Ben ritrovati amici nostalgici di questa rubrica quindicinale, una rassegna in cui andiamo a ripescare calciatori tra le più disparate personalità che hanno lasciato un segno – più o meno importante – nei nostri ricordi. Abbiamo percorso le carriere di Mastour, talento incredibile gettato al vento, passando per la storia di rivalsa di Macheda e arrivando alle invenzioni di Foquinha. Uno sguardo lo abbiamo dato anche al reality “Campioni il Sogno” a ai suoi protagonisti, abbiamo ricordato Maicosuel, rimpianto dell'Udinese così come abbiamo ripescato le gesta di Francesco Grandolfo vera e propria meteora con la maglia del Bari, prima di arrivare alle aspettative non rispettate di Elia ed Iturbe, per arrivare poi all'ultimo capitolo in cui abbiamo rimpianto il talento di Alexandre Pato. Nell'appuntamento di oggi, parleremo invece di un ragazzo che a livello giovanile ha vinto tutto e che, passato tra i professionisti non ha fatto la carriera che ci si aspettava: Samuele Longo.
Per contestualizzare la nostra storia al meglio, dobbiamo tornare indietro di circa 13 anni. L'Inter di Josè Mourinho, si appresta a vincere tutto. Tra le fila dei nerazzurri, ci sono calciatori come Maicon, Zanetti, Cambiasso, Eto'o e Milito, giusto per citarne qualcuno. Intanto nella squadra Primavera, cresce un attaccante molto interessante, ha 17 anni e si chiama Samuele Longo. Immaginate cosa potesse essere per un ragazzo, vivere da vicino gli allenamenti della squadra che dominava il mondo calcistico. Così Samuele ha la possibilità di crescere e di trascinare i suoi compagni più giovani, tanto che i ragazzi di Stramaccioni – all'epoca allenatore della Primavera – due stagioni dopo il “Triplete” emulano i compagni più grandi. Campionato e Next Gen Series – l'antenata della Youth League – portate a casa, quest'ultima proprio grazie ad un gol di Longo contro l'Ajax, in una cavalcata impressionante che convince i dirigenti dell'Inter a promuovere Stramaccioni ad allenatore della prima squadra. I pianeti per Longo sembrano allineati: quello che è stato il suo mentore è ormai l'allenatore dell'Inter e lo porterà con se ad esordire e a diventare grande nell'Inter.
In effetti è quello che succede. Longo viene stabilmente portato in panchina nell'Inter e fa il suo esordio in Serie A contro la Lazio allo stadio Olimpico il 13 maggio 2012. Sarà la sua unica presenza con la maglia nerazzurra. Dopo questa stagione, infatti, inizia una carriera molto diversa da quello che Longo poteva aspettarsi. Una girandola di prestiti che inizia in Catalogna con l'Espanyol, che gli regala la possibilità di giocare in Liga, dove segna 3 gol. Questi saranno gli ultimi palloni depositati in rete da Longo fino al 2016, quando, dopo essere transitato da Verona, Rayo Vallecano, Cagliari e Frosinone riesce a trovare il suo posto nel mondo a Girona. Gli spagnoli cercano la prima storica promozione in Liga spagnola e Longo dà una grossa mano a tramutare il sogno dei tifosi in realtà, mettendo a segno ben 14 gol nelle 37 presenze stagionali.
Il contratto con l'Inter è lungo e addirittura viene rinnovato fino al 2020. Ma i nerazzurri non possono dargli spazio e i prestiti tra Italia ed Europa continuano. Dopo la parentesi positiva con il Girona, arrivano il Tenerife, – ancora una stagione in doppia cifra in Spagna in Segunda Division – Huesca, Cremonese, Deportivo La Coruna e Venezia, esperienze che durano al massimo una stagione. Dopo 9 stagioni con la valigia sempre in mano, Longo viene ceduto nel 2020 a titolo definitivo al Vicenza per 400 mila euro, squadra con cui firma un triennale. A ormai 28 anni lascia quella che per lui è stata una casa troppo ingombrante da gestire da solo, quell'Inter che lo aveva illuso e che mai ha creduto davvero nelle sue potenzialità.
Anche con il Vicenza, la valigia rimane chiusa per poco: viene mandato in Serie C, in prestito a Modena dove ottiene un'altra promozione. Attualmente, sempre di proprietà dei biancorossi, dall'estate 2022 veste la maglia del Dordrecht in quella che è la serie B olandese in quella che è la sua quindicesima casacca diversa in carriera.
Longo, è uno dei giocatori con la più lunga militanza dell'Inter dell'intera storia del club, 9 stagioni con una sola presenza all'attivo. Quando parla dei nereazzurri, dalle sue parole traspare tristezza ma nessun'alibi. Errori fatti per la giovane età e la voglia di spaccare subito il mondo. “Quando andavo in prestito in una squadra, se non sfondavo subito chiedevo all'Inter di riportarmi a Milano e trovarmi un'altra squadra”, dice di se stesso facendo trasparire un‘impazienza di arrivare al successo che probabilmente è stata anche la sua condanna.
La storia di Longo, ci dà la possibilità di far luce su un dato che può sembrare insignificante ma ci ha colpito molto. Tre anni dopo la finale delle Next Gen Series 2011-12 tra Inter e Ajax tra i 22 protagonisti in campo, gli undici dell'Inter avevano collezionato 11 presenze in prima squadra – cinque non hanno mai esordito – mentre i loro pari età olandesi contavano 288 apparizioni con la maglia dei lanceri. Una differenza abissale, ma soprattutto un modus operandi che ha permesso ai ragazzi dell'Ajax di fare una carriera dignitosa e come è successo a tre di loro anche di vestire la maglia della Nazionale Orange. Lungi da noi far discorsi populisti e senza basi solide sulla gestione dei giovani in Italia, visto che come è ben noto l'Ajax è una società che da sempre lavora sui giovani soprattutto per far cassa. Al contrario di quello che succede nel nostro paese dove le big del calcio italiano, sono spesso costrette a puntare su degli instant team per raggiungere sempre risultati sportivi all'altezza del loro blasone.