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Sentenza Juventus, le motivazioni della penalizzazione: cosa succede adesso

Sentenza Juventus, le motivazioni della penalizzazione: cosa succede adesso

La Corte di Appello della FIGC ha pubblicato le motivazioni circa la penalizzazione di 15 punti inflitta alla Juventus: ecco cosa succede adesso per i bianconeri

A dieci giorni esatti dalla penalizzazione di 15 punti nei confronti della Juventus (di cui avevamo parlato meglio qui), sono arrivate le motivazioni della Corte di Appello della FIGC circa la penalizzazione inflitta al club bianconero. Un ruolo fondamentale nella pena così aspra hanno giocato le intercettazioni dei dirigenti della Vecchia Signora. Come appreso dall'Ansa le motivazioni sono state pubblicate ufficialmente nel primo pomeriggio.

Corte di Appello della FIGC, le motivazioni della penalizzazione alla Juventus

Di seguito alcuni estratti del comunicato di 36 pagine pubblicato dalla Corte di Appello della FIGC:È indiscutibile che il quadro fattuale determinato dalla documentazione trasmessa dalla Procura della Repubblica di Torino alla Procura federale, e da questa riversata a sostegno della revocazione, non era conosciuto dalla Corte federale al momento della decisione revocata e, ove conosciuto, avrebbe determinato per certo una diversa decisione. Esattamente secondo quanto previsto dall’art. 63, comma 1, lett. d), CGS. E si tratta di un quadro fattuale sostenuto da una impressionante mole di documentazione probatoria. Vista la documentazione proveniente dai dirigenti del club con valenza confessoria e dai relativi manoscritti, le intercettazioni inequivoche e le ulteriori evidenze relative a interventi di nascondimento di documentazione o addirittura manipolatori delle fatture. Ma oggi è esattamente un tale quadro fattuale ad essere radicalmente mutato. Il fatto nuovo che prima non era noto è proprio l’avvenuto disvelamento della intenzionalità sottostante all’alterazione delle operazioni di trasferimento e dei relativi valori. Il fatto nuovo – come è stato efficacemente sottolineato dalla Procura federale – è l’assenza di un qualunque metodo di valutazione delle operazioni di scambio e, invece, la presenza di un sistema fraudolento in partenza (quanto meno sul piano sportivo) che la Corte federale non aveva potuto conoscere e alla luce del quale la decisione deve essere diversa da quella qui revocata. Rilevanti le operazioni di nascondimento operate da alcuni dirigenti della FC Juventus S.p.A. che si sono spinte sino ad intervenire correggendo “a penna” le fatture ricevute dalla controparte per non far emergere la natura permutativa dell’operazione completa. Eclatante il caso dello scambio dei calciatori Akè e Tongya tra la FC Juventus S.p.A. e l’Olympique De Marseille. L’operazione, apparentemente costruita con contratti indipendenti, è in realtà un vero e proprio scambio e viene così qualificato dalle mail interne: “scambiamo Tongya con Akè, entrambi trasferimenti definitivi identici” . E alla richiesta se “dobbiamo condizionarli l’uno all’altro?” la risposta è “li abbiamo condizionati l’uno all’altro”. Ed ancora sul libro nero di Fabio Paratici: “Costituisce un elemento oggettivo non equivocabile. Tanto più tenuto conto della circostanza (e vi si tornerà oltre più diffusamente) che scopo del processo sportivo non è, evidentemente, inferire la consumazione di eventuali fattispecie di illecito a carattere penalistico. Oggetto di giudizio è solo la violazione delle norme sportive: nello specifico, dell’art. 4, comma 1 e dell’art. 31, comma 1. Rilevantissime sono poi le intercettazioni telefoniche o ambientali (e le acquisizioni documentali) citate dalla Procura federale“.

Juventus, cosa succede adesso

Adesso alla Juventus rimane una sola cosa da fare, fare ricorso presso il collegio di garanzia dello sport del CONI, presieduto da Gabriella Palmieri Sandulli. Collegio di garanzia che deciderà sulla legittimità e non sul merito della sentenza. Quindi nel caso in cui dovesse essere stabilita la legittimità della sentenza, i bianconeri si ritroverebbero una bella montagna da scalare per raggiungere nuovamente le zone europee della classifica. In questo caso la Juventus, stando a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, proverà ad incentrare il ricorso sulla violazione del tempo massimo (che era di 30 giorni) per la revocazione e la riapertura del processo dopo l'assoluzione dell'aprile del 2022. Inoltre la tesi verterà anche sulla declinazione dell'articolo 4, in merito alla slealtà. Procura e giudici lo hanno tirato in ballo in base alla contestazione dell’articolo 6 che prevede il coinvolgimento delle società in caso di responsabilità dei suoi dirigenti rappresentanti legali. L’articolo 4 in questione non è stato però contestato direttamente al club, quindi la condanna verte su di un profilo del Codice che non era stato contestato in sede di deferimento.


Giuseppe Patti

Classe '96, siciliano. Innamorato delle statistiche, forse tanto quanto del calcio. Appassionato di cinema e serie tv, oltre che di tutto quello che ha a che fare con numeri e record.

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