Che fine ha fatto?

Che fine ha fatto Maicosuel? “O’ Mago” che ferì l’Udinese con un cucchiaio

“Che fine ha fatto?”. Ce lo chiediamo di un amico che non si fa più sentire dopo che ha copiato i compiti di latino per tutto il liceo, del pantalone dell'abito della laurea che tua madre ha messo in un posto sicuro e che probabilmente verrà ritrovato dai tuoi nipoti, di quella ricevuta di pagamento della multa che è “sempre stata lì” ma ora che ci è arrivata la mora per non averla pagata sembra essere stata ingoiata dall'etere. Ce lo chiediamo anche per quei calciatori che sembrano destinati a prendere a pallate tutti per un'era calcistica ma che dopo pochi attimi di gloria si dissolvono come neve al sole.

Che fine ha fatto è proprio il nome che abbiamo voluto dare a questa rubrica. Per ricordare insieme quei talenti che hanno abbacinato tutti agli esordi e che ora sono dispersi in qualche campo di periferia o come direbbe qualcuno: “hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro al bar“.

Siamo partiti con la carriera mai sbocciata di Mastour, passando per l'ascesa, caduta e rinascita di Chicco Macheda per poi esplorare il mondo carioca di “Foquinha”. Mentre nell'ultimo appuntamento abbiamo ricordato con un sorriso i calciatori del Cervia che parteciparono al reality “Campioni il Sogno”. Nella pagina della nostra rubrica di oggi andiamo a ripescare nei meandri della nostra memoria, Maicosuel Reginaldo De Mato, conosciuto e ricordato semplicemente come Maicosuel detto “O' Mago”.

Tanti atleti nel mondo dello sport, vengono ricordati aldilà della vittoria e della sconfitta, per un gesto tecnico, una caratteristica, un'invenzione caratterizzante del loro essere. Pensiamo ad esempio alla parata dello “scorpione” che rese celebre Renè Higuita, o al gancio cielo di Kareem Abdul-Jabbar, passando dal salto alla Fosbury, fino al cucchiaio di Francesco Totti. Ecco, il cucchiaio. Il numero 10 della Roma ci aveva abituato a “scherzare” con i portieri avversari sorprendendoli durante le partite quando li intravedeva un po' fuori dai pali, con la più classica delle palombelle. Fino a che durante la lotteria dei rigori della semifinale Italia-Olanda degli Europei 2000, Francesco passeggia verso Van Der Sar con un solo pensiero in testa: “mo je faccio er cucchiaio“. Il portierone olandese si butta: gol. Non tutti i rigori però sono uguali e in un Roma-Lecce di qualche anno dopo, Sicignano – portiere dei salentini – lo aspetta lì, fermo. La domanda nasce spontanea: chi ricordava questo episodio di un rigore tirato con “il cucchiaio” e sbagliato da Totti? Forse qualche tifoso della Roma incallito o magari qualche calciofilo appassionatissimo. Tutti gli altri credono che il cucchiaio Totti, lo abbia sempre segnato. Il perché è presto detto: Totti era un fenomeno e le sue gesta verranno ricordate nel mondo del calcio a prescindere dal colpo di genio riuscito.

Il protagonista della nostra storia di oggi, ce lo ricordiamo per lo stesso identico motivo che ha reso leggenda Totti: il cucchiaio su calcio di rigore. Con la sottilissima differenza che lui, l'unico provato in carriera lo ha sbagliato, nella partita più importante che abbia mai giocato. Ricordato per un errore, così come un errore aveva caratterizzato i suoi primi attimi di vita. Il papà si reca all'anagrafe e lo vorrebbe chiamare Maxwell. Sarà un piccolo – scusate l'eufemismo – errore dell'addetto alla trascrizione del nome a regalargli per sempre, l'appellativo di Maicosuel.

