Che fine ha fatto?

Che fine ha fatto Francesco Grandolfo: il bomber che illuse il Bari con una tripletta

Che fine ha fatto Francesco Grandolfo: il bomber che illuse il Bari con una tripletta

“Che fine ha fatto?”. Ce lo chiediamo di un amico che non si fa più sentire dopo che ha copiato i compiti di latino per tutto il liceo, del pantalone dell'abito della laurea che tua madre ha messo in un posto sicuro e che probabilmente verrà ritrovato dai tuoi nipoti, di quella ricevuta di pagamento della multa che è “sempre stata lì” ma ora che ci è arrivata la mora per non averla pagata sembra essere stata ingoiata dall'etere. Ce lo chiediamo anche per quei calciatori che sembrano destinati a prendere a pallate tutti per un'era calcistica ma che dopo pochi attimi di gloria si dissolvono come neve al sole.

Che fine ha fatto è proprio il nome che abbiamo voluto dare a questa rubrica. Per ricordare insieme quei talenti che hanno abbacinato tutti agli esordi e che ora sono dispersi in qualche campo di periferia o come direbbe qualcuno: “hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro al bar“.

Ben ritrovati amici nostalgici di questa rubrica, pian piano stiamo costruendo una carrellata di personaggi dalle sfumature più disparate ma che si stagliano perfettamente nel mood di questo appuntamento quindicinale. Abbiamo percorso le carriere di Mastour, talento incredibile gettato al vento, passando per la storia di rivalsa di Macheda e arrivando alle invenzioni di Foquinha. Uno sguardo lo abbiamo dato anche al reality “Campioni il Sogno” a ai suoi protagonisti, per finire con Maicosuel, rimpianto dell'Udinese. Questa volta vogliamo aprire un varco nella memoria dei più appassionati, narrandovi di un calciatore che ha l'incredibile score di un gol ogni 40′ giocati in Serie A. Stiamo parlando di Francesco Grandolfo, ex calciatore di Bari e Chievo Verona, ma facciamo un passo alla volta.

Se parliamo con qualsiasi calciatore, dilettante o professionista, dotato di un minimo di talento, nel raccontare la sua carriera si evince immediatamente come la “fortuna” di essere nel posto giusto al momento giusto è fondamentale per l'ascesa ai massimi livelli nel mondo del calcio. È proprio uno di questi momenti “giusti” che capitano a Francesco, il 22 maggio 2011 al Dall'Ara di Bologna, ultima giornata di Serie A. Grandolfo ha 18 anni, è un centravanti ed è alla sua terza presenza con la maglia del Bari. L'esordio era avvenuto due settimane prima, 7 minuti giocati contro il Palermo. Poi l'ingresso a poco più di mezz'ora dalla fine, nel sentitissimo derby contro il Lecce. La stagione è già compromessa e i biancorossi sono già retrocessi in Serie B. Mister Bortolo Mutti, decide di regalargli l'esordio da titolare nell'ultimo turno contro il Bologna. Il risultato a fine partita dice 0-4, nei 71 minuti giocati Grandolfo mette a segno una tripletta: saranno gli unici tre gol della sua carriera in Serie A.

Il momento giusto nella carriera di Francesco Grandolfo non può che esser quello: la rampa di lancio di cui ogni ragazzo di buone speranze ha bisogno per affermarsi. E invece le cose vanno tutt'altro che in ascesa. La prima scelta sbagliata è quella di accettare il prestito i Serie A al Chievo. In Veneto il ragazzo di belle speranza proveniente dalla Puglia piace, tanto che i dirigenti clivensi lo vogliono riscattare già prima di gennaio. Tutto cambia in fretta però. Complice qualche infortunio e soprattutto la presenza di attaccanti di livello come Pellissier, Moscardelli, Paloschi e Thereau, non viene praticamente mai preso in considerazione in campo e anche i dirigenti si rimangiano la parola data. Finisce ai margini della rosa, collezionando solo 2 presenze per un totale di 4 minuti. Così l'anno successivo, torna nel suo Bari nella Serie cadetta per affermarsi definitivamente. Rimane in biancorosso solo per metà stagione e dopo un inizio in cui era sembrato poter essere protagonista, gioca solo 6 partite prima di essere prestato a gennaio al Tritium in Serie C. Con i biancoblu ritorna al gol che però è solo uno nelle 13 partite con cui si conclude l'annata.

Spesso nel raccontare queste storie, ci è capitato di imbatterci in situazioni molto simili. Così, come ai protagonisti di molte altre delle nostre storie anche per Grandolfo inizia una girandola di contratti nelle Serie minori che è tutt'altro rispetto a ciò che nel maggio 2011 si sarebbe aspettato. La sua stagione migliore è quella in Serie D alla correggese dove mette a segno 22 reti nelle 37 partite stagionali. Annata positiva che gli permette il salto di categoria con l'interesse della Fidelis Andria che lo riporta in Puglia dove purtroppo non riesce a ripetersi. Oltre che ai problemi di rendimento, legati al fatto di non accettare che la sua carriera si stia già pian piano spegnendo, nel 2017 mentre è in forza al Bassano in Serie C si aggiungono alla lista dei problemi anche quelli fisici. È novembre, quando in una gara contro la Sambenedettese si rompe il legamento crociato del ginocchio sinistro terminando di fatto la stagione.

Dal 2018, quando ritorna arruolabile ad oggi cambia altre 6 squadre, più di una all'anno. Citarle tutte con le rispettive presenze e gol sarebbe superfluo ai fini della nostra storia e non renderebbe comunque giustizia come calciatore a Grandolfo. Quello che più conta è che un ragazzo che a soli diciotto anni ha siglato una tripletta in Serie A, si ritrovi oggi, più di  dieci anni dopo a lottare per la titolarità in Serie C, nelle file dell'Arzignano Valchiampo. Sicuramente qualche scelta sbagliata, qualche infortunio di troppo hanno compromesso la carriera di quello che magari non sarebbe mai stato l'attaccante della Nazionale, ma che sicuramente avrebbe potuto fare una strada diversa nel calcio professionistico. Non sempre essere nel posto giusto al momento giusto è sinonimo di successo,  vero è che spesso in quei momenti ti si apre un portone. Per Grandolfo probabilmente in quello che in quel pomeriggio del Dall'Ara doveva essere un inizio con il botto si è tramutato nella più nostalgica delle fini. Per quello che ancora una volta, come spesso ci capita di raccontare, poteva essere e non è stato.

 

 


Gianni De Simon

30 anni, nato e (soprav)vissuto a Bari, ingegnere civile ma solo per sbaglio. Appassionato di qualsiasi sport o forma di competizione esistente, calcio e fantacalcio in primis. Se c'è una palla che rotola c'è sempre un bimbo che le corre dietro.

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2 AC Milan

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3 Bologna

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4 Juventus

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37 18 14 5 21 68
5 Atalanta

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6 Roma

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37 18 9 10 20 63
7 Lazio

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37 18 6 13 10 60
8 Fiorentina

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9 Torino

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37 13 14 10 3 53
10 Napoli

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11 Genoa

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12 Monza

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37 11 12 14 -10 45
13 Verona

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37 9 10 18 -13 37
14 Lecce

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37 8 13 16 -22 37
15 Cagliari

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16 Frosinone

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18 Empoli

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19 Sassuolo

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