra Stati Uniti, Canada e Messico.

L’ultima apparizione azzurra ai Mondiali fu infatti in Brasile nel 2014. E fu pessima, poiché andammo fuori subito ai gironi. Ancora peggio, se possibile, fu l’ultimo posto in Sudafrica nel 2010. E pensare che 4 anni prima, a Germania 2006, sollevavamo la Coppa in alto la coppa sotto il cielo di Berlino ancora una volta.

Pare proprio però che la storia dell’Italia sia questa, senza se e senza ma: vincere e poi cadere, soffrire e tornare a gioire. D’altronde noi siamo l’Italia, e nel bene o nel male non c’è davvero nessuno come noi.


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