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Serie A, quanti gol servono per fare punti? Il curioso caso di Roma e Lazio, appaiate in testa con un dato agli antipodi

Serie A, quanti gol servono per fare punti? Il curioso caso di Roma e Lazio, appaiate in testa con un dato agli antipodi
IMAGO / IPA SPORT


La Serie A 2026/27 ha appena tre giornate sul groppone, ma i numeri raccontano già storie affascinanti. Una su tutte: quanti gol servono per fare punti?

Per misurarlo abbiamo preso un indicatore semplice ma rivelatore: il rapporto punti per gol segnato (Pt/GF). Un numero che fotografa l’efficienza con cui ogni squadra trasforma la produzione offensiva in risultati concreti.

Una premessa doverosa: tre giornate su trentotto non fanno un verdetto. Il campione è piccolo, le tendenze fragili: basta una giornata storta o un risultato largo per ribaltare i rapporti. Ma proprio perché siamo all’inizio, certi squilibri saltano all’occhio con una nitidezza che il rumore di trenta partite finirebbe per sfumare. Prendiamoli per quello che sono: una fotografia di inizio stagione, non una sentenza.

Altra precisazione importante: un valore basso non è necessariamente un dato negativo. La Roma, per esempio, ha un rapporto di 0,90 punti per gol — tecnicamente sotto la soglia di 1 — ma il motivo è il più lusinghiero possibile: segna più di 3 gol a partita di media, e i punti disponibili per ogni vittoria restano comunque 3. Quando travolgi 4-0 la Fiorentina o espugni Lecce con lo stesso punteggio, il rapporto si abbassa per forza, ma nessun tifoso giallorosso si lamenterebbe mai di questo “problema”. Il dato diventa davvero interessante quando lo si confronta con chi, a parità di punti, arriva allo stesso risultato segnando molto meno.

Ed è qui che entra in scena la Lazio.

Roma e Lazio: stessi punti, stesso gol subito, mondi diversi in attacco

Il punto di partenza dell’analisi è proprio il derby della Capitale, anche se giocato sulle colonne di un foglio Excel più che sul prato dell’Olimpico. Roma e Lazio condividono la vetta della classifica a 9 punti (insieme all’Inter) e, dato ancora più sorprendente, hanno subito esattamente lo stesso numero di gol: 1. Ma la differenza in fase offensiva è abissale.

La Roma di Gasperini ha segnato 10 gol in 3 partite — il miglior attacco del campionato, trascinato dai 5 gol di Donyell Malen (capocannoniere della Serie A, con tanto di tripletta nel 4-0 alla Fiorentina all’esordio). Il suo rapporto è 0,90 Pt/GF: le servono 1,11 gol per ogni punto conquistato.

La Lazio di Gattuso ha segnato 4 gol in 3 partite — meno della metà. Ma il risultato è identico: 9 punti, punteggio pieno. Il suo rapporto è 2,25 Pt/GF: ogni gol vale più di due punti. Per fare un punto alla Lazio bastano 0,44 gol.

I risultati parlano chiaro. La Roma ha dominato: 4-0 alla Fiorentina, 4-0 al Lecce in trasferta, 2-1 all’Atalanta. La Lazio ha conquistato tre vittorie chirurgiche: 0-1 a Bologna, 1-0 al Genoa, 2-1 a Udine. E qui il dettaglio che completa il quadro: 3 dei 4 gol biancocelesti portano la firma di Davide Frattesi, sempre decisivo — il gol-vittoria a Bologna, quello al Genoa e la rete che ha aperto il match a Udine. Il quarto gol, quello che ha chiuso la partita contro l’Udinese, lo ha segnato Albert Gudmundsson, entrato proprio al posto di Frattesi. Se Malen è il motore dell’attacco giallorosso, Frattesi è il bisturi di quello biancoceleste: pochi gol, ma tutti pesantissimi. Mandas ha completato l’opera tenendo la porta inviolata in due partite su tre, con l’unico gol subito — quello dell’Udinese — ininfluente nel contesto di una gara già in controllo.

In soldoni: la Roma vince travolgendo, la Lazio vince col minimo indispensabile. La brillantezza della Roma è il suo attacco; quella della Lazio è che non ne ha bisogno.

