Dopo una stagione chiusa nel peggiore dei modi, il Milan prova a ripartire. La sconfitta di San Siro contro il Cagliari già salvo all’ultima giornata è costata ai rossoneri la qualificazione alla prossima Champions League, facendo esplodere una crisi che covava da settimane e portando all’esonero di Massimiliano Allegri.
Ora il club è chiamato a una vera e propria rifondazione. Sul mercato incombono le situazioni di Rafael Leao e Christian Pulisic, due dei giocatori più rappresentativi della rosa, mentre la dirigenza è alla ricerca di un allenatore capace di restituire identità e prospettiva al progetto tecnico.
Dopo il rifiuto di Ralf Rangnick, il nome che nelle ultime ore sembra aver preso nettamente quota è quello di Rúben Amorim. La scelta non è ancora ufficiale, ma la sensazione è che il Milan abbia individuato nel tecnico portoghese il profilo ideale per aprire un nuovo ciclo. Ma chi è davvero Amorim e come gioca l’allenatore che potrebbe raccogliere l’eredità di Allegri?
Chi è Rúben Amorim: il tecnico che ha riportato lo Sporting al vertice
Classe 1985, nato a Lisbona, Amorim ha avuto una discreta carriera da calciatore prima di affermarsi come allenatore. Da centrocampista ha vestito soprattutto la maglia del Benfica, vincendo tre campionati portoghesi e conquistando anche 14 presenze con la nazionale lusitana.
La svolta arriva però in panchina. Dopo le prime esperienze con Casa Pia e Braga, dove conquista una Coppa di Lega, nel marzo del 2020 viene scelto dallo Sporting Lisbona, che investe circa 10 milioni di euro per liberarlo dal Braga: una cifra enorme per il calcio portoghese.
La scommessa si rivela vincente. Nel 2020-21 conduce lo Sporting alla conquista del campionato dopo diciannove anni di attesa, riportando il club ai vertici del calcio portoghese. Non sarà un exploit isolato: nel 2023-24 arriva infatti un secondo titolo nazionale, accompagnato da un calcio moderno, aggressivo e spettacolare che gli vale la reputazione di uno dei migliori allenatori emergenti d’Europa.
L’esperienza successiva al Manchester United, terminata con un esonero a gennaio scorso, non ha avuto lo stesso successo, ma in molti ritengono che un anno difficile in uno dei contesti più complicati del calcio europeo non possa cancellare quanto costruito in Portogallo.
Come gioca Amorim: il modulo 3-4-2-1 tra possesso, pressing e verticalità
Il sistema di riferimento di Amorim è il 3-4-2-1, una struttura che negli anni allo Sporting è diventata il suo marchio di fabbrica.
A differenza di altri allenatori che utilizzano la difesa a tre per costruire un calcio più prudente, il tecnico portoghese interpreta questo sistema in maniera estremamente offensiva. Le sue squadre cercano il controllo della partita attraverso il possesso palla, ma senza rinunciare alla verticalità.
L’obiettivo è dominare il centro del campo, attirare la pressione avversaria e trovare rapidamente spazi tra le linee. In fase di costruzione il portiere partecipa attivamente alla manovra, mentre uno dei difensori può avanzare per creare superiorità numerica in mezzo al campo.
Gli esterni hanno un ruolo fondamentale. Devono garantire ampiezza costante e accompagnare l’azione per tutta la fascia, diventando spesso vere e proprie ali aggiunte quando la squadra attacca.
Pressing alto e recupero immediato del pallone
Se c’è una caratteristica che distingue il calcio di Amorim è l’aggressività senza palla.
Lo Sporting degli anni migliori era una squadra che pressava altissimo, cercando di recuperare il possesso il più rapidamente possibile. Gli attaccanti avevano il compito di indirizzare la costruzione avversaria verso l’esterno, mentre il resto della squadra saliva in maniera coordinata per soffocare le linee di passaggio.
Quando il pressing veniva superato, la squadra si ricompattava rapidamente in un 5-4-1 o in un 5-2-3 molto organizzato.
I numeri spiegano bene l’efficacia del sistema: nella stagione del primo scudetto portoghese lo Sporting subì appena 20 gol, mentre nell’annata del secondo titolo arrivò a segnare 96 reti in campionato.
La valorizzazione dei giovani: il motivo per cui il Milan lo segue
Uno degli aspetti che più affascinano i dirigenti rossoneri riguarda la capacità di Amorim di sviluppare il talento.
Sotto la sua guida sono cresciuti giocatori diventati protagonisti del calcio europeo come Nuno Mendes, Pedro Porro, Manuel Ugarte e Morten Hjulmand. Lo Sporting ha costruito una parte importante della propria crescita economica proprio grazie alle plusvalenze generate dai calciatori valorizzati durante la gestione Amorim.
In un momento storico in cui il Milan potrebbe essere costretto a rinnovare profondamente la rosa e a puntare ancora di più sulla crescita dei giovani, questo rappresenta un elemento particolarmente interessante.
Perché Amorim può essere l’uomo giusto per il nuovo Milan
La possibile scelta di Amorim racconta molto delle intenzioni del club. Dopo una stagione conclusa senza Champions League e con numerose incognite sul futuro della rosa, il Milan sembra voler ripartire da un allenatore giovane, ambizioso e con un’identità tattica molto definita.
Il tecnico portoghese propone un calcio propositivo, aggressivo e moderno, basato sul possesso palla e sul pressing alto. Un’idea diversa rispetto a quella vista nell’ultima stagione e che potrebbe rappresentare il punto di partenza per una nuova era rossonera.
L’accordo non è ancora ufficiale, ma dopo il no di Rangnick la candidatura di Amorim appare sempre più forte. E se davvero sarà lui a sedersi sulla panchina del Milan, il compito sarà chiaro fin dal primo giorno: ricostruire una squadra che ha perso la Champions all’ultima curva e riportarla il prima possibile tra le protagoniste del calcio italiano ed europeo.