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“City o Inter? La più forte è un’altra e gioca in Italia!”: le rivelazioni dell’ex stella brasiliana

“City o Inter? La più forte è un’altra e gioca in Italia!”: le rivelazioni dell’ex stella brasiliana
Iconsport / PA Images

In Italia lo ricordiamo tutti come “Il Profeta“: nato a Recife il 29 maggio del 1985, Hernanes fece innamorare i tifosi della Lazio prima delle esperienze meno fortunate con Inter e Juventus. Oggi vive a Torino, dopo essersi ritirato dal calcio giocato nel 2022. Una carriera fatta di alti e bassi, ma il brasiliano non rimpiange nulla del suo percorso in Italia e non solo.

L'ex centrocampista ha rilasciato un'intervista a Premier League Brasil: nelle sue dichiarazioni, ovviamente, non mancano diversi riferimenti all'Italia e alle sue ex squadre. Di seguito un estratto delle sue parole, mentre l'intervista completa è reperibile a questo link.

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Hernanes a tutto tondo: “All'Inter volevo restare per 10 anni. Lazio? Ho capito che non avrei potuto vincere”

Nonostante le origini siano al 100% brasiliane, Hernanes vive ormai stabilmente in Italia: “Sono venuto a vivere qui per i miei figli. Sono rimasti qui quando sono andato in Cina e in Brasile nel 2017. Quando mi sono ritirato, loro erano qui. Ho anche delle attività qui intorno e ho deciso di rimanere a Torino. In Italia sto bene ovunque, la gente è molto fanatica del calcio, mi ha sempre trattato molto bene”.

Passando al calcio, il Profeta dice la sua sulla finale di Champions League tra Manchester City ed Inter, dove ha giocato tra il 2014 e il 2015: “Credo che il City sia decisamente favorito. Io tifo per l'Inter, per i miei amici, ex colleghi di lavoro e collaboratori, ma credo che il Manchester sia molto più favorito. L'unica cosa è che quando si va a giocare una partita del genere quel favoritismo esagerato può avere un effetto contrario, pensare di aver già vinto. Il calcio non perdona: se non si entra in campo concentrati e con una mentalità corretta, si viene sorpresi. Quindi bisogna stare attenti all'aspetto emotivo di una partita di questa portata, che è sempre pericoloso. Tecnicamente però il City ha molte più possibilità di vincere. L'Inter? Sono ancora in contatto con alcuni compagni di squadra. Dei giocatori di quando ero lì ci sono ancora Brozovic, Handanovic, D'Ambrosio, Dimarco. Ma anche con i collaboratori e i dirigenti”.

Sul Napoli campione d'Italia, invece, il brasiliano si esprime così: “Il Napoli è stato un po' sfortunato in Champions perché Osimhen si è infortunato prima della partita contro il Milan. Pur essendo una squadra equilibrata Osimhen ha fatto la differenza, è il punto di riferimento. Quando il Napoli aveva la rosa al completo preferivo vedere loro che il Barcellona di Guardiola. Era un calcio tecnico ma verticale, senza tanti giochi di gambe e passaggi. Al Barcellona era molto tiki-taka e non mi piaceva tanto. Il Napoli ha un calcio perfetto. Tra Napoli e City? Non saprei, anche a Manchester sono molto tecnici, ma è diverso. De Bruyne stesso è uno che trova il passaggio verticale davanti, dà velocità alla squadra. Rodri è alto a centrocampo, è una composizione fisica diversa. Haaland è una freccia davanti e fa sì che la squadra non giochi tanto di lato”.

La prima squadra di Hernanes in Italia fu la Lazio, con cui ha segnato 33 in 118 presenze tra il 2010 e il 2014: “Quando sono arrivato alla Lazio non ho capito bene la loro mentalità. Loro pensavano così: prima pensa a non subire gol. Poi, se si segna, si vince. Al San Paolo giocavo più in difesa, ma alla Lazio sono diventato quasi un secondo attaccante. Una mezzapunta, come mi chiamano loro. È stato il contrario di quello che ho imparato. A Roma il mio periodo migliore? No, anche se ho fatto molto bene alla Lazio il mio apice è stato al San Paolo nel 2017“.

