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Inter campione d’Italia, il pagellone dello scudetto: Dimarco boom, sorpresa Zielinski

Inter campione d’Italia, il pagellone dello scudetto: Dimarco boom, sorpresa Zielinski
IMAGO / Buzzi

Con tre giornate d’anticipo e con la finale di Coppa Italia contro la Lazio ancora da disputare, l’Inter di Cristian Chivu si è laureata campione d’Italia 2025/2026. Per i nerazzurri si tratta del 21° scudetto, a due anni dalla seconda stella conquistata alla fine del 2023/2024.

La vittoria del campionato non è mai stata realmente in discussione nella seconda metà di stagione. In parte per la crescita dell’Inter, che ha saputo reagire al momento di difficoltà conseguente all’eliminazione dalla Champions per opera dei norvegesi del Bodo Glimt, in parte per avversari che – alla lunga – hanno dimostrato mancanza di consistenza, al netto dei numerosissimi infortuni accusati dal Napoli campione uscente.

Sono tanti i protagonisti della cavalcata trionfale dell’Inter, da capitan Lautaro Martinez agli esterni Dimarco e Dumfries, passando per il metronomo Calhanoglu. Tuttavia ci sono anche calciatori che hanno deluso le aspettative. Vediamo insieme il pagellone dell’Inter campione d’Italia: i migliori della stagione, le rivelazioni, i sufficienti e le piccole delusioni della stagione che ha portato lo scudetto numero 21 in bacheca.

Inter campione d’Italia: il pagellone dello scudetto

dati alla 35^ giornata di serie A

I migliori

  • Federico Dimarco 9: con ancora tre giornate da disputare, l’esterno sinistro nerazzurro vanta una partecipazione a 23 gol (6 reti e 17 assist), la migliore del campionato davanti al proprio capitano Lautaro Martinez. In pratica ogni 3,5 gol dell’Inter, c’è lo zampino di un giocatore che, anche se da quinto, teoricamente farebbe l’esterno.
  • Lautaro Martinez 8,5: è vero che potrebbe essere il primo capocannoniere della storia della Serie A a 20 squadre al di sotto dei 20 gol (ma ha ancora 3 partite per provarci…). Ma limitare il peso specifico di questo calciatore nell’economia del gioco dell’Inter ai soli (e tanti!) gol sarebbe davvero ingeneroso. Lauti si sente quando c’è e si sente ancor di più quando manca, anche per carisma, determinazione e ferocia agonistica. Leader vero.
  • Hakan Calhanoglu 8,5: probabilmente non raggiungerà il record di 13 gol segnato nella stagione della stella, ma il suo contributo, al di là dei 9 gol e 4 assist messi a referto, è stato tangibile soprattutto quando qualche infortunio lo ha tenuto ai box e Chivu ha dovuto faticare per trovare le contromisure all’assenza del regista turco.
  • Marcus Thuram 8: un finale di stagione pazzesco fa sì che la sua valutazione torni ai livelli che gli competono. Per una lunga fase centrale della stagione, l’attaccante francese è parso svogliato, con poco piglio e poco incisivo. La primavera, però, ha risvegliato il suo istinto killer e, se l’Inter ha potuto anche fare a meno di capitan Lautaro, è stato anche e soprattutto per il ritrovato peso offensivo di Thuram.
  • Cristian Chivu 8: prima stagione alla guida dell’Inter e subito scudetto e – almeno – finale di Coppa Italia. Si sarebbe potuto fare meglio, sicuramente, in Champions, ma si sarebbe potuto fare decisamente peggio in generale. Chivu ha mostrato i muscoli quando sono serviti e ha avuto l’intelligenza di ricostruire una squadra ferita dalla finale di Champions persa male col PSG senza stravolgerne il quadro tattico, che funzionava davvero bene. Chapeau.
  • Denzel Dumfries 7,5: un guaio alla caviglia gli ha fatto perdere quasi 4 mesi di campionato. Per riuscire a incidere nel resto della stagione bisogna essere dei campioni veri: proprio come Dumfries, che Chivu non ha saputo sostituire. In parte per le alternative non all’altezza, ma soprattutto per il valore di questo giocatore dallo strapotere fisico e atletico per il livello attuale del nostro campionato.
  • Alessandro Bastoni 7: è un peccato che di lui si sia parlato praticamente solo dell’episodio legato all’espulsione di Kalulu – con esultanza post presunta simulazione nel derby d’Italia. Una sceneggiata sicuramente evitabile, ma da cui il difensore della nazionale è uscito mettendoci la faccia e scusandosi. Non macchi la sua dignità, né una stagione in cui, oltre al suo solido contributo difensivo, ha sostenuto la squadra con un gol e 4 assist.

