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Che fine ha fatto?

Che fine ha fatto Gerson? Dal “pallone d’oro” alla frode immobiliare

Gerson-Roma

“Che fine ha fatto?”. Ce lo chiediamo di un amico che non si fa più sentire dopo che ha copiato i compiti di latino per tutto il liceo, del pantalone dell'abito della laurea che tua madre ha messo in un posto sicuro e che probabilmente verrà ritrovato dai tuoi nipoti, di quella ricevuta di pagamento della multa che è “sempre stata lì” ma ora che ci è arrivata la mora per non averla pagata sembra essere stata ingoiata dall'etere. Ce lo chiediamo anche per quei calciatori che sembrano destinati a prendere a pallate tutti per un'era calcistica ma che dopo pochi attimi di gloria si dissolvono come neve al sole.

Che fine ha fatto è proprio il nome che abbiamo voluto dare a questa rubrica. Per ricordare insieme quei talenti che hanno abbacinato tutti agli esordi e che ora sono dispersi in qualche campo di periferia o come direbbe qualcuno: “hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro al bar“.

Nei precedenti appuntamenti, siamo passati dal talento sprecato di Mastour, alla rinascita dopo tanto travagliare di Macheda, fino alla carriera sfortunata di un giocoliere come Foquinha. In questo capitolo di questa rubrica quindicinale su calciatori più o meno misteriosi finiti chissà dove, andremo a ripercorrere il percorso di Gerson. Per chi non lo ricorda, Gerson è un calciatore brasiliano acquistato dalla Roma nell'annata 2015/16. La sua carriera inizia nelle giovanili del Fluminense dove incanta per duttilità tattica e capacità tecniche. Arriva in Italia con tantissime aspettative, pagato 17 milioni di euro quando non ha ancora raggiunto la maggiore età. La Roma lo strappa alla concorrenza regalandogli un sogno chiamato Europa. Ebbene sì, per il giovane Gerson la carriera da calciatore è davvero quello che si definisce sogno. La sua famiglia vive in una delle zone più povere del Brasile, dove fame e criminalità regnano incontrastate. Come spesso raccontano gli sportivi provenienti da quelle zone, se nasci lì è molto probabile che tu finisca in galera. Per questo avere del talento in uno sport e coltivarlo è il modo più efficacie per uscire da quel circolo vizioso.

Il grimaldello per aprire la porta del talento di Gerson è suo padre. Dopo averlo visto calciare una bottiglia in caduta dal tavolo, si convince che suo figlio sarà un calciatore. Così abbandona il lavoro e inizia un percorso da allenatore fatto di sacrifici e di corsi pubblici, per tracciare a Gerson la strada per il professionismo. Dal momento in cui viene tesserato dal Fluminense, l'ascesa è così rapida da far venire i capogiri. Gli basta qualche presenza in prima squadra per fare innamorare di lui tutto il mondo del calcio che conta. Così la Roma anticipa tutti, in primis il Barcellona, e lo porta nella capitale in pompa magna. Nel suo contratto c'è addirittura una clausola mai vista prima: un premio cospicuo che andrà a finire nelle casse dei blaugrana (come risarcimento per avergli soffiato il calciatore), se il giovane brasiliano dovesse vincere il pallone d'oro con la maglia giallorossa.

Come dicono i più saggi però, spesso la vera impresa non è salire ma rimanere su. Con il passaggio alla Roma, le cose non vanno proprio nel modo sperato. Nel primo anno addirittura non viene tesserato per un problema burocratico sugli extra comunitari. Nel 2016, seppur sembra piacere a mister Spalletti, trova pochissimo spazio se non nella disastrosa prova contro la Juventus, rivale per lo scudetto. Alex Sandro ne dispone a piacimento in fascia, rivelandone tutti i limiti tattici. Soprattutto, viene messo in discussione il suo ruolo di fantasista visto il suo impiego da mezz'ala di contenimento.

Gerson però, a differenza di molti suoi connazionali è un ragazzo con la testa sulle spalle. Sa cos'è il sacrificio, ricorda benissimo da dove viene e soprattutto sa prendersi le sue responsabilità. Anche per questo continua a credere in se stesso e lotta per conquistarsi il posto in squadra. L'annata successiva con Di Francesco, viene impiegato nel tridente d'attacco ma con attitudine a contenere e gestire più che ad offendere. Si toglie anche qualche soddisfazione, giocando in Champions (6 presenze) e raggiungendone le semifinali seppur non da protagonista assoluto. A fine stagione viene ceduto in prestito alla Fiorentina e nemmeno qui avviene il salto di qualità. Poi il ritorno in Brasile, con il Flamengo dove cerca di recuperare quell'ambizione che in Europa sembra aver smarrito. Della sua avventura italiana gli restano solo i problemi con un'agenzia immobiliare che lo aveva sfrattato dalla sua villa a Roma dopo il mancato pagamento di 4 mensilità. Ancora adesso a distanza di più di cinque anni, tra oneri non pagati e spese legali, il buco lasciato da Gerson è di circa 10 mila euro. Un segno sicuramente più evidente di quello per cui è ricordato sul campo di gioco.

Oggi Gerson è un calciatore dell'Olimpique Marsiglia, nello scorso campionato di Ligue 1, ha giocato 34 partite mettendo a segno 9 gol. Non è diventato e probabilmente non sarà mai il calciatore che all'arrivo in Italia era considerato il più forte della sua annata, ma si è ritagliato una carriera dignitosa senza perdersi d'animo sprofondando nell'oblio. Di certo i tempi in cui la “clausola pallone d'oro” sembrava poter essere sensata sono lontani, ma la sensazione è che nessuno in Europa abbia ancora conosciuto davvero il talento di Gerson, quello che con un solo calcio ad una bottiglia convinse suo padre che da grande avrebbe fatto il calciatore.

 

 


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