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Da Ronaldo a Lukaku, da Kakà a Pogba: i campioni che tornano in Serie A

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Questi i top player che sono tornati in Italia dopo le esperienze all’estero: da Ronaldo a Ibrahimovic, da Kakà a Shevchenko, da Buffon a Cannavaro, da Cassano a Balotelli

Spesso si dice che la Serie A non sia più quel grande campionato da far invidia al mondo. Ad oggi, per una questione di soldi e blasone, i migliori giocatori d’Europa scelgono gli altri campionati: Premier League su tutte, ma anche Liga, Bundesliga e Ligue 1.

Tuttavia, se è vero che si ritorna sempre dove si è stati bene, sono da segnalare quei top player che decidono di tornare in Serie A. A volte infatti succede che, per scelte di cuore ed amore incondizionato, grandi giocatori decidano di tornare indietro dopo esperienze all’estero, alcune comunque anche positive. E non solo nel paese in cui più sono stati apprezzati, sia a livello sportivo che ambientale, ma in alcune rare occasioni anche nelle stesse squadre.

Gli esempi più recenti rispondono al nome di Romelu Lukaku e Paul Pogba. L’attaccante belga ha vinto lo scudetto con l’Inter da assoluto protagonista un anno fa, insieme ad Antonio Conte, giocando sicuramente la miglior stagione della sua carriera. Poi nell’estate del 2021 ha deciso di riprovare al Chelsea, ma le cose sono andare tutt’altro che bene. In Premier League il centravanti ha fatto grande fatica, sia a livello personale che di collettivo: ha quindi scelto di rientrare a Milano, anche se in prestito. Lukaku è tornato quindi ad indossare la maglia dell’Inter – con Inzaghi in panchina, ma sempre con Lautaro Martinez al suo fianco in campo.

Discorso simile per il centrocampista francese. Atterrato a Torino nell’estate del 2012, è letteralmente esploso con la maglia della Juventus. Prima Conte e poi Massimiliano Allegri lo hanno valorizzato al massimo, portando il suo valore di mercato ad oltre 100 milioni di euro. Grande cassa quindi per la Vecchia Signora quando il ragazzo ha scelto l’esperienza bis al Manchester United nell’estate del 2016. Ai Red Devils, però, è stata tutt’altro che rose e fiori: i risultati negativi e l’ambiente confusionario, come lui stesso ha ammesso, gli hanno tolto il piacere di giocare al calcio. Gioia che invece ha ritrovato proprio in questi giorni, quando ha deciso di tornare a Torino – dove più è stato amato, vincendo anche coppe su coppe. Se dei suoi ex compagni ora non c’è più quasi nessuno, Pogba ha potuto riabbracciare quello che fin qui è stato uno dei suoi allenatori più importanti in carriera: Max Allegri.

I grandi ritorni in Italia, però, non finiscono qui. Nel passato, ci sono stati molteplici campioni che hanno deciso di ritornare in Serie A. Ecco i più famosi.

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Ronaldo “Il Fenomeno”, dal Real Madrid al Milan

Secondo molti, il vero Ronaldo si è visto solo tra il Barcellona e l’Inter di Moratti. Da lì in poi, l’attaccante brasiliano ha dovuto convivere eccessivamente con i suoi problemi alle ginocchia, che ne hanno inevitabilmente condizionato la carriera – senza però impedirgli di vincere, fra le altre cose, due Palloni d’Oro.

Nonostante ciò, però, al Real Madrid non si possono lamentare. Florentino Perez lo ha acquistato nell’estate del 2002 dai nerazzurri per la bellezza di 45 milioni di euro, cifra mostruosa per l’epoca. In Spagna, “Il Fenomeno” ha fatto faville per un po’, salvo poi andare incontro ai suoi soliti problemi: dalle feste agli infortuni, dalla poca voglia di allenarsi ai problemi di peso.

L’ago della bilancia è stato Fabio Capello. Il mister, passato al Real dopo l’esperienza di Calciopoli con la Juventus, lo ha praticamente messo alla porta. Ha fatto di tutto per cercare di recuperarlo sia da un punto di vista fisico che mentale, ma alla fine ha dovuto accettare la sconfitta. Il brasiliano ha quindi scelto di lasciare Madrid nel gennaio del 2007. Destinazione? Ancora l’Italia. Ancora Milano. Ma stavolta, sponda Milan.