Le rivelazioni

  • Piotr Zielinski 7,5: la stagione non esaltante di Mkhitaryan e qualche infortunio di Calhanoglu gli hanno concesso più spazio di quanto se ne potesse prevedere a inizio stagione. Lui lo ha sfruttato al meglio, facendo valere la sua versatilità tattica e la sua tecnica sublime. Per non parlare dei 6 gol e 2 assist messi a referto, tanta roba davvero.
  • Yann Bisseck 7: dei tre presunti titolari, con Akanji e Bastoni, era probabilmente quello più a rischio rotazioni. Invece questo possente difensore tedesco si è ritagliato uno spazio importante, aggiungendo anche un contributo piuttosto rilevante in termini di bonus. Tre gol e due assist, con ancora tre partite da disputare a cuor leggero.
  • Ange Yoan Bonny 7: sentiamo di dargli un voto positivo perché fare l’attaccante dietro due come Lautaro e Thuram e condividendo la panchina con Pio Esposito, ritenuto il miglior prospetto del calcio italiano per il ruolo, non deve essere affatto semplice. Con sole 9 partite nell’11 iniziale, lo score di 5 reti e 3 assist è al di là delle previsioni.

I sufficienti

  • Pio Esposito 6,5: il mezzo voto in meno nonostante un gol in più rispetto a Bonny è da leggersi soprattutto in chiave aspettative. Senza considerare che le partite di Esposito nell’11 iniziale siano state già 14 (più 19 da subentrato), lo score di 6 gol e 3 assist è, appunto, sufficiente. Resta la sensazione che questo giocatore abbia i mezzi per diventare importante, ma è più che lecito aspettarsi un bottino maggiore in una squadra che ha già superato gli 80 gol realizzati in questo campionato.
  • Manuel Akanji 6,5: esperienza e pragmatismo a disposizione della squadra. Il difensore ex City si è calato benissimo nella parte, offrendo un contributo di grande compattezza. Anche i due gol nel primo campionato di Serie A non sono affatto da scartare.
  • Nicolò Barella 6,5: le statistiche alla fine parlano di 3 gol e 9 assist. Insomma, roba che a centrocampo vorrebbero tutte le squadre di Serie A. Tuttavia, per una larga parte della stagione il rendimento di Barella è stato molto al di sotto delle aspettative: scarico, senza mordente, apparso in un calo irreversibile. Il finale di stagione fa ben sperare per l’anno prossimo, ma il voto non può essere superiore.
  • Enrikh Mkhitaryan 6: passerella d’addio con qualche picco e molte ombre. A 37 anni, “Miki” è pronto all’addio all’Inter, ma forse non ancora al calcio che conta. Tre gol e un assist per lui nell’ultimo campionato in nerazzurro.
  • Carlos Augusto 6: essere l’alter ego del miglior esterno di questo campionato per distacco, deve essere un ruolo particolarmente scomodo. Utilizzato anche come braccetto in sostituzione di Bastoni, la sua è stata una stagione senza lode e senza infamia, ma con un gol e un assist agli annali.
  • Petar Sucic 6: si sono visti picchi di potenziale giocatore da crack alternati a lunghi momenti di nulla. Ci si aspettava certamente un rendimento più concreto e un utilizzo più costante, ma le potenzialità da top restano intatte: da rivedere l’anno prossimo.

Le delusioni

  • Francesco Acerbi 5,5: le primavere passano e lasciano il segno anche sugli incrollabili. Sparito sostanzialmente dalle rotazioni del 2026, Acerbi è pronto a salutare la squadra in cui ha vissuto una seconda e vigorosa giovinezza.
  • Yann Sommer 5,5: ci sono due dati che stridono terribilmente nella stagione di Sommer. Il primo riguarda i clean sheet: sono 15, solo Butez, con 16, ne ha registrati di più. Il secondo è la media voto: la peggiore del listone tra i portieri titolari. Insomma, fondendo i due dati ne esce fuori un quadro che spiega perché, una delle priorità di mercato dell’Inter del futuro, riguarda il ruolo del portiere.
  • Andy Diouf 5,5: si è visto davvero poco, e per quel poco che si è visto, i 20 milioni spesi non sono stati lontanamente giustificati. Chivu ha faticato a trovargli una collocazione nonostante la sua versatilità, col beneficio del dubbio gli concediamo un’altra stagione di valutazione.
  • Davide Frattesi 5: ad essere catastrofisti, si potrebbe parlare di giocatore perso. Volendo essere più misurati, è un giocatore da ritrovare. Di fatto le occasioni le ha avute (21 presenze, oltre 500 minuti) ma non è mai riuscito a lasciare il segno. Rischia di chiudere a zero gol per la prima volta dall’esordio in A.
  • Luis Henrique 5: sostituire Dumfries non è roba per tutti. Farlo male come lo ha fatto questo esterno brasiliano, arrivato con le intenzioni di mostrare le sue qualità, nemmeno. Nonostante un gol e due assist a referto, l’Inter dovrà intervenire sulla fascia destra per alzare il valore in campo internazionale.

I senza voto

Alcuni giocatori sono stati impiegati troppo poco per ricevere una valutazione. Di certo, il fatto di essere rimasti fuori dalle rotazioni non depone a loro favore. Si tratta di: Josip Martinez, Matteo Darmian, Stefan De Vrij.


Fabio Larosa

Giornalista professionista, co-fondatore e direttore di calciodangolo, ma niente di serio. Ho pubblicato il mio primo articolo su un giornale quando avevo 19 anni, ma non mi piace contare quanti ne siano passati. Il mio motto é:

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