Mondiali Qatar 2022

Storie mondiali, i momenti indimenticabili: la battaglia di Santiago a Cile 1962

L'uso del termine “battaglia” in ambito sportivo è ampiamente diffuso; il più delle volte – fortunatamente – in senso figurato. Nella storia mondiale che ti raccontiamo oggi, però, il simbolismo lascia posto alla cruda e nuda realtà dei fatti che si svolsero durante la Coppa del mondo del 1962 in Cile, in una partita che coinvolse la squadra di casa e la nazionale italiana e che è passata tristemente agli annali come l'incontro più violento della storia dei mondiali: la “Battaglia di Santiago“, appunto. Prima di addentrarci nel racconto e nei dettagli, è doveroso ricostruire alcuni aspetti chiave del contesto.

Nel 1960, ad appena due anni dal mondiale, sul Cile si abbatté il terremoto di Valdivia, il più potente mai stato registrato, che causò oltre 3000 vittime. Inutile dire che la calamità ebbe enormi conseguenze sul piano economico e sociale di un paese già di suo non esattamente tra i più ricchi del mondo. La vicinanza con una manifestazione così importante come i campionati del mondo ne acuì gli effetti, generando ritardi e inadempienze di carattere strutturale e organizzativo.

Tutto ciò rese il Cile un facile bersaglio mediatico da parte di molti dei paesi che avrebbero dovuto partecipare ai mondiali del 1962 e si faceva largo il partito di coloro che avrebbero voluto trasferire la manifestazione altrove. D'altra parte, invece, le autorità cilene, pur alle prese con contingenze assai più impellenti rispetto alla Coppa del mondo, non avevano alcuna intenzione di rinunciare all'organizzazione del torneo. La rabbia sociale del popolo cileno, colpito già da un'immane tragedia, andò via via crescendo allorché le mozioni di sfiducia nei confronti del paese organizzatore divenivano più frequenti e volutamente esplicite.

Si creò così il contesto per un mondiale estremamente duro, carico di scontri e interventi oltre ogni limite regolamentare, in un clima generale di tensione che aleggiava sui campi e negli spalti. E una partita in particolare fece si che questo clima si materializzasse in violenza, interruzioni, falli, momenti di follia: Cile-Italia, la battaglia di Santiago.

L'Italia e il ruolo dei giornali

Se oggi raccontiamo dei mondiali del 1962 in Cile è perché, nonostante il terremoto e nonostante le pressioni di molti paesi, il Cile riuscì a conservare l'assegnazione della massima manifestazione calcistica al mondo. Se vogliamo capire perché l'apice della violenza fu raggiunto proprio nel match tra Cile e Italia, il secondo del gruppo 2, dobbiamo tornare indietro al clima di tensione generato soprattutto dai media in avvicinamento alla Coppa del mondo.

La volontà di trasferire i mondiali del 1962 dal Cile a un altro paese serpeggiava soprattutto tra le nazioni europee. Si può dire, però, che l'Italia fu portabandiera del malcontento generale. I rapporti tra i due paesi degenerarono definitivamente poco prima dell'inizio del mondiale, quando in particolare il Corriere della sera, il Resto del Carlino e la Nazione pubblicarono articoli che esprimevano il presunto sottosviluppo di Santiago e del Cile in generale, evidenziandone gli aspetti drammatici descritti in “denutrizione, prostituzione, analfabetismo, alcolismo, miseria”. Altri articoli parlavano di “regrediti” riferendosi agli abitanti del posto.

Da parte loro, i giornali cileni rispondevano dando dei “mafiosi” e “fascisti” ai calciatori e a tutti gli italiani. Ma la vera rabbia era nel popolo: un giornalista argentino, erroneamente scambiato per italiano, fu malmenato in un locale. Come se non bastasse, ad inasprire i sentimenti dei cileni nei confronti dell'Italia c'era anche la presenza in Nazionale di oriundi argentini (Sivori e Maschio), nazione verso la quale era viva un'accesissima rivalità.

Il campo di battaglia

Ma veniamo al campo, in questo caso quello di battaglia. Come anticipato, il calendario metteva di fronte proprio a Santiago Cile e Italia per la seconda giornata del girone 2, il gruppo che comprendeva anche la Germania dell'Ovest e la Svizzera. Il sorteggio non era stato particolarmente benevolo con i padroni di casa, avendo loro riservato due squadre già vincitrici di mondiali e favorite sulla carta per il passaggio ai quarti. Nella prima giornata Italia e Germania si erano annullate sullo 0-0, mentre il Cile aveva avuto la meglio sulla modesta Svizzera per 3-1. Per gli azzurri la vittoria era praticamente obbligata per continuare il cammino nei mondiali del 1962. Vediamo come andò.