In maglia rossonera, il ragazzo ha ritrovato la voglia di giocare e di divertirsi col pallone. In una squadra costernata di talenti brasiliani, Ronaldo si è trovato perfettamente a suo agio. Nonostante non fosse sempre una delle primissime scelte di Carlo Ancelotti per via della sua condizione fisica, i tifosi del Milan lo ricordano con piacere. “Il Fenomeno” è rimasto al Diavolo per un anno e mezzo, collezionando fra tutte le competizioni 20 presenze, 9 gol e 5 assist.

 

Kakà e Shevchenko, senza Milan non si vive

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Non c’è probabilmente frase migliore di quella del grande Antonello Venditti per spiegare il rapporto tra il Milan e questi due grandissimi giocatori, Kakà e Andriy Shevchenko.

Il primo ad approdare a Milanello è stato l’attaccante ucraino, prelevato dalla Dinamo Kiev nel luglio del 1999. Fenomenale in tutto ciò che faceva, è stato per tanti anni la punta di diamante di una squadra fortissima, in grado di vincere e dominare sia in Italia che in Europa. Tra i tanti trofei vinti, Sheva vanta anche ovviamente la Champions League del 2003, vinta in finale contro la Juventus da assoluto protagonista, ed il Pallone d’Oro l’anno dopo.

Poi però, le strade del Milan e di Shevchenko si sono divise. Complice Ancelotti, l’ucraino ha deciso di seguirlo al Chelsea nell’estate del 2006. Esperienza però non andata bene in Premier League. E così, dopo sole due stagioni, il numero 7 ha deciso di rientrare alla base.

Percorso simile l’ha fatto anche l’altro grande campione rossonero, Ricky Kakà. Il trequartista brasiliano è atterrato a Milano nell’estate del 2003 dal San Paolo, e subito ha mostrato qualcosa che da quelle parti non avevano forse mai visto. Protagonista del Diavolo per anni, ha vinto anche lui la Champions League nel 2007 in finale contro il Liverpool ed il conseguente Pallone d’Oro.

Tuttavia, alla fine, anche lui non è riuscito a resistere alla chiamata dall’estero. Dopo aver rifiutato con grande fatica l’offerta del Manchester City in gennaio, nell’estate del 2009 non riuscì a fare lo stesso col Real Madrid. Ai Blancos però, dovendo condividere il palcoscenico con una vera e propria parata di stelle – una su tutte, Cristiano Ronaldo – è stata più dura del previsto.

Anche lui infatti, dopo 4 anni in Spagna, è tornato in Serie A. Proprio quando il Milan ne aveva più bisogno.

Le esperienze bis sia di Shevchenko che di Kakà, tuttavia, non sono state all’altezza delle precedenti. La situazione societaria era totalmente diversa, e loro invecchiati. Ripetere quanto fatto nei primi anni 2000 era tutto sommato impossibile.

 

La Juventus è sempre la Juventus: il ritorno di Buffon e Cannavaro

Anche Gianluigi Buffon e Fabio Cannavaro sono tornati a casa, in questo caso però alla Juventus.

I due, che hanno condiviso la gloriosa e vincente esperienza dell’Italia al Mondiale di Germania 2006, hanno giocato insieme prima al Parma e poi proprio alla Vecchia Signora. Dopo aver vinto gli scudetti nel 2005 e 2006, però, a causa di Calciopoli c’è stata un vera e propria diaspora: tra i più, proprio Fabio Cannavaro ha deciso di salutare Torino e l’Italia, preferendo il Real Madrid di Capello, partito anche lui.

In Spagna Cannavaro vinse due volte la Liga, salvo poi decidere di tornare sui suoi passi. Nell’estate del 2009 è tornato in prestito alla Juventus per una sola stagione, ma ormai il difensore aveva già dato il suo meglio. In una Vecchia Signora a dir poco non all’altezza, Cannavaro è durato un solo anno prima di trasferirsi negli Emirati Arabi.

Percorso molto diverso invece quello di Buffon, che ha scelto di non lasciare la Vecchia Signora fino praticamente alla fine. Il portiere è rimasto infatti in bianconero, vincendo tutto in Italia, fino all’estate del 2018, quando si è giocato l’ultima carta nella speranza di sollevare la tanto sognata Champions League: il Paris Saint Germain. In Francia, però, non è evidentemente stato bene come pensava.

Ecco quindi che, dopo un solo anno, ha deciso di rientrare a “casa sua”. La Juventus lo ha accolto a braccia aperte, anche se come vice di Szczesny. In bianconero Buffon ha disputato altre due meravigliose stagioni, supportando alla grande i compagni in ogni momento, prima di trasferirsi al Parma – quella che dovrebbe essere l’ultima squadra della sua carriera.