Ma torniamo al gesto tecnico. Estate 2012, allo stadio Friuli di Udine si giocano i preliminari di Champions League tra Udinese e Braga. Il doppio confronto è finito con uno speculare 1-1 che ha portato le squadre a giocarsi il sogno europeo ai calci di rigori. Maicosuel è entrato a gara in corso e ha giocato i supplementari in maniera attenta. Guidolin lo sceglie come terzo rigorista – dopo Domizzi e Pinzi – ma lui si è messo in testa di fare la storia. Si avvicina al dischetto…rincorsa…cucchiaio. Il portiere del Braga Beto, in un attimo di straordinaria lucidità rimane immobile e blocca senza alcuna difficoltà quella palla senza peso che si dirige verso lo specchio: è storia. I restanti rigoristi faranno il loro dovere e l'Udinese dovrà accontentarsi dell'Europa League tra lo sgomento dei propri tifosi.

Nello stesso anno i bianconeri lo escludono dalla lista UEFA, anche se i dirigenti dell'epoca ci tengono a sottolineare che non è un provvedimento punitivo. Non parteciperà quindi all'Europa League e al miracolo di Anfield, da cui l'Udinese esce con un clamoroso e irripetibile 2-3 rifilato al Liverpool. Mister Guidolin in un'intervista di diversi anni dopo dirà che non ha mai mandato giù quel boccone servitogli sul cucchiaio, ma è stato quell'errore a regalargli la gioia infinita di Liverpool. La sua avventura in Italia continua in sordina, quasi mai protagonista: un gol segnato al Pescara gli da la possibilità di scusarsi con i suoi tifosi, a cui si inchina quasi a togliersi un peso. Da quel momento non segna più, verrà confermato l'anno successivo dove si ritaglierà anche un minutaggio importante. Ma di “fare la storia” come aveva dichiarato alla presentazione non se ne parla affatto, o forse sì ma solo per quel maledetto cucchiaio.

A fine 2014 l'Udinese lo mette sul mercato e Maicosuel torna in patria. Lascia la Serie A, dopo 39 presenze e 5 gol in un percorso che sembra evanescente. L'Atletico Mineiro dimostra di credere in lui mettendo sul piatto ben 3 milioni di euro. Ma la carriera del “Mago” non decolla più, finisce in una girandola di prestiti qui e lì ma nessun contesto riesce più ad esaltarlo e a far rinascere la sua carriera. In un documentario di cui è protagonista, Maicosuel dichiara di avere due sogni: la Nazionale e il Corinthians. Non riuscirà a coronare nessuno dei due. Gli è restato nel cuore il Botafogo, dove si è fatto conoscere nel calcio che conta e che soprattutto, gli ha regalato la rampa di lancio verso l'Europa. Quando all'Atletico non c'è più nessuno che creda in lui, si propone addirittura per aiutare il club bianconero – ironia della sorte – finito in malora in Serie B, ma la sua proposta resta inascoltata. Chiude la carriera al Paranà dove aveva cominciato da ragazzino e dove era diventato “Maicoshow”, nel peggiore dei modi, con una litigata in tribuna con il suo direttore sportivo. Corre l'anno 2019 e quello che era soprannominato “O' Mago” non è più riuscito a trovare una squadra di club pronta ad offrigli un contratto.

Finisce così la carriera di un calciatore che sarebbe potuta essere molto diversa, magari se in quell'estate del 2013 non avesse percorso i metri che lo separavano dal dischetto pensando di essere Totti. Quando pensate ai grandi gesti tecnici, che caratterizzano lo sport, fate posto anche a Maicosuel: il calciatore che ha fatto la storia con un cucchiaio sbagliato.


30 anni, nato e (soprav)vissuto a Bari, ingegnere civile ma solo per sbaglio. Appassionato di qualsiasi sport o forma di competizione esistente, calcio e fantacalcio in primis. Se c'è una palla che rotola c'è sempre un bimbo che le corre dietro.

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