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Come cambia il Bologna con Thiago Motta: ritorno al passato con la probabile difesa a 4

thiago motta

Questi i cambiamenti a livello tattico con il nuovo allenatore sulla panchina rossoblu: tra il 4-3-3 ed il 4-2-3-1, senza dimenticare il 3-5-2

Dopo 3 anni e mezzo, è ufficialmente finita l’avventura di Sinisa Mihajlovic sulla panchina del Bologna. Sono state ovviamente stagioni molto particolari, uniche da un certo punto di vista. Se da un lato il club rossoblu si è tolto delle bellissime soddisfazioni in termini sportivi, sul lato umano invece il percorso è stato molto più complicato. La malattia dell’allenatore serbo ne ha limitato le capacità, costringendo spesso la squadra a fare a meno della sua guida – morale e tecnica.

Ora però il presidente Saputo ha deciso: dopo 2 pareggi e 3 sconfitte nelle prime 5 partite della nuova stagione di Serie A, il Bologna ha definitivamente salutato Sinisa Milahjlovic. Ora il mister si prenderà cura di sé stesso, come merita e com’è giusto che sia, in attesa di ritornare alla carica su una nuova panchina per un’altra grande avventura.

Per una storia che finisce, però, ce n’è una che inizia. Dopo alcune valutazioni, il Bologna ha scelto: scartato Claudio Ranieri ed incassato il rifiuto di Roberto De Zerbi, il nuovo allenatore rossoblu sarà molto probabilmente Thiago Motta – rimasto svincolato dal termine della scorsa stagione dopo la salvezza raggiunto con lo Spezia. La trattativa è ai dettagli e in giornata potrebbe già arrivare il sì definitivo: se non dovessero esserci cambiamenti dell’ultimo minuto, il mister firmerà un contratto biennale. La società ha già accettato tutte le sue richieste per quanto riguarda lo staff tecnico.

Potrebbero cambiare tante cose con il tecnico italo-brasiliano in panchina, ma non da subito. Questo perché, salvo imprevisti, domenica pomeriggio contro la Fiorentina allo Stadio Renato Dall’Ara la squadra sarà guidata dall’allenatore della Primavera Luca Vigiani, coadiuvato da Paolo Magani. Tutto ciò in attesa del cambio ufficiale della guida tecnica.

Ma vediamo ora qual è stata la carriera in panchina fin qui di mister Thiago Motta e che cosa cambierebbe con lui in panchina da un punto di vista tattico.

 

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La carriera da allenatore di Thiago Motta: Paris Saint Germain, Genoa e Spezia

Thiago Motta ha appeso gli scarpini al chiodo nell’estate del 2018 dopo l’esperienza al Paris Saint Germain. Il ragazzo ha quindi subito iniziato la carriera da allenatore. Trovandosi bene a Parigi, ha avuto l’opportunità di cominciare partendo dalle giovanili del club parigino, dove è rimasto per una sola stagione.

Nel 2019 ha quindi ricevuto la chiamata dalla Serie A, precisamente dal Genoa: il nuovo allenatore non ci ha pensato due volte ed ha subito accettato, ben contento di ritornare dove era già stato da calciatore. Con la maglia del Grifone, però, le cose sono andate bene: arrivato a fine ottobre, è stato esonerato prima di Natale. La sua avventura in Liguria è durata quindi appena 2 mesi, in totale solo 10 partite: 2 vittorie, 3 pareggi e 5 sconfitte.

Thiago Motta è quindi rimasto svincolato dal dicembre del 2019 all’estate del 2021, quando è stato convocato dallo Spezia. Il mister è quindi arrivato su un’altra panchina ligure tra le mille aspettative, in virtù della sua grande carriera da giocatore internazionale. Thiago Motta ha faticato parecchio a creare ed impostare una propria identità di gioco, tanto che è arrivato vicinissimo all’esonero nel bel mezzo della stagione. Improvvisamente però le cose hanno cominciato a girare, e il mister ha concluso alla grande l’anno sulla panchina spezzina.

La scorsa stagione, Thiago Motta ha collezionato ben 40 panchine – 38 in Serie A e 2 in Coppa Italia. In campionato, il mister ha messo insieme 10 vittorie, 6 pareggi e 22 sconfitte, per un totale di 39 punti che gli sono valsi il 16^ posto in classifica.