La classifica dell’efficienza: chi rende di più per ogni gol segnato

Ecco il quadro completo dopo tre giornate, ordinato per punti per gol segnato:

Squadra GF GS Pt Pt/GF
Cagliari 2 1 6 3,00
Lazio 4 1 9 2,25
Juventus 4 1 7 1,75
Lecce 2 5 3 1,50
Atalanta 4 3 6 1,50
Milan 5 2 7 1,40
Inter 8 3 9 1,13
Como 7 3 7 1,00
Frosinone 6 3 6 1,00
Parma 1 4 1 1,00
Roma 10 1 9 0,90
Udinese 5 5 4 0,80
Sassuolo 5 5 4 0,80
Torino 4 5 3 0,75
Napoli 5 5 3 0,60
Bologna 2 4 1 0,50
Monza 4 8 1 0,25
Venezia 2 7 0 0,00
Genoa 1 7 0 0,00
Fiorentina 1 9 0 0,00

In cima alla classifica dell’efficienza non c’è la Lazio, ma il Cagliari: 3,00 punti per gol segnato, il massimo teorico per una squadra che non pareggia. I sardi hanno vinto entrambe le loro vittorie per 1-0 — a Parma e in casa col Lecce — e hanno perso l’unica partita senza segnare (0-1 contro l’Inter). Ogni singolo gol del Cagliari è stato un gol-partita: non esiste una versione più pura dell’efficienza.

Quattro gol, cinque destini: lo spettro che va da 9 punti a 1

Il dato più eloquente dell’intera analisi riguarda le cinque squadre che hanno segnato esattamente 4 gol. Stessa produzione offensiva, risultati agli antipodi:

Squadra GF GS Pt
Lazio 4 1 9
Juventus 4 1 7
Atalanta 4 3 6
Torino 4 5 3
Monza 4 8 1

Dalla Lazio in vetta con punteggio pieno al Monza in piena zona retrocessione con un solo punto: 8 punti di differenza a parità di gol segnati. La variabile è interamente difensiva: l’1 gol subito dalla Lazio contro gli 8 del Monza. La Juventus di Spalletti (2 clean sheet di Vicario) e l’Atalanta di Sarri seguono lo stesso schema, con il conto dei gol subiti che sale proporzionalmente al diminuire dei punti. Il Torino, con 5 gol incassati, si ferma a metà classifica, mentre il Monza è la dimostrazione vivente che segnare non basta se la difesa è un colabrodo.

Il messaggio è limpido: con 4 gol segnati puoi essere primo o diciassettesimo. È la difesa a decidere dove finisci.

Lo stesso schema si ripete con 2 gol segnati

Il pattern si conferma anche in fondo alla classifica offensiva. Quattro squadre hanno segnato appena 2 gol:

Squadra GF GS Pt
Cagliari 2 1 6
Lecce 2 5 3
Bologna 2 4 1
Venezia 2 7 0

Stesso attacco anemico, 6 punti di divario tra la prima e l’ultima. Il Cagliari, con un solo gol subito, converte i suoi 2 gol in 6 punti. Il Venezia, con 7 gol incassati, resta a zero. La difesa non è un dettaglio: è il moltiplicatore che trasforma anche un attacco modesto in punti reali.

I gol buttati: quando segnare non serve a nulla

C’è un altro modo per leggere il rapporto tra gol e punti: quanti gol finiscono nelle partite sbagliate? Il concetto di “gol buttati” — reti segnate in sconfitte — rivela chi spreca la propria produzione offensiva.

Il Monza è il caso più eclatante: 3 dei suoi 4 gol sono arrivati in sconfitte (1 nel 4-1 subito dall’Inter alla prima giornata, 2 nel 3-2 subito dall’Udinese alla seconda). Il 75% della produzione offensiva del Monza è stata inutile ai fini della classifica. L’unico gol “utile” è quello dell’1-1 col Parma alla terza giornata.

Il Napoli segue a ruota: 3 gol su 5 sono arrivati in sconfitte (1 nella rimonta subita dal Como al secondo turno, 2 in quella ancora più beffarda contro l’Inter). Il caso Inter-Napoli è emblematico: Politano e Højlund portano gli azzurri sul doppio vantaggio, poi Lautaro Martínez con una doppietta e Thuram completano il ribaltone. Il 60% dei gol del Napoli di Allegri è finito nel cestino.

In fondo alla classifica il dato diventa totale: Venezia, Genoa e Fiorentina hanno segnato il 100% dei propri gol in sconfitte. Ogni singola rete è stata inutile.

Al polo opposto, Lazio, Juventus e Cagliari hanno segnato zero gol nelle sconfitte. Le loro uniche sconfitte sono arrivate tutte per 0-1: silenzio in attacco nelle partite perse, e nelle partite in cui hanno segnato, sempre un risultato positivo. Ogni gol di queste tre squadre ha pesato sul referto.

