Mondiali Qatar 2022

Storie mondiali, i momenti indimenticabili: Graham Poll, l’arbitro che ammonì lo stesso giocatore tre volte

Se si passano in rassegna i campionati del mondo e i momenti indimenticabili che ne hanno contraddistinto quasi 100 anni di storia, non si farà troppa fatica ad individuare decisioni controverse, errori arbitrali o applicazioni imperfette del regolamento. D'altra parte in una manifestazione così importante, anche i direttori di gara subiscono il loro grado di pressione supplementare e lo svarione è sempre dietro l'angolo.

D'altra parte per entrare nel nostro elenco delle storie mondiali, ci vuole qualcosa di più di un fallo laterale invertito o di un fuorigioco millimetrico sfuggito al segnalinee. Ci vorrebbe, che so, che un giocatore collezioni tre cartellini gialli in una stessa partita. Impossibile? Chiedetelo all'arbitro inglese Graham Poll.

Una buona reputazione generale, 25 anni di carriera nei massimi campionati inglesi e anche molte partite internazionali di alto livello dirette, tra cui la finale di Coppa Uefa del 2005 tra Spartak Mosca e Sporting Lisbona. Eppure l'anno successivo, chiamato a dirigere gli incontri della fase finale dei mondiali di Germania 2006 in rappresentanza della federcalcio inglese, il fischietto britannico si rende protagonista di un episodio più unico che raro.

È il 22 giugno 2006 e alla Mercedes-Benz Arena di Stoccarda si gioca Croazia-Australia per il terzo e ultimo turno del gruppo F della fase a gironi. Con il Brasile già qualificato, per le due nazionali in campo si tratta di una sorta di spareggio: chi vince va agli ottavi di finale. Insomma, non esattamente il teatro ideale perché si verificasse un errore così grande e inconcepibile come la mancata espulsione di un giocatore al secondo giallo, che proseguirà il match e sarà espulso solo al terzo cartellino ricevuto.

Ma ricostruiamo per bene la storia e analizziamo i dettagli di una dei più grandi abbagli presi da un arbitro nella fase finale dei campionati del mondo che – per provvidenziale intervento degli dei del calcio – non ebbe conseguenze sul risultato dell'incontro.

L'arbitro Graham Poll

Arbitro di Premier League dal 1993 e internazionale dal 1996, Graham Poll gode di una buona reputazione come direttore di gara. Noi italiani ricordiamo malvolentieri la sua direzione di Italia-Croazia ai mondiali del 2002, con due gol ingiustamente annullati agli azzurri. Ma può succedere.

Nella sua carriera ha diretto oltre 500 partite tra le varie competizioni, risultando un giudice di gara rispettabile e apprezzato. Viene indicato dalla federcalcio inglese come arbitro designato nei mondiali del 2002 in Corea&Giappone e del 2006 in Germania. Ed è proprio in quest'ultima occasione che commette l'errore di cui scriviamo nella storia di oggi e che avrà conseguenze pesanti sul proseguo della sua carriera.

Le tre ammonizioni al croato Simunic

È il difensore croato Josip Simunic il co-protagonista della nostra storia, destinatario dei tre cartellini gialli di Poll. Va detto, però, che diversamente da quanto potrebbe sembrare, Simunic non è autore di nessuna “furbata”, ma in un certo senso “subisce” la svista dell'arbitro anche per un motivo particolare che vedremo più avanti.

Come detto la partita era tesa ed entrambe le squadre avevano la possibilità di accedere agli ottavi di finale. All'Australia bastava il pari, mentre la Croazia aveva bisogno di vincere. Ricostruiamo dunque le tre circostanze in cui il calciatore della nazionale balcanica si conquista le ammonizioni.

Il primo cartellino giallo

La prima delle tre ammonizioni arriva al minuto 61 con la Croazia in vantaggio per 2-1 (gol di Srna e Kovac, in mezzo il momentaneo pari di Moore). Difendere il risultato per i croati è di estrema importanza al punto che, quando Kewell chiede l'1-2 a un compagno per presentarsi in area, Simunic lo placca con un blocco cestistico non regolamentare. È calcio di punizione dal limite per gli aussies, ammonizione – la prima – per il difensore croato.

Con mezzora da giocare e il risultato in bilico, l'ammonizione per un difensore centrale può essere estremamente condizionante.

Il secondo cartellino giallo

Quando Simunic riceve il secondo cartellino giallo, il punteggio è già cambiato. Kewell è riuscito a riportare l'Australia sul punteggio di parità al 79′, che significa la qualificazione per la sua nazionale e l'eliminazione per quella croata.

Simunic e compagni si spingono avanti per un finale a testa bassa alla ricerca del gol vittoria e qualificazione. Questo apre il campo alle ripartenze degli australiani. È proprio in una di queste che Simunic si rende protagonista di un doppio fallo tattico, prima su Viduka, poi su Kennedy. Poll non può fare altro che mettere mano al taccuino e sanzionare nuovamente il difensore. In maniera abbastanza incredibile, però, dal taschino dell'arbitro inglese esce solo il cartellino giallo: Simunic resta in campo.

Il terzo cartellino giallo

Il terzo e – fortunatamente – ultimo cartellino giallo arriva in pieno recupero. Fa sorridere che arrivi per proteste di Simunic, che eccede nelle sue rimostranze sferrando anche una leggera spinta all'arbitro. Proprio il giocatore rimasto in campo per un errore del direttore di gara che si lamenta al punto di spingere Poll a tirare fuori nuovamente il cartellino giallo dal taschino. Stavolta l'ammonizione è accompagnata dall'altro cartellino, quello rosso. Simunic si incammina verso gli spogliatoi con qualche attimo di anticipo rispetto ai propri compagni.

Siamo nel 2006 e nulla sfugge alle telecamere. L'episodio si compie sotto gli occhi impietosi degli spettatori in campo, di quelli a casa davanti alla tv e soprattutto dei vertici della Fifa.

Come è potuto succedere?

L'arbitro Poll in campo non si avvede del fattaccio. È solo dopo la partita che apprende di aver commesso un errore enorme, che fortunatamente non ha avuto impatto sull'esito dell'incontro, dato che il 2-2 è rimasto fino alla fine, assicurando il passaggio del turno all'Australia. La scoperta ha un duro impatto sulla sua carriera. Si ritira dal mondiale e torna in Inghilterra. Per un periodo pensa al ritiro totale dalle competizioni, poi decide di rinunciare alle gare internazionali. Conclude definitivamente la carriera da arbitro nel 2007.

Nelle interviste successive all'episodio, Poll ha fatto luce su un particolare che, in qualche maniera, offre una spiegazione alla grave mancanza tecnica. Sul taccuino, l'arbitro inglese aveva due colonne, una per la squadra di casa (la Croazia), una per quella in trasferta (l'Australia). Negli elenchi figuravano i numeri dei giocatori in distinta. In occasione di uno dei due primi falli, quando l'arbitro doveva segnare il provvedimento al numero 3 croato, Simunic appunto, l'ammonizione viene segnata al numero 3 australiano, Moore.

Non si trattò di una semplice svista, ma di un momento di confusione. Josip Simunic nacque in Australia da genitori migranti e rimane nel paese “adottivo” sino ai 19 anni. Poll, nel caos del momento, avvertì il chiaro accento australiano del giocatore ed in automatico segnalò il cartellino giallo nella colonna della squadra oceanica.

Una macchia pesante sulla carriera di un arbitro comunque apprezzato. A mitigare l'accaduto, il risultato della partita che non viene condizionato dal gravissimo errore di Graham Poll.


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