Primo fallo dopo pochi secondi

Secondo diverse testimonianze, la battaglia iniziò già nel tunnel che porta al terreno di gioco, con alcuni giocatori cileni che sputarono addosso a quelli italiani. Ma il bello doveva ancora venire. Per un curioso gioco del destino, l'arbitro inglese Ken Aston diresse le prime due gare al mondiale del paese ospitante: una circostanza analoga non si è mai verificata altrove. E probabilmente il fischietto britannico avrebbe preferito che Cile 1962 non facesse eccezione dato che, al fischio d'inizio, non aveva probabilmente idea di cosa si sarebbe scatenato sul campo di gioco. Passarono pochissimi secondi per vedere il primo intervento falloso. Rapportato a quello che sarebbe successo di li a poco, vedremo, era normale amministrazione.

Prima espulsione dopo 8 minuti

Dall'antipasto al primo il passaggio è breve. Al 5′ il primo scontro con protagonisti l'italiano David, autore di un fallo sul cileno Sanchez, l'altro sudamericano Toro, che spinse l'azzurro facendo scattare la prima mischia, e l'oriundo italiano Maschio, che colpì Sanchez al volto con un pugno, senza che la terna arbitrale se ne accorgesse. A rimettere le cose “a posto” per il Cile ci pensò l'arbitro pochissimi minuti dopo, espellendo Giorgio Ferrini (nella foto) per un fallo di reazione dopo aver subito un brutto intervento da parte di un avversario. Scattò una seconda mischia in in cui Sanchez si vendicò restituendo il pugno a Maschio e Ferrini fu accompagnato fuori dal campo dalla gendarmerie cilena. Quest'intervento delle forze dell'ordine all'interno del campo di gioco resta ad oggi un episodio isolato e mai più visto nella storia dei campionati del mondo di calcio.

Maschio e il suo naso rotto

Quella tra l'oriundo italiano Maschio e il cileno Sanchez era la battaglia più accesa in campo, con tanto di scambio di pugni al volto. Quello che raggiunse Maschio, in occasione della mischia in seguito all'espulsione di Ferrini, gli procurò la frattura del setto nasale. Maschio proseguì la sua partita stordito e in condizioni precarie: all'epoca non erano previste le sostituzioni.

L'arbitro Aston, che era stimato e riconosciuto come uno tra i migliori al mondo, dichiarò di non aver visto nessuno dei due gesti, ma ammise anche laconicamente di aver fornito una prestazione arbitrale di basso rilievo. “Ma non era una partita di calcio, dovevo fare il giudice militare”, si giustificò.

La seconda espulsione al 41′

Sebbene le “botte” arrivassero da entrambe le parti, la direzione di gara fu abbastanza a senso unico. Probabilmente intimorito dal clima di Santiago, l'arbitro inglese non riuscì ad usare un metro di giudizio paritario tra le due formazioni in campo. E così, allo scoppio della seconda grande rissa, Sanchez (figlio di un pugile) sferrò un altro pugno, stavolta all'indirizzo di David, senza ricevere sanzioni da parte dell'arbitro. David, alla prima occasione entrò con un calcio volante nei confronti di Sanchez e fu immediatamente espulso. Italia in 9 uomini, uno dei quali con il naso fratturato. La nazionale italiana riuscì a resistere per quasi 75′, ma nel finale dovette arrendersi alla squadra padrona di casa che vinse 2-0.

Gli interventi della polizia

Abbiamo già accennato al fatto che Ferrini fu scortato fuori dalle forze dell'ordine. Tuttavia non fu l'unica volta che la polizia mise piede in campo. Nel corso dei 90 minuti, le forze armate intervennero altre tre volte per cercare di sedare gli animi incandescenti dei calciatori. Non sappiamo come sarebbero andati i fatti senza l'intervento delle divise, di certo non fa onore alla storia della Coppa del mondo annoverare un match noto come “battaglia” e ricco di scontri, violenza, nasi rotti, insulti e anche l'intervento delle forze armate.


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