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Storie mondiali, i momenti indimenticabili: quel “biscotto” tra Germania e Austria che cambiò le regole del gioco

Storie mondiali, i momenti indimenticabili: quel “biscotto” tra Germania e Austria che cambiò le regole del gioco

Per la grande maggioranza dei nostri lettori, il fatto che l'ultimo turno della fase a gironi dei mondiali si giochi con le partite dello stesso girone in contemporanea risulterà probabilmente logico e scontato.

D'altra parte perché dovrebbe andare diversamente? È chiaro che le partite devono giocarsi in contemporanea per evitare loschi accordi a risultato acquisito che sfavoriscano una squadra in favore di un'altra. E se oggi per noi è così ovvio, è proprio perché non è sempre stato così.

La storia mondiale di oggi ci riporta uno dei “biscotti” più famosi di sempre e che portò la Fifa a cambiare le regole affinché la contemporaneità nell'ultimo turno dei gironi diventasse per noi una prassi “normale”. Siamo nel 1982, mondiali di Spagna. E per il terzo turno della prima fase a gironi si incontrano la Germania dell'Ovest e l'Austria.

Mondiali di Spagna 1982: il girone “morbido” della Germania

La Germania dell'Ovest si presenta al mundialito come una delle favorite d'obbligo. Campione d'Europa due anni prima (Italia 1980), la formazione tedesca annoverava tra le sue fila fuoriclasse del calibro di Lothar Matthaus, Karl-Heinze Rummenigge e Paul Breitner, oltre alla proverbiale organizzazione di gioco pragmatica, cinica e funzionale. Il girone iniziale è tutt'altro che proibitivo: Algeria, Cile, Austria.

Tutte le certezza teutoniche si trasformano in eccesso di fiducia allorché, per iniziare il percorso mondiale, la Germania dell'Ovest è chiamata ad affrontare la matricola Algeria nella prima giornata del raggruppamento 2. “Dedicheremo il settimo gol alle nostre mogli, l'ottavo ai nostri cani – spara il CT Jupp Derwall in conferenza stampa – se perdiamo salto sul primo treno per Monaco“.

L'eccessiva confidenza della Germania era giustificabile se si considerano alcuni aspetti. L'Algeria era alla sua prima partecipazione mondiale, la quinta per un paese africano. Nei quattro precedenti (Egitto nel 1934, Marocco nel 1966, Zaire nel 1974 e Tunisia nel 1978) le formazioni del continente nero non avevano mai superato il primo girone. Quindici giocatori nella rosa algerina giocavano nel campionato del loro paese perché una legge impediva loro di lasciare il paese prima dei 28 anni. Sette non avevano ancora mai giocato una gara internazionale. Tuttavia il cammino dell'Algeria verso i mondiali non era proprio da scartare; ma il Ct tedesco non fece vedere nessuna videocassetta ai suoi “per non essere preso in giro“.

La matricola fa festa

È il 16 giugno 1982. A Gijon la Germania dell'Ovest fa il suo ingresso in campo carica della boria accumulata in avvicinamento al match. La timida Algeria, tuttavia, non sembra voler essere la vittima sacrificale designata. Il primo tempo si conclude infatti con un sostanziale – e già sorprendente – equilibrio, sullo 0-0.

Nessuno avrebbe però scommesso un centesimo sui fatti che si sarebbero svolti nella ripresa. Perché a passare in vantaggio, nello stupore generale, è proprio la nazionale nordafricana, con un gol di Madjer al 54′. Rummenigge riesce a trovare il pari al 67′, ma praticamente sull'azione successiva l'Algeria passa di nuovo con Belloumi e riesce a mantenere il vantaggio fino alla fine. Esordio shock per i tedeschi.

Il risultato ebbe una risonanza mediatica clamorosa in tutto il mondo. Era la prima volta che una squadra africana batteva una nazionale europea ai mondiali, e il fatto che si trattasse della fortissima Germania dell'Ovest amplificava la portata dell'impresa. Tutta l'Algeria celebrò il risultato tra incredulità e gioia incontenibile. L'autore del gol vittoria, Belloumi, non affondò però il coltello nella ferita aperta: “Abbiamo rispettato la squadra della Germania e il loro paese. Siamo solo felici di aver loro fatto rispettare il nostro“.

Superata la Germania, l'Algeria non riuscì nell'impresa di bissare il trionfo quando davanti si trovo l'Austria, che vinse per 2-0 nella seconda giornata del girone. Nel frattempo la Germania dell'Ovest superava agevolmente il Cile, già battuto dall'Austria all'esordio, per 4-1.

Prima dell'ultima giornata del girone, l'Austria guidava a 4 punti (la vittoria valeva ancora +2), Germania e Algeria erano appaiate a 2. L'Algeria avrebbe affrontato il Cile il giorno prima di Germania Ovest-Austria. I nordafricani vinsero per 3-2 raggiungendo l'Austria in vetta alla classifica. Tutto si sarebbe deciso a Gijon.