Ancora Lazio nelle parole di Hernanes: “È stato il club dove sono stato di più in Italia, ho segnato più gol e ho avuto più contatto con i tifosi. Questo coinvolgimento è stato il più importante. Vincere la Coppa Italia contro la Roma, all'Olimpico, è stata una delle emozioni più incredibili della mia carriera. Ma in Italia sono state tre esperienze bellissime. Addio? Dopo la vittoria della Coppa Italia ho capito che potevo provare di tutto, ma non potevo giocare la Champions League o diventare campione d'Italia con la Lazio. Oggi è ancora molto più forte e strutturata. All'epoca avevo l'ambizione di vincere altri trofei“.

Il brasiliano è stato compagno di squadra di Lionel Scaloni, diventato pochi mesi fa campione del mondo con l'Argentina da allenatore: “Ripensandoci ora, è logico che sarebbe diventato un allenatore. Era già alla fine della sua carriera, ma ha sempre avuto voce in capitolo nella squadra, ha sempre avuto un'opinione, ha sempre partecipato attivamente alla parte strategica. Quando ha preso in mano la nazionale argentina, mi è sembrato logico… mi spronava quando giocavo male, quindi aveva già il profilo di un allenatore“.

Dopo la Lazio, il periodo in nerazzurro: “Quando sono arrivato all'Inter avevo l'obiettivo di restarci per 10 anni. Volevo finire la mia carriera lì. Ero in uno dei 10 club più forti al mondo. Ma era un periodo di transizione e non è andata come mi aspettavo. Oggi invece hanno continuità nel lavoro, ricordo che quando sono arrivato lì il centro sportivo era in fase di ristrutturazione, ma oggi ha già una struttura di alto livello. Se non si investe nella struttura e si vogliono ingaggiare grandi giocatori, si finisce per essere incoerenti. La struttura è di fondamentale importanza. È il primo passo. Poi la materia prima, il mantenimento dei giocatori. Quando si riesce a mantenerla nel tempo, si inizia a essere competitivi. Si va in Champions League, si lotta per i titoli, questa è la strada. Loro l'hanno fatto. Chi giocherebbe in Premier tra Lautaro e Barella? Vedo il Toro più pronto. Barella mi piace molto, penso che sia un ottimo giocatore, ma in Premier League devi avere più struttura fisica, massa muscolare, e lui è un po' leggero. Barella è in forma, ma Lautaro è più pronto”.

Sulla Juve, invece: “La Juventus aveva un'ottima struttura, ma soprattutto un potere d'acquisto molto maggiore degli altri. All'epoca acquistarono Higuain, il giocatore più importante del Napoli. Avevano l'egemonia perché ingaggiavano i migliori giocatori delle contendenti. Nel triangolo che consolida le basi del successo di un club – materia prima, ambiente e intelligenza gestionale – la Juventus aveva tutto con i migliori giocatori. In Italia è stata la migliore struttura che ho trovato“.

Dopo il ritiro, per Hernanes è tempo di pensare al futuro: “Per ora mi concentro sulle mie attività. A metà anno seguirò un corso per allenatori della FIGC, per imparare qualcosa di più. Ma se tutto va bene negli affari non voglio fare l'allenatore. Ma nessuno sa cosa succederà domani. Nel calcio c'è sempre qualcosa da fare. Mi è piaciuto anche fare il commentatore. Se è mancato qualcosa nella mia carriera? Certo, mi sarebbe piaciuto vincere di più, ma quando si matura si capisce che il più grande risultato che si può ottenere è quello di aver dato tutto per ottenere ciò che si voleva e in cui si credeva. Vincere e avere successo è molto complesso e nessuno può garantirlo. Bisogna dedicare la propria anima e la propria energia vitale, e io l'ho fatto. Dobbiamo sognare in grande: puntare al sole e se lo manchi, sarai comunque tra le stelle. È quello che è successo a me. Ho puntato il più in alto possibile, ho sognato i sogni più grandi. Alcuni non li ho realizzati, ma ero comunque tra le stelle“.

Hernanes: “Neymar o Ronaldinho? Vi svelo il mio preferito”

Alla domanda sul miglior giocatore con cui abbia mai giocato, Hernanes risponde così: ” Il migliore è stato Neymar, ma il più speciale è stato Ronaldinho. Il miglior avversario? Quando giocavo molto come centrocampista c'era Valdívia, del Palmeiras. Era molto fluido, abile, mi faceva riflettere molto quando giocavo contro di lui”.


Mattia Gigliano

Sud pontiniano, 24 anni, malato di calcio, fantacalcio e pallacanestro. Amo scrivere, raccontare, informare.. e il rumore dei tasti premuti freneticamente che scheggia il flusso di parole nella mia testa.

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