 

Dal Barcellona al Milan, Ibrahimovic completa le 3 big

Davvero clamoroso è stato in passato il ritorno in Serie A e in Italia di Zlatan Ibrahimovic. L’attaccante svedese ha vinto ovunque sia andato: dalla Svezia all’Olanda, dall’Italia alla Spagna, dalla Francia all’Inghilterra, fino all’America. Ma il meglio di sé lo ha dato probabilmente proprio nel nostro paese.

Dopo aver vinto nell’era Calciopoli i due scudetti con la Juventus, ha scelto l’Inter. Qui ha continuato ad alzare trofei da protagonista, diventando a tutti gli effetti uno dei migliori attaccanti al mondo. Lo ha quindi prelevato il Barcellona di Guardiola nell’estate del 2009, ma le cose non sono andate come tutti pensavano.

La convivenza in campo con Messi non ha funzionato e, soprattutto, Ibra e Pep non sono proprio riusciti a trovarsi da un punto di vista comunicativo. Qui è quindi entrato in gioco Galliani, muovendosi last minute e sotto traccia – un po’ come ha fatto per Ronaldinho. Con una magia delle sue, il “Condor” è infatti riuscito a riportare Ibrahimovic in Serie A – ma al Milan. E con questo, le maglie delle 3 big italiane sono state indossate.

La sua prima esperienza in rossonero è stata eclatante. Due anni al top per lui, che è riuscito a riportare il Milan a vincere lo scudetto nel 2011 con Allegri in panchina. Poi le strade si sono divise, ma solo con un “arrivederci”.

Dopo Paris Saint Germain, Manchester United e Los Angeles Galaxy, infatti, Ibrahimovic ha deciso di tornare. L’Italia gli è proprio rimasta nel cuore e la Serie A, evidentemente, non ha un livello così scarso come molti pensano. Nel gennaio 2020 lo svedese ha firmato nuovamente per il Diavolo, un nuovo Diavolo. Dopo i primi mesi di assestamento, incredibilmente, Ibra ha riportato i rossoneri al successo. Stavolta con Pioli in panchina, ed una squadra tutt’altro che la più forte, Zlatan ha fatto un qualcosa di impensabile. Da leader prima ancora che da protagonista in campo, Ibrahimovic ha riportato il Milan sul tetto d’Italia, dove mancava proprio dalla sua ultima esperienza rossonera.

 

Cassano e Balotelli: flop all’estero, riecco la Serie A

Paragonati molto spesso per le loro “giocate” fuori dal campo, Antonio Cassano e Mario Balotelli sono forse due dei più grandi giocatori da “croce e delizia” del calcio italiano recente. Ognuno a modo suo, infatti, ha dimostrato di avere grandi potenzialità, ma senza mai riuscire a sfruttarle a pieno e con continuità.

Cassano ha lasciato la Roma nel gennaio del 2006 per i soldi del Real Madrid. Qui però ha trovato un ambiente pieno di distrazioni, in cui per uno come lui era impossibile lasciare il segno in maniera positiva. A maggior ragione con uno come Capello in panchina. Ai Blancos, infatti, l’attaccante barese ha totalizzato appena 4 gol e 3 assist in 29 partite.

Ha quindi preferito tornare in Italia dopo solo un anno e mezzo, dove il suo talento poteva esser lasciato più libero di esprimersi. Il ragazzo ha vissuto letteralmente una seconda giovinezza alla Sampdoria, arrivando addirittura al 4^ posto nella stagione 2009/10. Le sue prestazione e i suoi numeri da vero fantasista gli hanno fatto riguadagnare anche la convocazione in Nazionale con Prandelli, oltre che le esperienze con Milan e poi Inter. Per poi concludere al Parma e nuovamente alla Samp.

Discorso simile per Balotelli, che invece è ancora in attività. Il classe 1990 si è messo in mostra nell’Inter di Mourinho, ma nel 2010 ha deciso di seguire Mancini al Manchester City. La sua avventura in Inghilterra però è stata troppo altalenante, macchiata ovviamente dai comportamenti fuori dal campo. Dopo due anni e mezzo in Premier League, l’attaccante ha infatti preferito tornare proprio in Italia. E per di più, ancora a Milano. Ma al Diavolo.

Il Milan ha quindi puntato sulla sua rinascita per risalire la china. E ci era anche riuscito, riscoprendo un nuovo Mario. Non è tuttavia durata molto, poiché un anno e mezzo dopo è arrivato il Liverpool.

In ogni caso, Balotelli non ha mai nascosto il suo amore per l’Italia, nonostante i suoi problemi con la Nazionale. Infatti, vi ha fatto ritorno anche una seconda volta più recentemente dopo l’esperienza in Francia – prima al Brescia e poi al Monza.

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