Il patto di non belligeranza di Gijon

Arriviamo al fattaccio. La non contemporaneità dei match (si giocò il giorno dopo) permise alle due compagini di fare dei calcoli. La Germania Ovest per qualificarsi alla seconda fase a gironi aveva bisogno di vincere. L'Austria, dal canto suo, si sarebbe ovviamente qualificata vincendo o pareggiando, ma per un gioco di differenza reti avrebbe staccato il pass anche perdendo per 1-0 o 2-0.

C'erano pertanto due risultati che avrebbero consentito a Germania dell'Ovest e Austria di essere entrambe certe del passaggio al secondo girone, ai danni della malcapitata Algeria. Raccontare come andò è doveroso, per quanto facilmente prevedibile.

La squadra tedesca passa dopo soli 8 minuti di gioco, grazie a una rete di Horst Hurbesch. Ma se oggi raccontiamo questa storia è perché il gol nei primi minuti di gioco fece tutto tranne che accendere la partita, passata alla storia come “Patto di non belligeranza di Gijon“.

Di fatto la partita finisce all'ottavo minuto. Con il punteggio di 1-0 in favore della Germania Ovest, le due compagini – consapevoli della qualificazione ottenuta – smettono di affrontarsi e si esibiscono in oltre 80 minuti di melina, intenti a far passare il tempo nel modo più indolore possibile.

Il tifo sugli spalti non apprezza e si alzano le grida “Fuera! Fuera!“. Altri sventolano banconote in segno di protesta. Uno dei “biscotti” più celebri della storia del calcio è pronto per essere sfornato e servito.

Nemmeno nelle rispettive patrie la scena viene ben accolta. Il commentatore tv tedesco Eberhard Stanjek ha parlato di “qualcosa di vergognoso, che non ha nulla a che fare con il calcio. Il fine non giustifica i mezzi“. Il suo collega austriaco Robert Seeger invita i telespettatori a spegnere i propri apparecchi.

La sceneggiata è andata avanti fino al fischio finale dell'arbitro scozzese Bob Valentine che ha sancito il risultato finale, la qualificazione di Austria e Germania dell'Ovest e la conseguente eliminazione dell'Algeria.

Il “biscotto” che cambia le regole

Germania dell'Ovest e Austria non sembravano particolarmente turbate dalle critiche feroci e globali che le due squadre ricevettero in seguito al tacito accordo di non belligeranza. Dopo il match, un gruppo di tifosi tedeschi si radunò sotto l'albergo della nazionale per protestare: i giocatori risposero lanciando dei gavettoni per allontanare i dissidenti.

Ancor più scalpore fecero alcune dichiarazioni, a partire dal capodelegazione austriaco Hans Tshak: “Abbiamo giocato una partita tattica; se 10.000 figli del deserto vogliono scatenare uno scandalo per questo, dimostrano solo che in Algeria ci sono troppe poche scuole. Uno sceicco esce dalla sua oasi, gli viene permesso di sentire il profumo della Coppa del mondo e solo per questo si sente autorizzato ad aprire il becco e dargli fiato!“. “Volevamo andare avanti, non giocare a calcio“, aggiunse il CT Derwall, mentre Matthaus sottolineò: “ci siamo qualificati, è tutto ciò che conta“.

A dispetto dell'inevitabile delusione, gli algerini trovarono il modo di prendere i fatti con filosofia. “Non siamo arrabbiati: noi siamo quelli ‘fighi‘ – disse il calciatore Merzekane – Vedere due grandi potenze calcistiche umiliarsi per eliminarci è stato un tributo all'Algeria. Loro sono andati avanti con disonore, noi torniamo a casa a testa alta“.

La Fifa ricevette numerose richieste anche da terze parti per disporre la ripetizione dell'incontro. Naturalmente non fu possibile. Tuttavia, il “patto di non belligeranza di Gijon” fu all'origine del cambio di regolamento che portò il massimo organo calcistico mondiale ad imporre la contemporaneità durante l'ultima partita dei gironi già dai mondiali del 1986.

L'algerino Belloumi si sentì orgoglioso di questo cambiamento. “Le nostre prestazioni hanno costretto la Fifa a rivedere le regole. In un certo senso è stato anche meglio di una vittoria. L'Algeria ha così lasciato un segno indelebile nella storia del calcio“.

Ignorando le critiche, la Germania abbassò la testa e proseguì il suo cammino fino alla finale dei mondiali di Spagna 1982. Al Santiago Bernabeu, però, prevalse l'Italia di Bearzot con le reti di Paolo Rossi, Marco Tardelli e Alessandro “Spillo” Altobelli.


Fabio Larosa

Giornalista professionista. Molto direttore, poco responsabile

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