Mondiali Qatar 2022

Storie mondiali, i momenti indimenticabili: la mano di Dio e quella di Maradona sul trionfo dell’Argentina

Lì dove nacque la “ola“. Basterebbe  questo per caratterizzare l'edizione 1986 della Coppa del mondo disputata in Messico. E invece tra giocatori straordinari, gol meravigliosi, momenti incancellabili, Mexico86 entra di diritto nella classifica dei mondiali più memorabili di sempre. Tuttavia, scegliere una storia da raccontare, anche se il bacino è ampio, è tutt'altro che complesso. Perché, tra mille diverse note d'interesse, è stato soprattutto il mondiale di Maradona, delle sue giocate funamboliche, del suo talento inarrivabile, del gol del secolo e anche della sua astuzia che si materializza nell'episodio noto come “La mano de Dios“.

Non che il fuoriclasse argentino arrivasse a Messico 1986 da semisconosciuto, anzi. In Europa aveva già fatto innamorare i tifosi di Barcellona e Napoli, mentre con la sua Argentina aveva preso parte ai mondiali del 1982 in Spagna realizzando due reti, ma rimanendo fuori dalla fase a eliminazione diretta; la nazionale albiceleste si fermò al secondo girone dove si scontrò con il Brasile e con l'Italia prossima vincitrice della Coppa.

Nel 1986 però, il Maradona con la fascia da capitano al braccio è un giocatore incontenibile e dalle qualità tecniche sublimi. La sua Argentina arriva al mondiale messicano per recitare un ruolo da protagonista e tornare ad alzare la Coppa più bella del mondo, a 8 anni dal successo casalingo del 1978. L'eroe di quella spedizione fu Mario Kempes: ora la responsabilità di portare l'Argentina sul tetto del mondo era tutta sulle spalle di Diego Armando Maradona. SPOILER ALERT: non ha deluso il suo paese.

Maradona conduce l'Argentina attraverso il girone

Il girone che attende l'Argentina non è dei più morbidi. Sul cammino di Maradona &co c'è l'Italia campione del mondo, una fresca e sorprendente Bulgaria, più la Corea del Sud. Tuttavia la formula prevede una sola eliminazione, con tre squadre su quattro agli ottavi. La squadra sudamericana inizia il proprio percorso battendo la Corea del Sud per 3-1; curiosamente Diego Armando non figura nel tabellino dei marcatori, ma le reti di Valdano (2) e Ruggeri arrivano tutte su assistenza del 10.

La seconda partita offre già lo scontro più interessante del raggruppamento, quello contro l'Italia campione in carica. Gli azzurri passano in vantaggio con un rigore realizzato da Spillo Altobelli dopo soli 7 minuti. Ma è proprio el Pibe de oro a riequilibrare il punteggio già nel primo tempo grazie al suo magico sinistro, che fissa il punteggio su quello che sarà il risultato finale: 1-1.

A questo punto il match con la Bulgaria è pura formalità per il passaggio agli ottavi. Ciò nonostante gli argentini si impongono per 2-0 con i gol di Valdano e Burruchaga. Maradona mette lo zampino sulla seconda rete sfornando l'assist per il colpo di testa. L'Argentina dunque vince agevolmente il girone: per Diego sono quattro assist e un gol, per un totale di 5 partecipazioni nelle 6 reti realizzate dalla sua nazionale.

La strada verso la finale

Gli ottavi di finale regalano subito un derby sudamericano tra la nazionale di Maradona e l'Uruguay. Un solo gol, timbrato da Pasculli, apre all'Argentina le porte dei quarti di finale. Per inciso, sta per andare in scena una delle partite più incredibili della storia del calcio: quella tra Inghilterra e Argentina.

Le premesse sono interessanti sin dalla vigilia. Tra le due nazionali c'è un precedente illustre che risale alla finale dei campionati del mondo del 1966, giocata a Wembley. Una rivalità accesa in quell'occasione dal discusso cartellino rosso sventolato in faccia all'allora capitano albiceleste Antonio Rattin, che favorì il successo casalingo alla squadra inglese.

Non solo temi sportivi ad accendere il match: appena quattro anni prima, i due paesi si erano resi protagonisti della Guerra delle Falkland, che garantì al Regno Unito il controllo del territorio.