A fine maggio 2022, lo Spezia era salvo. Thiago Motta ha portato a termine l’obiettivo richiestogli dalla dirigenza, ma nonostante ciò non è riuscito ad evitare il suo esonero. Le due strade si sono così divise all’inizio dell’estate, con il club ligure che ha preferito puntare oggi su Luca Gotti – che arrivava dalle grandi cose fatte vedere l’anno scorso con l’Udinese.

 

Thiago Motta al Bologna: 4-3-3, 4-2-3-1 o 3-5-2

Thiago Motta non è uno di quegli allenatori ancorati ad un solo ed unico modulo, o almeno questo è ciò che si è visto finora nella sua breve carriera. Il tecnico italo-brasiliano ha giocato sia con la difesa a 3 che a 4, sia con il centrocampo a 2 che a 3, sia con il doppio centravanti che con un’unica punta. Le soluzioni tattiche, insomma, sono molteplici e al momento poco prevedibili.

In ogni caso, lo schema maggiormente utilizzato fin qui da Thiago Motta sembra essere il 4-2-3-1, ma anche lo stesso 4-3-3. In questo caso, la grossa differenza con il 3-5-2 attuale del Bologna parte proprio dalla difesa.

Il club rossoblu, che comunque conosce molto questo schema tattico visto molto spesso nella prima parte dell’esperienza di Mihajlovic, dovrebbe tornare a giocare con soli 2 centrali invece che 3: ciò significa che Medel, difficilmente sostituibile, potrebbe esser messo in grossa difficoltà dagli avversari da un punto di vista fisico. Dando per scontata la presenza del cileno, l’altro posto da titolare dovrebbero giocarselo a questo punto Soumaro, Lucumì e Bonifazi.

Cambia qualcosa anche per i terzini, che saranno chiamati ad un compito maggiormente difensivo e non di tutta fascia: De Silvestri è sicuramente più abituato rispetto ai compagni Cambiaso e Lykogiannis, entrambi soliti giocare più spesso nel centrocampo a 5.

In mezzo al campo, invece, è dove forse ci saranno meno cambiamenti. Due mediani davanti alla difesa più Soriano da trequartista in appoggio alla punta è un modo di giocare che a Bologna conoscono bene. Dovessero invece esserci 3 uomini più o meno in linea, a farne le spese potrebbe essere proprio il capitano rossoblu – più bravo ad inserirsi in avanti che a stare in mezzo al traffico ad impostare ed interdire. Oltre a Schouten e Dominguez titolarissimi, potrebbe quindi beneficiarne il nuovo arrivato Moro.

Discorso diverso per l’attacco, che rischia di esser stravolto. Niente più due punte vicine ma un unico centravanti con due esterni offensivi. Arnautovic rimane ovviamente il punto fisso, ma rischia di partire col piede sbagliato l’avventura del giovane Zirkzee, appena arrivato dal Bayern Monaco: l’attaccante non giocherà titolare con la presenza dell’austriaco, e con una sola punta sarebbe lui a farne le spese.

Ne gioverebbero invece gli attaccanti esterni rossoblu. Su tutti Riccardo Orsolini, che ritroverebbe quasi certamente una maglia da titolare largo a destra. Partito anche Skov Olsen in estate, è l’unico esterno offensivo mancino di ruolo. Dall’altra parte, rientrano in gioco le candidature dei vari Barrow, Sansone e dello stesso Vignato. In particolare proprio il numero 99, partito male in quest’avvio di stagione ma con tanta voglia di riscatto: giocando largo a sinistra, e magari con un folto centrocampo a 3, avrebbe tutto per far male alle difese avversarie senza un eccessivo dispendio di energie.

Qualora invece Thiago Motta dovesse decidere di continuare con il 3-5-2, o 3-4-1-2 che dir si voglia, non cambierebbe nulla per il Bologna attuale. Il tecnico ha già utilizzato questo modulo sia al Genoa che allo Spezia e, forse, potrebbe essere la soluzione tattica più adatta per il momento che sta attraversando questa squadra. Ad oggi, però, questa sembra l’ipotesi tattica meno probabile.


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