Mondiali Qatar 2022

Storie mondiali, i momenti indimenticabili: l’urlo di Tardelli

A pochi giorni da Qatar 2022 oi tifosi italiani, con la nazionale esclusa dalla fase finale del mondiale per la seconda volta consecutiva, siamo costretti a rovistare nel cassetto dei ricordi per sentire ancora il profumo della Coppa del mondo con gli azzurri protagonisti.

D'altra parte dobbiamo anche ammettere che quel cassetto è ben fornito, e i momenti mondiali che ci riguardano e toccano da vicino sono tanti e (quasi) tutti molto belli da ricordare e raccontare insieme. Uno di questi è passato alla storia con un titolo preciso, come fosse un'opera d'arte. Perché “l'urlo di Tardelli” non è solo un gesto che tutti gli appassionati di pallone hanno visto in tv o sui video social. È carattere, è vita, è passione. È storia.

Riviviamo insieme uno dei momenti iconici della storia dei mondiali di calcio, senza tralasciare gli antefatti e le vicende che seguirono questa corsa leggendaria a braccia aperte verso la vittoria. Il trionfo dell'Italia contro la Germania dell'Ovest ai mondiali di Spagna 1982 è tutto qui.

Chi è Marco Tardelli

Nato nel 1954 a Careggine, un piccolo comune di 500 anime nel versante lucchese delle Alpi Apuane, Marco Tardelli è una tenace e duttile mezzala, all'occorrenza difensore, dotato di tecnica e grinta, un mix perfetto per interpretare al meglio il suo ruolo in mezzo al campo. Dopo gli esordi in C e in B al Pisa e al Como, passa alla Juventus a 20 anni ed è qui che la sua carriera prende il decollo. Disputa 10 stagioni in maglia bianconera imponendosi a livello nazionale e internazionale e conquistando anche il posto in maglia azzurra.

Con l'Italia Tardelli partecipa a tre edizioni della Coppa del mondo: 1978, 1982 e 1986. Come saprai già, il gesto che lo rende oltremodo celebre si compie nella finale del mundialito di Spagna 1982. Tardelli non è esattamente un bomber, e infatti a fine carriera il suo score in azzurro reciterà appena sei gol. Tuttavia, uno di questi resta alla storia come uno dei momenti più iconici del mondiale di calcio.

Gli ingredienti di un'esultanza che ha fatto storia

Siamo pronti a scommettere che non hai avuto bisogno di vedere il video, perché questi sono momenti che restano nella memoria indipendentemente dal tempo e dallo spazio. Basta vederlo una volta e l'urlo di Tardelli ti entra dentro per non andarsene più. Da dove nascono questo potere ammaliante e questo carisma che contraddistinguono l'esultanza di Tardelli?

Il gol di per sé è un bel gol, si. Ma ce ne saranno a migliaia più tecnicamente validi e raffinati. E allora svisceriamo il momento e analizziamo uno per uno gli ingredienti che hanno resto questo momento unico e indimenticabile.

Le lacrime istantanee

Uno degli aspetti più coinvolgenti dell'esultanza di Tardelli è il suo lato emozionale. Con il risultato sull'1-0, il suo gol al minuto 69 ha un'importanza capitale sulla conquista della Coppa del mondo per l'Italia. E appena il pallone tocca il fondo della rete, Tardelli esplode in un pianto liberatorio.

È stato un po' come morire e vedere tutta la propria vita in un attimo – ha raccontato l'ex calciatore rivivendo il momento – La gioia di segnare in una finale della Coppa del mondo era incontenibile. Qualcosa che sognavo fin da bambino“.

“Goooool! Gooooool! Goooooooool!”

Un'altra cosa che sognano i bambini mentre giocano con un pallone è la telecronaca delle proprie gesta. Ammettiamolo, chi di noi non si è autoraccontato le piccole imprese compiute con un pallone di carta nella cameretta o con il Super Santos nei vicoli del quartiere?

Volente o nolente, mentre Tardelli piange e corre dalla gioia, dalla sua bocca esce un grido inconfondibile. “Gol! Gol! Gol!”. Una ritmica incessante che scandisce i suoi passi e suggella il suo momento di incontenibile felicità.

L'esplosione di energia

Siamo alla fine di un torneo in cui l'Italia ha giocato 7 partite in 27 giorni. È il minuto 69. I giocatori stanno attingendo al fondo di riserva di energie rimaste. Tardelli è uno di quelli che ha corso di più in tutto il torneo e anche nella finale con la Germania dell'Ovest. Eppure per qualche strano arcano, quel gol liberatorio – che spalanca agli azzurri le porte del trionfo – ricarica i muscoli, i polmoni, ogni singola cellula del corpo del calciatore.

Tardelli inizia a correre e lui stesso dichiarerà che non sapeva in quale direzione. Sentiva solo questa forza muoversi dentro di lui e portarlo a scorrazzare per il campo. I compagni cercano di acciuffarlo per gioie insieme a lui. Impossibile: Tardelli continua a correre e non ce n'è per nessuno.

La testa di qua e di là

Tra le reazioni incontrollabili del corpo festante di Tardelli, c'è quella testa che si scuote di qua e di là, quasi volesse manifestare la sua incredulità. Stava succedendo davvero? Aveva veramente realizzato un gol, peraltro così importante, in una finale di Coppa del mondo?

Da una parte la sua bocca urlava “gol!“, dall'altra la sua testa voleva riportarlo con i piedi per terra. “Stai sognando Marco, non può essere reale“. Un conflitto che si esprime con i suoi gesti così istintivi, naturali e incontrollabili, che solo mescolati tra loro in quel concerto apparentemente improvvisato eppure così incredibilmente armonico, possono dar vita a una delle esultanze più iconiche della storia del calcio.

Perché l'urlo di Tardelli è divenuto leggenda

Ci sono varie ragioni che fanno dell'urlo di Tardelli un momento leggendario nella storia del calcio e dei campionati del mondo. Alcune prescindono anche dal valore della partita in sé, facendone un caposaldo trascendentale del mondo del pallone. Non devi necessariamente essere italiano o simpatizzante per amare l'urlo di Tardelli. Lo ami e basta.

Potresti rimanere per ore a vedere in loop la storica esultanza del centrocampista azzurro senza mai sentirti sopraffatto dalla noia e dall'abitudine. Non se ne può avere abbastanza della sua espressione così vera e travolta da un turbine di emozioni.

Sono passati già 40 anni da quell'esultanza eppure siamo ancora qui tutti a ricordarla con piacere. Sarà nostalgia, sarà emozione, sarà che resta una pietra miliare nella storia dei mondiali. Sono tante le esultanze tipiche che si sono succedute nella storia del calcio. Ma poche hanno questo valore trasversale, coinvolgente, incancellabile.


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