La mano di Dio e il gol del secolo

Ma il 22 giugno 1986 il campo di battaglia è un prato verde e l'unica legge che vige è quella del pallone. In palio c'è un posto tra le fantastiche quattro del mondiale. Ma nemmeno il più creativo degli sceneggiatori avrebbe potuto scrivere uno sviluppo così epico.

Il primo dei due momenti che segnano una crepa nella storia del calcio e dei mondiali avviene al 51′, sul risultato di 0-0 L'inglese Steve Hodge alza un goffo campanile verso la sua porta, Maradona si lancia verso il portiere Shilton e con un tocco beffardo lo scavalca.

Ma com'è possibile che un calciatore di 165 cm riesca ad anticipare un portiere da 183 cm in uscita alta? Ci vuole la mano di Dio, anzi, quella di Maradona, che con un gesto istintivo e furbo colpisce il pallone con il pugno, non essendovi arrivato con la testa. Il gol viene convalidato dall'arbitro che non si avvede dell'infrazione nonostante le vibranti proteste inglesi. Nasce qui la leggenda della “mano de Dios“.

Critiche? Insulti? Diego Armando Maradona mette tutti a tacere appena 4 minuti dopo. El Pibe de oro riceve palla nella sua metà campo, spostato sulla destra. La controlla e parte in progressione saltando gli avversari come se fossero cartonati. Beardley, Reid, Butcher e Fenwick: nessuno può arrestare la corsa del fuoriclasse argentino che fa 68 metri palla al piede, 11 tocchi in 11 secondi, fino a saltare Shilton e depositare in rete a porta sguarnita. È delirio. È “Co“, premiato con questo titolo 16 anni dopo. È il gol più bello della storia del calcio.

L'Argentina è mondiale

L'1-2 inferto dal numero 10 stordisce l'Inghilterra che, sebbene riesca ad accorciare a 10 minuti dal termine con Lineker, si arrende alle giocate sontuose di Maradona. In semifinale ci prova il Belgio a limitarlo. Ma Diego è letteralmente inarrestabile e, con un'altra doppietta (stavolta meno controversa e meno spettacolare), firma il 2-0 che spalanca all'albiceleste le porte della finalissima mondiale.

Centoquindicimila spettatori si accalcano sulle tribune dello stadio Azteca di Città del Messico. L'Argentina di Maradona sfida la Germania dell'Ovest di Matthaus e Rummenigge.

Con un gol per tempo i sudamericani si portano sul 2-0: reagisce la Germania Ovest che tra il 73′ e l'81' si porta sul pari. La firma sul decisivo 3-2 all'84' non è di Maradona, non direttamente almeno: segna Burruchaga, ma il 10 regala un altro assist, che vale la Coppa del mondo.

Maradona dopo Messico 1986

Avendo condotto la sua Argentina al trionfo in Messico, Maradona è l'idolo del paese per almeno un altro decennio. È ancora il capitano dell'albiceleste nel mondiale di Italia 1990, in cui è però condizionato da un infortunio alla caviglia. Curiosamente il destino concede alla Germania la rivincita nella finale dell'Olimpico di Roma. I tedeschi non si fanno sfuggire l'occasione e trionfano battendo l'Argentina per 1-0.

Maradona avrebbe dovuto rilanciarsi, dopo alcuni episodi controversi vissuti con il Napoli, nel mondiale di Usa 1994. Ma il suo torneo finisce tragicamente dopo due giornate, quando risulta positivo al test antidoping. Sono le sue ultime partite con la maglia della nazionale: l'ultimo gol contro la Grecia e l'ultima presenza contro la Nigeria. Alla fine per lui saranno 91 apparizioni e 34 gol, più un innumerevole quantità di giocate sensazionali che i nostalgici si godono su Youtube.

Maradona non ha mai realmente vinto il pallone d'oro per l'assurda legge che, fino al 1995, escludeva dall'eleggibilità i giocatori non europei. Gli fu tuttavia conferito un Pallone d'oro alla carriera nel 1996, quando ormai le sue gesta erano legate più alle controversie legali che al calcio giocato.

Ma ancora oggi, a due anni dalla sua morte, è vivo il dualismo che da sempre contraddistingue gli appassionati di calcio. È più forte Maradona o Pelé? Decidetelo voi, noi torniamo a piangere su Youtube.


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