L’anomalia Napoli: attacco da zona Europa, classifica da zona grigia

Il Napoli merita un approfondimento a sé. Ha segnato 5 gol — lo stesso bottino di Udinese e Sassuolo, che ne hanno 4 di punti — ma è fermo a 3. È l’unica squadra con almeno 5 gol segnati nella metà bassa della classifica. Il suo Pt/GF di 0,60 è il peggiore tra tutte le squadre che hanno vinto almeno una partita.

La prima giornata prometteva bene: 2-0 a Genova con una prestazione convincente. Ma le due sconfitte consecutive — la rimonta subita dal Como (1-2) e quella dall’Inter (2-3 dopo essere stati avanti 2-0) — hanno restituito l’immagine di una squadra che sa produrre occasioni e segnare, ma non sa difendere il vantaggio. Per il Napoli di Allegri il problema non è creare, ma proteggere.

E al fantacalcio? Qui l’efficienza non conta, contano i bonus

Fin qui abbiamo ragionato in termini di punti in classifica, dove segnare poco ma al momento giusto può valere quanto segnare tanto. Ma al fantacalcio la logica si ribalta completamente: quello che premia non è l’efficienza del singolo gol, ma il volume dei bonus. Ogni rete vale un +3, ogni assist un +1, e nessun modificatore al mondo distingue tra un gol decisivo e uno che arrotonda un 4-0. Al fantacalcio, il quarto gol della Roma al Lecce vale esattamente come l’1-0 della Lazio a Bologna.

Per questo, al di là di tutti i rapporti Pt/GF di cui abbiamo parlato, Donyell Malen resta la prima scelta senza discussione. Cinque gol in tre giornate — compresa una tripletta all’esordio — significano +15 di bonus individuali in sole tre partite, un rendimento che al fantacalcio si traduce in medie altissime e vittorie di giornata. Un attaccante inserito in un sistema che produce 10 gol in 3 partite è una macchina da bonus: anche quando non segna lui, la mole offensiva della Roma di Gasperini crea occasioni per assist e giocate che alzano il voto base.

Frattesi, dal canto suo, è l’esempio perfetto del centrocampista di rendimento: 3 gol in 3 partite significano +9 di bonus, con un costo d’asta quasi certamente inferiore a quello di Malen. Ma attenzione al rovescio della medaglia: la Lazio segna poco per definizione tattica, e se Frattesi dovesse attraversare un momento di flessione realizzativa, il sistema di Gattuso non offre la stessa rete di sicurezza offensiva di quello giallorosso. Se Malen non segna, la Roma segna comunque. Se Frattesi non segna, la Lazio rischia di non segnare affatto.

Il consiglio, in sintesi: l’efficienza premia in classifica, il volume premia al fantacalcio. Meglio un attaccante in una squadra che segna tre gol a partita — anche con un Pt/GF “basso” come la Roma — che uno in una squadra chirurgica dove ogni gol pesa tantissimo in campionato ma produce pochi bonus al fantacalcio.

Il verdetto dei numeri: in Serie A vince chi non subisce

Dopo tre giornate il campionato offre un messaggio chiaro, quasi brutale nella sua semplicità: la difesa conta più dell’attacco. Le tre squadre in vetta (Roma, Inter, Lazio) condividono i 9 punti ma incarnano modelli diversi. La Roma travolge, l’Inter segna e controlla, la Lazio soffoca. Eppure il dato che le unisce non è offensivo ma difensivo: nessuna delle tre ha subito più di 3 gol, e la Roma e la Lazio ne hanno incassato appena 1.

In basso, il Monza e il Napoli dimostrano che un attacco produttivo senza una difesa solida porta a poco. Il Monza ha segnato come la Lazio e il Torino, ma ha subito più di tutti. Il Napoli ha l’attacco di una squadra da zona Europa e la classifica di una da metà tavola.

Se questa Serie A dovesse confermare la tendenza dei primi tre turni, il messaggio per gli allenatori è chiaro: prima di pensare a come segnare, pensate a come non subire. Perché con 4 gol puoi conquistare 9 punti — o restare a 1. La differenza la fa tutto quello che succede dall’altra parte del campo.


Fabio Larosa

Giornalista professionista, co-fondatore e direttore di calciodangolo, ma niente di serio. Ho pubblicato il mio primo articolo su un giornale quando avevo 19 anni, ma non mi piace contare quanti ne siano passati. Il mio motto é:

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